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Il rombo di cento moto ha salutato Jack

Commossa partecipazione ai funerali del sedicenne morto in seguito all’incidente del 16 febbraio. Poi il corteo dei biker

Il rombo di oltre cento moto per l’ultimo saluto a Jack. Motociclette di biker che hanno sfidato la pioggia incessante arrivando anche da fuori Trieste. Parole di commozione dal sindaco di Trieste Roberto Dipiazza. Il conforto per i familiari e gli amici, nell’accorata omelia di monsignor Ettore Malnati che ha officiato la santa messa. Oltre quattrocento le persone presenti. «Jack sarebbe stato felice questa sera. Un immenso abbraccio a tutti e un grazie dal profondo del cuore», Fredrik Benvenuti, papà di Jack, il centauro 16enne che ha perso la vita dopo un tragico incidente avvenuto lo scorso 16 febbraio, non riesce a trattenere le lacrime per la commozione nel grande piazzale antistante la chiesa della Madonna del Mare a Trieste dove si sono svolte le esequie del giovane.

«Sapevo che sarebbero venuti in tanti. Sentivo che questo rombo avrebbe salutato il nostro ragazzo con l’affetto dei biker». Ed erano in tanti ieri dalle 16.30 fino a oltre le 19 a “Un Rombo per la Vita”. l’evento organizzato per i funerali di Jack Benvenuti. Non tutti i presenti sono riusciti a entrare nella chiesa, gremita dai primi banchi fin alle porte d’ingresso. Nel sagrato c’era la moto di Jack, la sua Cagiva Mito, e tanti le sono passati accanto. sfiorando appena con la mano il serbatoio. L’omelia di monsignor Malnati, ha tracciato con parole delicate il ritratto del giovane scomparso. Il sacerdote ha parlato della sua dolcezza, della gioia di occhi speranzosi e colmi di vita. E dell’amore per i mille sogni che avrebbe voluto realizzare. Parole di conforto per i familiari. «La moto unisce e fa diventare tutti fratelli – ha aggiunto infine Malnati –, fratelli che anche se non si conoscono si aiutano in ogni difficoltà. Quello che i suoi genitori hanno fatto, racchiude una religiosità e una spiritualità che rispecchia i valori del Vangelo, fino al punto di donare gli organi del proprio figlio per aiutare gli altri», ha infine concluso monsignor Malnati. «È questa una vicenda che mi ha profondamente commosso. Così come ha commosso tutta la cittadinanza», ha dichiarato il sindaco Roberto Dipiazza al termine della funzione. «I cittadini di Trieste, hanno voluto essere oggi qui presenti, così numerosi, stringendosi in un grande abbraccio alla famiglia di questo splendido giovane. Un abbraccio a cui mi unisco con grande dolore».

L’uscita del feretro dal luogo sacro, è stata accolta con il rombo delle oltre cento moto presenti che hanno ruggito per diversi minuti. Tra queste quella di Jack, che è stata accesa dal padre e che si è unita al suono delle altre. Il papà del giovane centauro, è poi salito in sella a una delle motosoccorso del 118 Ase, come passeggero, dando il via al corteo. A scortare le due motosoccorso presenti, due moto di servizio della Polizia locale di Trieste che con altre tre pattuglie, ha permesso un perfetto svolgimento del corteo in piena sicurezza. Il serpentone di moto rombanti, si è snodato per le vie cittadine, fino a raggiungere viale Miramare. In quella curva del “Piccolo Mondo”, teatro del tremendo incidente che lo scorso 16 febbraio ha spezzato per sempre i sogni e le speranze del giovane centauro. La polizia locale, fermando il traffico sulla strada, ha dato il via al Minuto di silenzio per Jack. Grande la commozione tra i tanti presenti. Tra biker che sono arrivati anche fa fuori Trieste. Da Gorizia, da Udine e da Pordenone. «Siamo venuti anche con il maltempo, siamo partiti questa mattina presto da Pordenone, dovevamo esserci malgrado tutto», ha dichiarato una coppia di motociclisti a bordo di una potente moto da viaggio: «Non conoscevamo il piccolo Jack, ma quando abbiamo letto di lui non ci abbiamo pensato un attimo, dovevamo portare

il nostro saluto e il nostro abbraccio a lui e alla sua famiglia». Grande partecipazione anche sui social network. Migliaia di persone hanno commentato e condiviso l’evento con accorati messaggi di condoglianze postati per la famiglia del giovane.

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