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Super-tappo Saipem per evitare i disastri da perdite petrolifere

Il sistema è custodito nel Magazzino 23 del Porto vecchio. Unico al mondo, pronto a intervenire nelle emergenze

TRIESTE C’è una data che spiega quanto è stato illustrato martedì 6 marzo nell’hangar del Magazzino 23, di fianco all’Adria terminal, nell’ultimo punto franco di Porto vecchio. Una data ricordata da Robert Limb, amministratore delegato di Oil Spill Response ltd (Osrl): era il 20 aprile 2010 quando si verificò il gravissimo sversamento di greggio nel pozzo Macondo nel Golfo del Messico, dove stava operando la piattaforma Deepwater Horizon. I morti furono 11, i danni pagati da Bp ammontarono a varie decine di miliardi di dollari. La fuoriuscita di petrolio durò più di 100 giorni.



Un disastro umano, ambientale, economico. Le otto maggiori compagnie petrolifere al mondo costituirono un organismo - quell’Osrl di cui sopra - che aveva l’obiettivo di evitare che non ci sarebbe più stato un altro Macondo.

A otto anni di distanza da quel tragico evento la risposta industriale e logistica è visibile a Trieste. Si chiama Offset installation equipment (Oie), allestito nella parte finale del Magazzino 23: Osrl lo ha commissionato a Saipem, che lo ha progettato e che poi ha coinvolto nella costruzione due aziende del Nordest, la Cartubi di Trieste e la Depretto di Schio.

Un’immagine d’insieme dell’hangar del...
Un’immagine d’insieme dell’hangar del Magazzino 23 in Porto vecchio (foto di Francesco Bruni)

Ne è sortita una originale realizzazione del valore di circa 50 milioni di euro: quattro torri-serbatoio circondano il macchinario-clou, che è in grado di chiudere con grandi “tappi” da 100 tonnellate l’eventuale falla che si venisse a creare in un impianto petrolifero sottomarino.

In questo “carrier” da 236 tonnellate si concentra l’auspicabile soluzione a un’inauspicabile eruzione incontrollata in un pozzo sottomarino. Un sistema unico al mondo - spiega il capoprogetto Matteo Scarpa - pronto a intervenire in caso di emergenze, venendo trasportato via-nave (con partenza da Trieste) o via-aereo previo smontaggio e 8 voli con Boeing 747 cargo. Ad attendere il “carrier” ci sono quattro “tappi” parcheggiati in altrettante parti del mondo, vicini a grandi giacimenti petroliferi: Brasile, Sudafrica, Norvegia, Singapore.


Lo schema operativo, riassunto da Scarpa, presuppone l’impossibilità di un intervento “manutentivo” verticale da parte di una nave. Un’evenienza che si può manifestare nel caso di profondità marine inadatte. Allora ci si deve avvicinare al luogo dell’incidente con altre modalità: è il momento del “carrier” triestino, che si muove a una distanza di sicurezza di 500 metri dalla nave-appoggio e può scendere fino a 600 metri sott’acqua.

La sala controllo del “carrier”...
La sala controllo del “carrier” (fotoservizio di Francesco Bruni)

L’approccio all’eruzione petrolifera deve essere molto prudente e molto precisa, perché si gioca su 10 centimetri. Il “carrier” appoggerà il “tappo” sul punto critico, turando così la falla, per usare un’espressione più proverbiale che tecnica. I test sono stati effettuati nell’estate dello scorso anno in Adriatico settentrionale, non lontano dalla costa istriana. Scarpa mostra la sala controllo del sistema che, in caso di utilizzo, viene sistemata sull’unità d’appoggio per pilotare il “carrier”.

A Saipem, dopo la progettazione e la costruzione, è stata affidata anche la gestione dell’Oie. Il grande gruppo quotato a Piazza Affari ha scelto Trieste, dove lavorano una ventina di addetti, come base logistica dove custodire la ragguardevole mole del “carrier”. Una scelta dettata da varie ragioni: tanto per cominciare Trieste è vicina a Marghera, dove hanno sede gli “energy services” che occupano 120 addetti. Poi il Magazzino 23 si estende in punto franco, adiacente alla banchina, quindi di rapida utilizzabilità. Saipem ha negoziato una concessione fino al 2035 per i 27 mila metri quadrati della struttura, 2900 dei quali coperti. E ci ha investito due milioni di euro per ristrutturarlo.

Parterre internazionale al Magazzino 23 per presentare questa nuova terapia alle patologie petrolifere. Sul palco si sono succeduti, davanti a un’ottantina di ospiti, i relatori: dopo Robert Limb, hanno parlato il manager della Shell Joep Coppes e il direttore esecutivo di Iogp (l’associazione dei produttori oil&gas) Gordon Ballard. Il ruolo di Saipem è stato spiegato da Roberto Di Silvestro, responsabile della struttura Sonsub. Attenzione da parte dei livelli istituzionali, presenti con il governatore regionale Debora Serracchiani, con il sindaco Roberto Dipiazza, con il presidente dell’Autorità portuale Zeno D’Agostino.

Per Saipem è stata anche una giornata dedicata alle cifre del bilancio 2017, chiuso con risultati inferiori alle attese, dopo un quarto trimestre penalizzato da svalutazioni, slittamenti dell'attività nell'offshore nell'ingegneria e costruzioni. Il titolo è comunque salito del 2,74% a a 3,37 euro. L'esercizio vede così perdite per 328 milioni dopo svalutazioni e oneri tributari e da riorganizzazione per 374 milioni (2.087 le perdite del 2016).
 

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