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I genitori di Giulio Regeni: siamo stati abbandonati dallo Stato italiano

Claudio e Paola Regeni

La famiglia del ricercatore di Fiumicello torturato e ucciso in Egitto: "Ci aspettavamo di più da chi ci governa. Decisi ad andare avanti"

Caso Regeni, la mamma Paola: "Ci sentiamo abbandonati dal nostro Paese"

GENOVA «Ho fiducia nella legge, negli avvocati bravi e nella stampa buona e abbiamo tanta solidarietà dai social. Ci aspettavamo di più da chi ci governa: dal 14 agosto scorso, quando il premier Gentiloni ci ha annunciato che l'ambasciatore tornava in Egitto, siamo stati abbandonati». Lo ha detto oggi mercoledì 20 marzo Paola Regeni, ...

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Caso Regeni, la mamma Paola: "Ci sentiamo abbandonati dal nostro Paese"

GENOVA «Ho fiducia nella legge, negli avvocati bravi e nella stampa buona e abbiamo tanta solidarietà dai social. Ci aspettavamo di più da chi ci governa: dal 14 agosto scorso, quando il premier Gentiloni ci ha annunciato che l'ambasciatore tornava in Egitto, siamo stati abbandonati». Lo ha detto oggi mercoledì 20 marzo Paola Regeni, madre di Giulio, il ricercatore di Fiumicello trovato morto il 3 febbraio 2016 in Egitto dopo giorni di torture. Assieme al marito Claudio, Paola Regeni ha partecipato a Genova a un dibattito sulla difesa dei diritti internazionali presso l'Ordine degli avvocati

«Siamo decisi ad andare avanti anche a piccoli passi», ha aggiunto il papà di Giulio Regeni nell'incontro intitolato "La tutela degli italiani all'estero. Una storia tragicamente emblematica: Giulio Regeni". «Combattiamo per Giulio ma anche per tutti quelli che possono trovarsi in situazioni simili a quelle che lui ha vissuto», ha sottolineato.

L'avvocato difensore della famiglia, Alessandra Ballerini, ha ricostruito i depistaggi e la vicenda: «il corpo di Giulio parla da solo e si difende da solo. Siamo arrivati a nove nomi delle forze di polizia implicati». Il sostituto procuratore della Corte di Appello, Enrico Zucca, tra i giudici del processo Diaz, ha detto che «l'11 settembre 2001 e il G8 hanno segnato una rottura nella tutela dei diritti internazionali. Lo sforzo che chiediamo a un paese dittatoriale è uno sforzo che abbiamo dimostrato di non saper far per vicende meno drammatiche. I nostri torturatori sono ai vertici della polizia, come possiamo chiedere all'Egitto di consegnarci i loro torturatori?».

Al dibattito sono intervenuti anche il giudice Domenico Pellegrini che ha ricordato che «ci vuole un organismo internazionale come l'Onu che garantisca la mutua collaborazione e la tutela dei diritti dei singoli» e il presidente dell'Ordine degli avvocati di Genova, Alessandro Vaccaro, che ha anche espresso la sua solidarietà alle decine di avvocati arrestati in Turchia.