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Morto a 17 anni, «nessun errore medico»

Diego Emili

La perizia disposta dal giudice sul caso del decesso di Diego Emili: «Interventi sanitari a regola d’arte». Il 19 nuova udienza

TRIESTE Una tragica fatalità. Una fatalità di cui i medici non hanno alcuna responsabilità. Dice questo, in buona sostanza, l’esito della perizia sul corpo di Diego Emili, il diciassettenne vittima dell’incidente stradale in scooter avvenuto la sera del 3 dicembre scorso nei pressi di Cattinara. Il ragazzo, che per arrotondare faceva il porta pizze, è stato travolto da una Clio che stava svoltando per immettersi nel parcheggio dell’ospedale. A causa dell’impatto Diego si è rotto un femore. Una frattura scomposta esposta. Il giovane, portato in Pronto soccorso e poi sottoposto a un intervento chirurgico sull’arto, è morto inspiegabilmente tre giorni dopo.


La Procura ha voluto vederci chiaro, visto che la diagnosi di ingresso del paziente «presentava delle fratture non determinanti, nella normalità dei casi, il decesso». Così scriveva la magistratura. Il pm Cristina Bacer ha indagato sette medici che hanno avuto in carico il diciassettenne, oltre alla ventiquattrenne a bordo della Renault su cui Diego si è schiantato: Michela Biscaro, una studentessa di medicina originaria di Castelfranco Veneto.

L’inchiesta si è concentrata dunque anche sul personale sanitario: l’Anestesia e Rianimazione, con il professor Giorgio Berlot (direttore di Struttura), il dottor Marco Crisman e la collega Marianna Oppelli. E, ancora, il dottor Antonio Impusino della Neurochirurgia e il dottor Darno Cosulich della Chirurgia vascolare. Nell’elenco compaiono infine gli ortopedici Pietro Dordolin e Filippo Lo Coco.



È stato il giudice Giorgio Nicoli, nell’udienza del 20 dicembre, ad aver disposto la perizia per accertare le cause di morte del ragazzo. Il magistrato ha nominato il professor Lorenzo Desinan, docente di Medicina legale dell’Università di Udine, a cui si è poi affiancato il dottor Amato De Monte, direttore del Dipartimento di anestesia e rianimazione dell’Azienda sanitaria friulana. L’analisi dei due specialisti ha passato in rassegna tutte le fasi a cui è stato sottoposto Emili: dall’accoglimento in Pronto soccorso (prima al Burlo e poi a Cattinara), all’intervento in sala operatoria, inclusa la visita ortopedica e quella anestesiologica.

L’esito, che conferma le ipotesi iniziali, è netto: il decesso del diciassettenne è dovuto a un’emorragia grassosa, un evento raro conseguente a traumi: «Quando strutture scheletriche contenenti midollo osseo adiposo vengono danneggiate - viene riportato nel documento dei periti - e globuli di grasso compaiono nei capillari polmonari, passano attraverso i polmoni nel circolo sistemico dove possono produrre danni gravi o anche la morte se impattano in organi vitali quali il cervello, i reni o il miocardio». E, ancora, «le manifestazioni cliniche dell’embolia grassosa dipendono dalla quantità di grasso che raggiunge i polmoni: se rilevante si instaurano deficit di ossigenazione per l’ostruzione dei vasi con associato edema polmonare».



Una complicanza del trauma «non prevedibile, né prevenibile, né curabile», puntualizzano sempre i due esperti. «Non si ravvisano censure all’operato del personale sanitario che ha assistito Emili». Anzi, nel referto si sottolinea «la tempestività delle prestazioni sanitarie, tutte a regola d’arte».

Secondo Desinan e De Monte, «l’embolizzazione grassosa è avvenuta già a seguito delle necessarie prime manovre di riduzione della frattura in Pronto soccorso, oppure anche accaduta del tutto spontaneamente date le lesioni ossee in atto». Ed è poi proseguita «durante l’intervento chirurgico di fissazione esterna dell’arto» eseguito la notte stessa dell’incidente.

In ogni caso, precisano subito i due esperti, «le manovre di riduzione della frattura in Pronto soccorso sono state correttamente e tempestivamente eseguite con i dettami della normale prassi di trattamento delle fratture stesse, che peraltro sono rivolte sia a ridurre il rischio di embolia grassosa che evitare il danno di ipoperfusione dell’arto».

Lo stesso intervento chirurgico, che richiede «una prolungata manipolazione dell’arto fratturato», è stato «tempestivo e correttamente eseguito come prescritto dalle buone pratiche cliniche». Anche se nel caso di Emili, ribadiscono i due specialisti, «ha rappresentato una inevitabile causa dell’embolia grassosa, complicanza imprevedibile, non prevenibile, e senza alcuna possibilità terapeutica».

La prossima udienza si celebrerà il 19 marzo nel palazzo di Foro Ulpiano davanti al gup Nicoli.