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Sissa, da 40 anni un gioco di squadra per rendere più ricca la ricerca

La nascita dell’ente voluto dal fisico triestino Paolo Budinich. Il direttore Stefano Ruffo: «I nostri obiettivi? Puntare sull’eccellenza e attrarre “cervelli” da tutto il mondo»

TRIESTE La Sissa di Trieste, Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati, è uno dei 6 istituti di eccellenza riconosciuti dal Miur, si concentra sulla formazione dottorale. Proprio oggi compie 40 anni: era il 6 marzo 1978 quando per decreto del Presidente della Repubblica veniva istituito un ulteriore tassello del cosiddetto Sistema Trieste, immaginato dal fisico triestino Paolo Budinich che nel '64, in piena guerra fredda, aveva fondato insieme al pakistano Abdus Salam l’Ictp (Centro internazionale di fisica teorica).
 
Nasceva allora la prima scuola dottorale in Italia, sul modello della Normale di Pisa che Budinich aveva frequentato e con lo stesso decreto germogliavano Area Science Park, Collegio del Mondo Unito e Scuola per interpreti e traduttori. «Puntare all’eccellenza, attrarre ricercatori da tutto il mondo e composizione giovane del corpo docente sono - commenta il direttore Stefano Ruffo dal suo ufficio con splendida vista sul golfo - le caratteristiche fondamentali della Sissa dove non non ci sono baroni, non esiste qui un docente che si circondi della sua nuvola di collaboratori». 
 
«Ognuno - prosegue - è un ricercatore indipendente e anche i più giovani sono chiamati a rimboccarsi le maniche, creare il gruppo di ricerca e attrarre fondi». 76 docenti, 97 post doc, circa 283 PhD distribuiti su 3 aree principali: Matematica, Fisica e Neuroscienze. Più del 30% dei giovani dottorandi proviene dall'estero e le attività didattiche sono in inglese. Gianni Dal Maso, professore ordinario di analisi matematica e coordinatore dell’Area Matematica, ex Normalista, in Sissa quasi dai primissimi tempi, spiega: «L’idea di Budinich era privilegiare l’attività di ricerca e dopo 40 anni è ancora così: gli studenti lavorano ogni giorno gomito a gomito con i loro docenti e sono coinvolti nelle attività di ricerca a tempo pieno e in maniera sempre più autonoma». 
 
Al banco prestiti della biblioteca c’è Veronica Fantini, 26 anni, originaria di Cesena, secondo anno di dottorato in Matematica, abita in un appartamento in centro condiviso con altri studenti Sissa, racconta: «Siamo concentrati sul dottorato, l’idea è proprio quella di lavorare solo sulla ricerca, non abbiamo alcun obbligo didattico, i professori in generale sono giovani e non si crea la distanza tra studente e docente tipica di altre università trascorriamo qui la maggior parte della giornata e si tende ovviamente a creare gruppo con i propri compagni, la scuola offre anche attività extracurriculari, ad esempio io frequento un corso di Irish dance». Secondo la Commissione Europea negli ultimi 10 anni i fondi pubblici per la ricerca italiana si sono ridotti di 1,2 miliardi, pari al 20%.
 
«Ci siamo aggiudicati in tutto 22 grant dell’European Research Council-Erc, in assoluto i bandi più competitivi a livello europeo, dove è il singolo ricercatore a portare a casa il bottino, il che fa della Sissa una specie di miracolo europeo, siamo circa 80 ricercatori - commenta soddisfatto il direttore - significa che 1 su 4 ha vinto un Erc». Le aree di Fisica e Matematica della Sissa sono state inserite nell’elenco dei Dipartimenti di Eccellenza, con l’attribuzione del massimo punteggio e per questo ammesse ad ulteriori finanziamenti, circa 12,5 milioni di euro in 5 anni alla Sissa dal Miur, con un incremento sull’anno di più del 10% rispetto ai circa 20 milioni annui garantiti dallo Stato.
 
Spiega il Professor Andrea Romanino, fisico teorico, ricercatore a Oxford e poi al Cern di Ginevra: «Anche grazie al successo ottenuto con il proposal per i Dipartimenti di Eccellenza stiamo sviluppando una nuova linea di ricerca nel campo della Data Science, premiata con un cospicuo finanziamento del Miur (6,6 milioni su 5 anni). Alla Sissa - conclude - le cose funzionano perché c’è uno sforzo comune per il bene dell’istituzione ai fini di reclutare gli studenti e i ricercatori migliori, è insomma un luogo dove la meritocrazia funziona».
 
Domenica Bueti professore associato dal 2015, area Neuroscienze, il suo caso dimostra che a volte il rientro dei cervelli in fuga avviene senza rimpianti. 10 anni all’estero, prima a Londra e poi al Politecnico di Losanna, studia i meccanismi neurofisiologici della percezione del tempo, ha vinto un Erc da 1 milione e 800mila euro su 5 anni, racconta: «L’Italia invia molti ricercatori all’estero ma attrae pochi stranieri, il mio finanziamento è servito principalmente per creare il gruppo di ricerca, composto da 5 dottorandi e 5 assegnisti di ricerca di cui solo uno italiano».
 
Sara Laporte, francese, 29 anni, PostDoc in Fisica: «Mi sono laureata alla Pierre and Marie Curie University di Parigi, la Sissa è un bel posto per lavorare, l’ambiente scientifico è molto vivace, e non essendo particolarmente grande dopo un po’ conosci tutti, non solo fisici, ma anche matematici e neuroscienziati». Il professor Antonello Mallamaci alla guida del laboratorio di Sviluppo della Corteccia Cerebrale commenta: «Assistiamo alla fioritura dei ragazzi e una volta concluso il PhD prendono il largo tra Europa e Stati Uniti».
 
©RIPRODUZIONE RISERVATA

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