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Caregoni “liberi”, Legambiente resta contro

L’associazione presenterà delle osservazioni alla delibera regionale che non amplia la zona di tutela

STARANZANO. «Avanti con le barche e fuori dalle regole la tutela dell’area protetta della Riserva naturale della Foce Isonzo». È il commento provocatorio del circolo monfalconese “Ignazio Zanutto” di Legambiente, che contesta il provvedimento emesso nei giorni scorsi della Regione secondo il quale non ci sarà alcun ampliamento del divieto navigazione o balneazione nell’area della Foce dell’Isonzo–Isola della Cona, specie per la zona “RN”. Una decisione che se da un lato tranquillizza l’associazione “Amici dei Caregoni”, che alla vigilia della “sentenza” regionale avevano manifestato il timore dell’introduzione di nuovi vincoli che potessero limitare la fruizione del canale ai diportisti, nel contempo ha provocato la protesta degli ambientalisti, che hanno già deciso di presentare le proprie osservazioni alla Regione.

«Nell’adozione del Piano di gestione del Sito Natura 2000 Foce dell’Isonzo – affermano gli ambientalisti – appare evidente la volontà regionale di ridurre drasticamente, per non dire azzerare, la zona di rispetto, di divieto di balneazione e di limitazione della navigazione, oggi in vigore nell’area a mare, senza dare una motivazione tecnica della decisione, ma addirittura contro il parere unanime del Comitato tecnico scientifico per le zone protette, composto da sei esperti nelle diverse materie, indicati dalle due Università regionali e da cinque Direzioni regionali. La Regione rinnega l’indicazione accademica e anche se stessa».

L’approvazione della delibera della Giunta regionale numero 349 del 23 febbraio 2018 di adozione del Piano di gestione, per gli ambientalisti rimane ancora incompiuta. Affinché questa volontà si concretizzi, sostiene Legambiente, il Comune di Staranzano dovrà modificare il Regolamento della Riserva naturale che detta precise norme di tutela per la riduzione dei confini come quella che sta avvenendo. Un’operazione lunga e difficile, che dovrebbe ottenere il via libera della Regione con il parere del Comitato tecnico scientifico.

Sulla base del Piano di conservazione e sviluppo oggi in vigore (una sorta di Piano regolatore della Riserva), precisano gli ambientalisti, la parte a mare è classificata in tre zone: RP, RG e RN. Alla foce dell’Isonzo la zona RN è la più estesa e comprende anche l’area dei Caregoni. Il Regolamento della Riserva nella forma attuale permette la “navigazione per fini escursionistici” e consente la balneazione “nelle zone classificate come RG e RP dal Piano di conservazione e sviluppo, se non interdette da specifiche disposizioni di legge”. Visto che le zone classificate sono tre, ne consegue che non si può balneare nella zona RN, quella contestata. «Siamo disponibili a una precisazione nel Regolamento, se si ritiene necessaria – afferma Legambiente Monfalcone –, per facilitare i controlli, le sanzioni e soprattutto il rispetto della Riserva. Siamo, invece, contrari se si intende utilizzare questo chiarimento per ribaltare il senso del Regolamento, cercando poi la strada per ridurre l’area di maggiore tutela, ovvero la zona RN. Crediamo, purtroppo, per come sta evolvendo la vicenda, che i margini per la salvaguardia dell’area protetta siano sempre più stretti».

Comunque entro i trenta giorni successivi alla pubblicazione dell’avviso di approvazione

dell’atto sul Bollettino ufficiale regionale, chiunque abbia interesse può presentare osservazioni alla Regione che, con successiva delibera di approvazione, valuterà le osservazioni pervenute apportando eventuali modifiche al piano adottato.

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