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Boom di accessi al Centro unico amianto

Da gennaio a settembre 2017 in 766 si sono rivolti al Crua: 200 in più rispetto a tutto il 2016. Le nuove neoplasie sono 107

Sono 766 le persone che nel 2017 si sono rivolte al Centro unico regionale amianto, soprattutto nella sede di Monfalcone, ma anche al nuovo ambulatorio di Palmanova. Sono 200 in più rispetto all’anno precedente, anche se i dati illustrati dal responsabile del Crua, dottor Paolo Barbina, alla commissione consiliare per la Tutela della salute, convocata per fare il Punto sul Piano regionale amianto, si fermano al 30 settembre. L’aumento così consistente degli accessi può essere spiegato nella capacità del Crua di diventare in solo quattro anni un punto di riferimento (195 ingressi nel 2014), ma anche nell’oggettiva massiccia esposizione all’amianto, con un impatto sulla salute ancora devastante, che Monfalcone e il territorio circostante hanno subito.

Dei 766 nuovi accessi ben 191, il 24,5% sono risultati nuovi casi di malattia professionale, mentre 107, il 13,8%, i nuovi casi di neoplasia. L’altro dato preoccupante, ma non inatteso, riguarda le donne, vista la loro presenza in stabilimento (vedi la mensa, ma anche le pulizie industriali) o a casa, dove maneggiavano le tutel impregnate di fibre.Fino al 30 settembre al Crua ne sono state visitate 118 contro le 58 del 2016 e le 31 del 2015. Per il 14,9% il percorso diagnostico si è poi concluso con la denuncia di malattia professionale, poi riconosciuta.

Oltre la metà delle persone (il 51, 3%) si è rivolta al Crua su invio del medico di medicina generale, ma i medici curanti erano stati molto più solerti l’anno precedente, inviando quasi il 60% del totale degli utenti. «C’è un problema su questo fronte e cercheremo quindi di incontrare ancora i medici di medicina generale, fondamentali in un percorso di sorveglianza sanitaria», ha detto il direttore del Crua, che ha partecipato alla redazione del Piano regionale amianto, licenziato lo scorso 22 novembre dalla giunta regionale che ora ne ha decretato la non assoggettabilità a Vas. Alla fine di un percorso che pare abbia visto, secondo quanto emerso in commissione, solo il Comune di Ronchi dei Legionari presentare un’osservazione sulle mini-discariche, previste dal Pra per evitare gli ancora frequenti abbandoni sul territorio di materiale contenente amianto.

Nella seduta della commissione la consigliere de La Sinistra Cristiana Morsolin ha chiesto quindi se anche il Comune di Monfalcone abbia presentato delle osservazioni e quale sia il suo giudizio sui contenuti dello strumento. «Credo sia abbastanza indefinito e non so quindi se sarà effettivamente approvato nel corso di questa legislatura», ha risposto l’assessore all’Ambiente Sabina Cauci, che in precedenza aveva letto una memoria del sindaco Anna Cisint sulle azioni messe in campo dalla fine del 2016 a oggi sul tema. «Abbiamo ritenuto di non intervenire a questo livello – ha aggiunto Cauci –. Si dovrà poi in ogni caso vedere come sarà applicato il Piano regionale».

Per i comitati e le associazioni di rione di Monfalcone, che alla commissione e al suo presidente, Gualtiero Pin, hanno presentato un documento unitario, rimane fondamentale dare piena attuazione soprattutto agli obiettivi di sorveglianza sanitaria inclusi nel piano, arrivando, però, anche, nel più breve tempo possibile, a «dare agli ammalati e alle loro famiglie un percorso sanitario e assistenziale dignitoso». I rioni ribadiscono, inoltre, come il Crua debba diventare nei fatti il Centro unico regionale amianto, assegnandogli,

quindi, un’adeguata disponibilità di personale e di mezzi. Secondo i rioni, che avanzano alcune proposte per eliminare le lacune, il Pra è carente dell’aspetto relativo alla prevenzione nel capitolo dedicato alle fibre artificiali vetrose.

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