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La fuga dagli assassini di Norma e il riscatto grazie ad ago e filo

Erminia Dionis, amica d’infanzia della Cossetto, nel 1946 scappò da Visinada a Trieste. E qui da decenni crea abiti da sogno con l’aiuto di apprendisti speciali

TRIESTE Una lunga storia di sacrificio e dedizione al lavoro, un impegno ventennale nel volontariato, e una vicenda personale travagliata segnata dalla violenza della seconda guerra mondiale e dal dramma dell’esodo. C’è questo e molto altro nella vita di Erminia Dionis Bernobi, classe 1946, che proprio oggi festeggerà i suoi 87 e domani riceverà in Municipio la medaglia bronzea assegnatale dal Comune in segno di riconoscenza per l’impegno profuso nel sociale. Costretta a fuggire dal suo paese di nascita in Istria, Visinada, nel 1946, per aver identificato uno degli assassini dell’amica di infanzia Norma Cossetto, Erminia ha poi avviato con successo una sartoria, che tuttora gestisce e dove da due decenni ospita persone con difficoltà. «Sono fiera e orgogliosa di aver aderito al progetto dell’assessorato alle Politiche sociali del Comune, che riguarda l’inserimento lavorativo di diversamente abili, che con me confezionano abiti e lavorano tessuti ogni giorno. Mi regalano grande affetto e spero di contribuire alla loro crescita, a dar loro un sostegno nel percorso che affrontano. Lo faccio da tanto tempo, sempre con grande gioia».

Da sinistra Erminia Dionis insieme a...
Da sinistra Erminia Dionis insieme a tre giovanissime colleghe


Aiutare gli altri le serve anche a superare, per quanto possibile, le tante sofferenze patite fin da giovanissima. Nel suo laboratorio di Roiano Erminia è ancora in piena attività perché quel lavoro, iniziato quando era ancora una bambina e che svolge con infinita passione, è stata un’ancora di salvezza nel tempo. Rimasta orfana di padre a sei anni, con tre sorelle e una mamma impegnata come bidella, decide ben presto di trovare il modo per contribuire al sostentamento della famiglia. «Dopo la scuola andavo da un sarto - racconta -. Facevo piccole commissioni, sistemavo la bottega e ho iniziato ad amare il taglio e il cucito. Ero proprio lì quando il 24 agosto del 1946 è entrato un uomo. Era uno degli aguzzini di Norma Cossetto, che io conoscevo bene, era più di un’amica, era una di famiglia. L’uomo, ubriaco, si era messo a raccontare le torture inflitte alla poverina, comportamenti terribili, che non posso dimenticare. Ero talmente sconvolta che mi sono avvicinata e gli ho sputato indignata. Senza pensare al pericolo, al rischio successivo, ho agito d’istinto, per la rabbia e dolore».

Norma Cossetto
Norma Cossetto


Dopo quanto successo, Erminia corre a casa disperata e nel paese inizia a circolare la voce di quello che è successo. «Per evitare minacce, ritorsioni e vendette nei confronti miei e della mia famiglia sono stata costretta a lasciare tutto, tra le lacrime. Quella stessa notte, camminando per ore tra sentieri, strade sterrate, al buio, con la paura e il dolore, sono stata portata a Trieste. Un percorso distruttivo, tanto che ho consumato tutte le scarpe e i miei piedi hanno iniziato a sanguinare».

Arrivata in città Erminia è salva ma è senza documenti ufficiali. All’inizio non ha né una sistemazione definitiva né un lavoro. Poi, a 16 anni, la svolta con l’inizio di un periodo di apprendistato in una sartoria e, nel 1952, le nozze con il compaesano Lino Bernobi, cugino proprio dell’amica Norma Cossetto. È in quell’anno che Erminia avvia la sua prima sartoria, e la foto è ancora affissa sul muro del suo laboratorio. Ma è tutto l’ambiente di via Tor San Piero a conservare pezzi di storia del passato, tra quadri, modelli di abiti, macchine da cucire del 1952, del 1968 e del 1970 perfettamente funzionanti, che vengono utilizzate tuttora.

Norma Cossetto
Norma Cossetto


La signora si siede e cuce, mostra con attenzione come si creano punti, asole e come si compongono modelli originali. Alle pareti le immagini delle sfilate con le sue collezioni, il volto di una Miss mondo alla quale ha cucito uno splendido abito da sera, e poi benemerenze, attestati, diplomi e tante testimonianze a ricordo del grande impegno profuso nella professione e nel volontariato. «Nell’ambito dell’Associazione artigiani faccio parte del Comitato donne imprenditrici e sono presidente del Fondo Assistenza Luigi Cristiani, che sostiene colleghi artigiani anziani in difficoltà, anche economiche, organizzando iniziative di solidarietà soprattutto in occasione del Natale. Sono molto contenta anche di aver ricevuto la benemerenza di Cavaliere della Repubblica - dice - e, oltre al progetto che riguarda i disabili insieme al Comune, ho fornito per tanti anni anche supporto esterno come insegnante nel progetto “Vestire un’idea tessile” organizzato al Nordio di Trieste e in vari altri corsi».

Nel 2000 ha anche allestito una mostra personale nel Palazzo della Posta Centrale, dove ha presentato le sue migliori creazioni di abiti da sposa, una sua “specialità”, proseguita con successo per trent’anni.

Una carriera vivace e intensa la sua, che scorre nelle tante foto in cui è ritratta tra fili, aghi e macchinari, in epoche e scenari diversi, con tante gratificazioni, ma ancora con qualche progetto da sviluppare. «La mia vita è stata dura, ma alla fine sono stata fortunata. Così non è stato per Norma, che non smetto di ricordare. Mi commuovo spesso quando ci sono cerimonie o quando si racconta la sua storia. I miei ricordi sono impressi in modo indelebile, nitidi nonostante i tanti anni passati. Come il funerale, quando tutti noi ragazzi abbiamo portato i fiori, pur essendo giovani avevamo capito tutto, era ed è ancora difficile accettare quello che le hanno fatto. C’è un sogno importante che vorrei ancora realizzare: creare un’associazione nelle comunità istriane che porti il nome di Norma, in modo che anche in futuro non si dimentichi mai ciò che è successo».
 

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