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«Trieste come il Pireo: Pechino investe sul porto»

Il Forum sulla Belt and road a Trieste con la delegazione economica cinese (foto Massimo Silvano)

Parla il consigliere economico dell'Ambasciata Xu Xiaofeng: «Molte nostre imprese conoscono già le potenzialità del punto franco. Opportunità altamente strategica»

TRIESTE. «Il forte investimento che abbiamo fatto sul porto greco del Pireo non va a inficiare i nostri progetti sullo scalo di Trieste perché è direttamente a Trieste che dovrà arrivare una buona fetta delle merci della nuova Via della seta. E ciò nonostante il volume di traffici sul Pireo stia crescendo rapidamente». In questo modo Xu Xiaofeng, ministro consigliere dell’Ambasciata della Repubblica popolare cinese in Italia ha riaffermato ieri l’intenzione da parte di Pechino di utilizzare ...

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TRIESTE. «Il forte investimento che abbiamo fatto sul porto greco del Pireo non va a inficiare i nostri progetti sullo scalo di Trieste perché è direttamente a Trieste che dovrà arrivare una buona fetta delle merci della nuova Via della seta. E ciò nonostante il volume di traffici sul Pireo stia crescendo rapidamente». In questo modo Xu Xiaofeng, ministro consigliere dell’Ambasciata della Repubblica popolare cinese in Italia ha riaffermato ieri l’intenzione da parte di Pechino di utilizzare le strutture logistiche di Trieste e dell’intera regione come uno dei principali gate d’ingresso delle merci cinesi in Europa. Lo ha fatto al termine del Forum sulla Belt and road con focus sul Friuli Venezia Giulia quale partner strategico per le relazioni economiche Europa-Cina che si è svolto nel palazzo della Regione di piazza Unità. «Da parte nostra – ha specificato Xu Xiaofeng – c’è la precisa volontà di aprire una collaborazione totale con la regione Friuli Venezia Giulia e all’interno di questa certamente il porto di Trieste svolge il ruolo più importante. Sappiamo che in questi ultimi anni il vostro governo regionale ha fatto tante visite nel nostro Paese e posso dire che di conseguenza sempre più aziende cinesi conoscono questo porto e le sue prospettive di sviluppo. Credo che presto arriveranno risultati sostanziosi».

Il futuro sembra tanto più in discesa se si pensa che l’interesse da parte cinese si è manifestato ancor prima che venissero esplicitati i vantaggi della Free zone che, caso pressoché unico in Europa, permette oltre che il traffico anche la manipolazione delle merci in regime doganale agevolato. «Finora buona parte delle aziende e delle istituzioni cinesi – ha specificato infatti il ministro consigliere dell’Ambasciata cinese – hanno conosciuto Trieste semplicemente come porto commerciale. Noi stessi abbiamo appreso dell’esistenza della Free zone appena l’anno scorso quando abbiamo fatto un’accurata visita al vostro scalo. Man mano che la nostra conoscenza reciproca si fa più profonda, sempre più aziende si renderanno conto che questa Zona franca costituisce un’opportunità altamente strategica di collaborazione». Nel corso del convegno, in evidente polemica con la politica dei dazi avviata dal presidente statunitense Trump, Xu Xiafeng, aveva affermato che «la Cina è impegnata a costruire un’economia mondiale aperta che considera l’Italia cuore del Mediterraneo e il Friuli Venezia Giulia una delle più importanti regioni italiane». Allo sviluppo della collaborazione tra Cina e Friuli Venezia Giulia collaborerà anche l’Unido, organismo delle Nazioni unite, come ha assicurato Gong Weixi, senior coordinator for South-South and triangular industrial cooperation. «Lungo la nuova Via della seta – ha rivelato Zhang Gang direttore generale del China council for the promotion of international trade – sono stati selezionati 900 progetti infrastrutturali per un valore di oltre 900 miliardi di dollari. Tra la Cina e l’Europa occidentale – ha spiegato – è in costruzione, attraverso Russia e Kazakistan, un’autostrada di 8.445 chilometri. Il primo treno merci diretto dalla Cina è arrivato in Italia già a novembre, il secondo a breve raggiungerà Verona passando per Trieste».

Le somme le tira alla fine il presidente dell’Autorità di sistema portuale Zeno D’Agostino: «Ci sono soggetti anche presenti qua in sala molto interessati a fare investimenti nel porto di Trieste, sia costruendo qualcosa di nuovo che entrando in operazioni già esistenti. Anche le grandi società cinesi a proprietà pubblica potranno diventare soggetti che gestiscono infrastrutture della nostra regione. Si tratta di terminal esistenti, ma anche di spazi che possono venir creati». Ma D’Agostino rovescia anche la prospettiva: «Tante aziende italiane stanno accarezzando la possibilità di insediarsi nella nostra Free zone per guidare da qui le esportazioni, anche verso la Cina».