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Roma e Padoa, due grandi artiste all’Emopoli

GRADISCA. Grande affluenza l’altra sera al Caffè Emopoli di Gradisca per il vernissage della mostra dedicata a due grandi donne e artiste come Gina Roma e Laura Padoa. L’esposizione, visitabile sino...

GRADISCA. Grande affluenza l’altra sera al Caffè Emopoli di Gradisca per il vernissage della mostra dedicata a due grandi donne e artiste come Gina Roma e Laura Padoa.

L’esposizione, visitabile sino al 4 aprile, è curata dall’associazione culturale “Il Segno” di Gradisca in collaborazione con la famiglia Ripellino, Gianluca e Manuela, figli dell'indimenticato Domenico, già direttore della Galleria “Rubens”.

E proprio dalla sterminata collezione Ripellino vengono le opere di “Omaggio alle donne”, mostra dedicata a queste due significative artiste del Novecento. Alla prima hanno preso parte non solo un notevole numero di appassionati ma anche diversi artisti dell’Isontino. Ospiti della serata il figlio di Gina Roma, Giampietro Martin, e la nuora di Gina Roma, Eleonora Battaglia. Entrambi hanno molto apprezzato l’iniziativa ed hanno proposto l’organizzazione di una visita guidata nella sua casa-museo della pittrice ad Oderzo.

Apprezzato l’intervento di Duilio Dal Fabbro, esperto d’arte e curatore di mostre in Veneto nonchè curatore della grande mostra antologica di Gina Roma appena conclusasi al Museo Bailo di Treviso intitolata “Una stagione indimenticabile”. Ha concluso la serata, alla quale hanno preso parte gli amministratori di Gradisca, le letture di poesie di Sandra Borri. Gina Roma, grande pittrice, prima artista donna a essere invitata alla Biennale internazionale di San Paolo, fondatrice con Magnolato, Belluz e Cozzo dell'Unione degli Incisori Veneti-Friulani, nominata Cavaliere della Repubblica per meriti artistici, ha anche realizzato numerosi affreschi e quadri per edifici religiosi veneti e friulani. Nata nel 1914, visse e lavorò a Fratta di Oderzo, dove preferì rimanere insieme

al figlio e al marito anche quando Peggy Guggenheim la invitò a New York.

Laura Padoa, molto apprezzata nel Veneziano, di religione ebraica subì le leggi razziali. Una condizione che caratterizzò la sua pittura con dipinti dai volti tristi e malinconici. (l.m.)

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