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8 marzo

Donne, la scalata resta difficile

Si riducono le differenze ma restano gli ostacoli. Piaga ricatti sessuali. La politica un feudo maschile

TRIESTE Un otto marzo di festa e di lutto, in Italia. Il nostro Paese è stato solo sfiorato dallo tsunami del #metoo, l’ondata planetaria contro le molestie sessuali sui luoghi di lavoro seguita allo scandalo Weinstein. Ma i dati dell’Istat ci dicono che quasi 8 donne su 100 hanno subìto, nella loro vita, un ricatto sessuale sul lavoro, e la stragrande maggioranza di loro non ne ha parlato con nessuno.

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Sempre l’Istat certifica un aumento dell’occupazione “dovuto esclusivamente alla componente femminile” e il tasso di occupazione delle donne arriva al 49,1%, il più alto nella storia d’Italia (abbiamo conquistato sedici punti in quarant’anni) ma tra i più bassi in Europa. La competizione per il prossimo governo, se mai ci sarà, si gioca tra soli leader maschi. E maschili sono, a reti unificate e salvo rare eccezioni, i commenti post-voto: accendendo la tv la sera, per i talk sui risultati elettorali, si ha a volte l’impressione di trovarsi in Arabia Saudita oppure nei conclavi religiosi che non ammettono donne al sacerdozio. Che otto marzo è, che otto marzo sarà?

Cominciamo dal lavoro, in cima alle preoccupazioni e anche alle scelte che sono state fatte domenica nell’urna, di protesta o di lotta che fossero. La lunga crisi ha lasciato sul campo cicatrici, e ferite ancora aperte, che troppo velocemente chi governava ha pensato di poter coprire con i piccoli dati della recente crescita. E ha cambiato gli equilibri sul piano dei rapporti tra donne e uomini: durante la crisi l’occupazione maschile ha pagato il tributo maggiore, quella femminile ha tenuto; e anche la ripresina, fatta soprattutto di lavori a tempo, ha premiato di più le donne. Si è ridotto il gender gap, la differenza nel tasso di occupazione tra donne e uomini: ma questo avvicinamento è dovuto più alle perdite dei maschi che ai guadagni delle donne. E in gran parte si deve all’aumento dell’età della pensione per le donne. Se guardiamo i dati per fascia di età, le cose cambiano: i giovani e le giovani sono ugualmente colpiti da crisi e sottolavoro, indipendentemente dal genere. Però le ragazze hanno in media una preparazione maggiore: il sorpasso vero, iniziato da tempo e ormai conclamato, è nei tassi di istruzione, con un 12% di giovani donne laureate in più rispetto ai loro coetanei.

Anche il terribile aggregato dei Neet, i giovani che non studiano né lavorano, è un problema più maschile che femminile: a livello nazionale, il tasso di Neet è al 16,1% tra gli uomini e all’11,3% tra le donne. Aumenta il numero di coppie nelle quali lavora solo la donna, diventando “breadwinner” (quella che porta a casa il pane).

Le donne italiane, scalando lentamente una montagna enorme, ed essendo partite da un livello molto più basso delle altre europee, si sono equipaggiate meglio, con zaini più attrezzati; ma la montagna è diventata via via più ripida e scivolosa. Ciononostante vanno, prendono sentieri prima solo maschili, si vedono e si fanno vedere. Rimangono enormi gli ostacoli antichi, ne appaiono di nuovi, come l’uso indiscriminato e ricattatorio del part time, imposto alle donne più che agli uomini. Nonostante tutto, la condizione culturale, economica e sociale delle donne è migliorata enormemente. Ma questo progresso non si vede quasi nella vita pubblica, quando si arriva alle questioni di potere.

L’ultima legge elettorale imponeva una presenza minima del 40% di donne in lista, ma alla fine per alcuni partiti saranno di meno per il complicato meccanismo delle pluricandidature. E, a livello di leader, le solo due donne che hanno guidato la campagna elettorale dei rispettivi partiti sono state Emma Bonino e Giorgia Meloni. Il palco di Salvini a piazza del Duomo era tutto maschile – salvo l’apparizione della neoarrivata Giulia Bongiorno –, tutta maschile è stata ed è la competizione nel Pd, persino un partito “nuovo” come Leu è stato battezzato da quattro uomini. Fanno eccezione i Cinquestelle, con le due sindache, ma che comunque candidano a Palazzo Chigi un giovane che risponde a altri due uomini, Grillo e Casaleggio. La scena politica, al momento senza maggioranza e senza governo, è anche (quasi) senza donne. Che sia anche questo il suo problema?

 

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