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Il ritorno all’antico per le nuove terme svelato solo alla Git

Domani arriva il vicepresidente della Regione Bolzonello La presentazione non è pubblica, musi lunghi fra gli operatori 

GRADO. Ritorno al passato per le Terme Marine di Grado. La struttura che sarà adibita unicamente al wellness - in quanto le vere e proprie terme rimarranno, ma rifatte completamente all’interno, dove sono attualmente - avrà un’impostazione generale “antica”, sia come scopo d’utilizzo della struttura e sia, soprattutto, come ubicazione ovvero fra l’attuale Parco Acquatico e le Terme Marine esistenti.

Il contenuto, l’impostazione e quanto predisposto all’interno sarà invece diverso, allineato con le esigenze e le richieste attuali. Se non ci saranno intoppi da allora a quando dovrebbero entrare in funzione le nuove terme, saranno passati una ventina d’anni o forse più. Intanto, però, arriva la terza presentazione. Prima c’era stata quella del Polo Termale letteralmente naufragato, dopo aver speso abbondantemente oltre un milione di euro; poi quella del primo progetto delle nuove terme marine, anche questo accantonato per varie problematiche; infine ora la terza presentazione di quello che si dice sarà il progetto definitivo.

Ma fra i gradesi, a partire dagli operatori, serpeggia già il malumore. Il motivo? La presentazione programmata per domani alle 17.30 si farà, ma nella piccola sala consiglio della Git e unicamente riservata alla stampa. Insomma, un appuntamento chiuso al pubblico, come è stato confermato dalla Regione. I gradesi invece attendevano un’illustrazione pubblica, come avvenuto in passato. «Domani l’Auditorium Biagio Marin è occupato ma c’è pur sempre il palazzo dei congressi...», rimuginano alcuni operatori gradesi davanti alla scelta di una conferenza stampa alla presenza del vicepresidente regionale Sergio Bolzonello nonché candidato in pectore per il centrosinistra alla carica di governatore.

La vicenda è stata affrontata anche nel corso del recente Consiglio comunale sulla variante urbanistica, necessaria per procedere con la costruzione del nuovo ipotizzato edificio termale. Il sindaco Dario Raugna aveva avuto modo di dire che in questi lunghi anni se n’è sentito di tutto e di più, ricordando che il precedente progetto portato avanti dall’amministrazione regionale era stato cassato dalla Soprintendenza.

Ma quello delle terme, come detto, è un argomento che si trascina da decenni e con progetti diversi uno dall’altro. Subito dopo la realizzazione del Parco Acquatico (siamo nel 1999) che inizialmente, proprio per gli obiettivi futuri previsti, si chiamava Parco Termale Acquatico e che come tale era stato presentato anche al Gallia di Milano davanti a una folta platea di giornalisti e operatori, l’Azienda di Soggiorno con il presidente Alessandro Felluga era partita in resta. Prima alla ricerca del finanziamento (arrivato dalla Regione) poi facendo predisporre – e nuovamente in casa grazie all’ingegner Graziano Stefanutti – quindi senza spese, se non per la consulenza di un esperto austriaco (l’architetto Simony), un progetto di massima per il secondo lotto. Quest’ultimo è lo stesso che si intende realizzare oggi, seppur con crismi diversi. Ed era già stato previsto anche un terzo lotto per il collegamento alle terme esistenti. Anche questo ipotizzato nuovamente oggi. A seguire c’era stato un cambio ai vertici, era stato fatto fare un nuovo progetto (a pagamento) naufragato ancor prima di essere presentato.

Poi si è arrivati al Polo Termale, come detto naufragato, per arrivare quindi al nuovo grande edificio termale fatto progettare da Promoturismo, presentato a dicembre 2014 dalla presidente Serracchiani e dal vicepresidente Bolzonello. L’annuncio fatto all’epoca indicava l’entrata in funzione delle Nuove Terme entro il 2018. Ma non se n’è fatto niente. Prima le critiche per la mancanza

dello stabilimento sabbiature; poi i calcoli per le fondamenta che sono stati modificati, quindi la Soprintendenza che ha ravvisato situazioni non compatibili come quella per l’altezza.

Adesso sembra iniziare un’altra fase...

@anboemo. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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