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La Lega vola in Fvg. E ora vacilla l’accordo sulla leadership per le regionali

A rischio l’attribuzione agli azzurri del candidato per le elezioni regionali del 29 aprile. Il forzista Riccardi trema

TRIESTE. Le carte adesso le dà Massimiliano Fedriga. Il giorno dopo il voto, nel centrodestra è unanime la convinzione che l’opa lanciata dalla Lega sul centrodestra si sia risolta in un successo e che l’esito elettorale ponga ora il Carroccio in una posizione dominante nella scelta del candidato di coalizione in vista delle regionali. Impossibile pensarla diversamente, con consultazioni che in Friuli Venezia Giulia hanno visto la Lega sfiorare alla Camera il 26% e Forza Italia fermarsi poco sopra il 10%. Una rivoluzione su cui Fedriga aveva scommesso, ma che nessun analista aveva previsto in simili proporzioni.

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Vacilla dunque il preaccordo stretto fra Silvio Berlusconi e Matteo Salvini dopo la scelta di Attilio Fontana in Lombardia. I due leader avevano colorato di azzurro la casella del Fvg, ma il voto rimette tutto in discussione e lancia Fedriga verso la presidenza della Regione, in un territorio dove il centrodestra ha vinto grazie alla Lega, con Forza Italia indietro di 15 punti rispetto agli alleati e di 3 sotto la propria media nazionale. Difficile per i berlusconiani continuare a insistere sul nome di Riccardo Riccardi, anche alla luce di quanto avvenuto nel collegio della Camera di Codroipo, considerato feudo di Riccardi e affidato dall'alleanza alla coordinatrice forzista Sandra Savino. Se quest'ultima ha vinto con margine ampissimo, raggiungendo quasi il 48% dei voti, le percentuali dei singoli partiti dicono che la Lega ha totalizzato il 30% mentre Forza Italia si è fermata al 9,9%.

Dopo mesi di tira e molla, gli azzurri dovranno insomma accettare le scelte del Carroccio, dopo essersi ridotti ai minimi termini e avendo in Berlusconi un riferimento politico che pare definitivamente tramontato. Certo Savino e Riccardi potrebbero anche provare a mettersi di traverso, ma un accordo tra Lega, Fdi e una lista civica darebbe da solo ampi margini di vittoria contro un Pd allo sfascio e un M5s in salute, ma sotto i valori del resto d'Italia. Con il 37% raggiunto a livello nazionale e larghe intese impossibili a causa dei flop di Forza Italia e Pd, il centrodestra rimarrà quasi certamente compatto a Roma e non si verificheranno dunque le rotture temute in Fvg dalla Lega, ragione principale dei tentennamenti della coppia Salvini-Fedriga sul nome del candidato.

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Ora il quadro è capovolto e, almeno allo stato attuale, difficilmente potrà emergere un nome diverso da quello di Max, protagonista locale della straordinaria affermazione leghista e già dichiaratosi pronto alle dimissioni dall'incarico di parlamentare. Fedriga ha ripetuto più volte di non voler seguire il “bilancino” delle appartenenze politiche, ma i fatti dicono che la sua candidatura è la più forte. Il leghista sa d’altra parte che un governo con ministri del Carroccio non è tra le priorità dell'agenda del presidente Mattarella e che il ruolo di capogruppo sarà richiesto dalle componenti lombarde e venete del partito. Ecco allora che la presidenza della Regione, con i pronostici così favorevoli, diventa una posizione sicura e prestigiosa, tanto più che alle porte c'è una legislatura dai tempi incerti. Se ne discuterà a strettissimo giro, con i ben informati che predicono una decisione entro 48 ore.

La Lega, con Barbara Zilli, preme intanto sull'acceleratore: «L'equilibrio nel centrodestra è cambiato e c'è una distanza siderale rispetto a Fi. Siamo pronti a guidare la coalizione e lo chiedono gli elettori».

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Se Savino e Riccardi si rendono irreperibili per l'intera giornata, l'azzurro Bruno Marini (Fi) ammette «la sonora batosta: ora il pallino per le regionali è nelle mani della Lega. Spero che Savino voglia convocare in tempo brevissimo il coordinamento regionale del partito per analizzare la situazione». La pensa diversamente il collega Roberto Novelli, secondo cui «la trattativa su Riccardi è aperta: il Fvg rimane l'unico ambito del Nord disponibile per Forza Italia, come già discusso fra Berlusconi e Salvini». Fabio Scoccimarro (Fdi) riconosce però che la decisione spetta al Carroccio: «La matematica parla chiaro e si chiama democrazia».

Renzo Tondo (Nci) chiede di «decidere prestissimo per permettere la raccolta delle firme», mentre il civico Sergio Bini già si prepara a fare da spalla a Max: «Ora chi dovrà dare le carte ha un nome e un cognome: Massimiliano Fedriga, un leader capace di raccogliere consensi. Con la nostra civica, lo sosterremo qualsiasi sarà la sua scelta».
 

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