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L’ex presidente Lorenzon: «Cisint divide il territorio»

L’uscente al sindaco: «Staranzano andava coinvolta per l’area Schiavetti Brancolo Non c’è un tesoretto di 20 milioni, ma solo terreni di proprietà da amministrare»

«Macchè tesoretto, in cassa ci sono si e no 2 milioni. Ma sono già impegnati per lavori di sviluppo». E quei 20 milioni scovati dal sindaco Anna Cisint? «Li ha anche il Comune se vende la sua sede». Gli occhi di Enzo Lorenzon si illuminano, un sorriso si distende sul volto e il presidente, quasi ex, del Consorzio di sviluppo economico del monfalconese inizia a parlare. Mancano pochi giorni all’uscita (il 15 marzo), e Lorenzon continua a parlare di Csim sempre con delicatezza, in punta di piedi come una casa del territorio, non di sua proprietà.

Presidente, il sindaco Cisint ha voluto imprimere una sterzata al Csim che riparte dopo al riforma.

Giusto sterzare, ma sempre tenendo conto della realtà, non si può rischiare di finire nel fosso.

Cosa intende dire?

Che il Consorzio è un gioiello che però ha un equilibrio delicato da mantenere. E sta in piedi su tre gambe. I soldi che derivano dalle opere in delegazione amministrativa della Regione, tra canali e porto. Poi c’è la vendita dei terreni industriali infrastrutturati e infine i servizi forniti alle imprese.

Forse il sindaco intendeva dire che la sterzata sarà anche politica?

La mia non è mai stata un’investitura politica. Prima da consigliere poi come vice presidente e presidente sono stato indicato dalla Camera di commercio perché ero componente della giunta, anche in qualità di imprenditore viti-vinicolo.

Ma non si può certo ignorare la sua appartenenza al centrosinistra e in particolare al Pd.

Quando sono stato eletto e la mia posizione era opposta al quadro politico, c’è stata una convergenza degli imprenditori attraverso Alessandro Vescovini da una parte e dall’altra tutti i Comuni ad iniziare da Monfalcone.

Nessuna voce di dissenso, una maggioranza bulgara?

No (ride) la Provincia ha votato contro.

Ma come, un ente all’epoca della sua stessa parte politica?

Cosa ci posso fare (ride)? Enrico Gherghetta non mi voleva.

Quando è stata eletta il sindaco Cisint ha ribaltato le posizioni politiche?

La prima volta che ha partecipato all’assemblea, come socio di maggioranza relativa, ho dato la mia immediata disponibilità a dare le dimissioni da presidente e come componende del cda. Ma come riportato anche dalla stampa è stata lei a chiedere di andare avanti fino alla scadenza naturale per varare il Csim con il nuovo cda.

Come ha lavorato con il cda uscente?

Due mandati in assoluta sintonia e con una visione aperta nei confronti del territorio. E rispettando la mission del Consorzio che è quella di acquistare terreni industriali, infrastrutturarli e venderli a imprese che garantiscano occupazione.

Torniamo alla sterzata del sindaco. Cisint ha anche scelto tre figure qualificate, ma nessun monfalconese.

Avevo auspicato un incontro preventivo almeno tra i tre soci di maggioranza (Monfalcone, Camera di commercio e Staranzano) per fare una scelta concordata. Ma non è successo. Sicuramente sarebbe stato un cambiamento omogeneo tenere Staranzano nel cda visto che ha il 30% del territorio industriale con Schiavetti Brancolo. Lungi da me però fare polemiche, non è utile a nessuno.

Sì però come la mettiamo con il tesoretto da 20 milioni che il sindaco ha scoperto nelle casse del Csim?

Quei soldi li ha anche il Comune se vende la sua sede! Forse il sindaco Cisint non ha compreso la differenza fra la lettura di un bilancio economico-patrimoniale e uno finanziario. Non ci sono quei soldi, abbiamo liquidi per soli 2 milioni che sono impegnati su opere di sviluppo. Se vuole ricavarli deve vendere tutto ma poi cosa fa? Chiude il consorzio?

Il sindaco ha parlato in maniera critica anche di “poltronificio” riferendosi al Csim.

Una frase che ho sentito pronunciare alcuni anni fa dalla governatrice Debora Serracchiani, poco tempo fa dal presidente dell’Autorità di sistema Zeno D’Agostino e ora dal sindaco Cisint. Come ho precisato in una lettera allo stesso D’Agostino ho spiegato che quella del Csim non è una poltrona ma uno sgabellino. Dal quale però si è sviluppata un’area industriale con 130 aziende che dà lavoro a oltre 8 mila persone con big come Cimolai e Mangiaroti e un polo nautico fra i più importanti d’Italia con un gioiello come MonteCarlo Yachts.

Nessuna volontà

dunque di rimanervi attaccato?

Ma se sono stato il primo a cercare e spingere una fusione più ampia che vedeva dentro oltre ai due consorzi di Gorizia e Monfalcone pure l’Aussa Corno e in seconda battuta pure la Sdag. Basta come prova?

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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