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Assolto dopo 6 anni: non voleva rompere il vetro dell’auto

Quasi sei anni di processo per aver rotto accidentalmente il vetro di un’automobile posteggiata. La vicenda risale all’ottobre del 2012 e si è conclusa in tribunale in questi giorni con un’assoluzione...

Quasi sei anni di processo per aver rotto accidentalmente il vetro di un’automobile posteggiata. La vicenda risale all’ottobre del 2012 e si è conclusa in tribunale in questi giorni con un’assoluzione in appello, dopo una prima condanna a quattro mesi di carcere.

Il fatto si è consumato nel rione di Ponziana. Un quarantaduenne triestino, M.V. le sue iniziali, sta passeggiando lungo una via del quartiere. Ha un periodo piuttosto difficile e quel giorno è particolarmente nervoso.

Preso dai pensieri e da una buona dose di rabbia, il quarantaduenne sferra un calcio a un tavolino di plastica di un bar, posizionato all’esterno del locale. Disgraziatamente il posacenere appoggiato sopra finisce contro il lunotto posteriore di una Renault Megane parcheggiata accanto. Il vetro va in frantumi. I titolari del bar che assistono alla scena chiamano i carabinieri.

Parte d’ufficio una denuncia per “danneggiamento aggravato” e il caso, come da prassi, piomba in Procura. Comincia così una dura e lunga battaglia giudiziaria. La proprietaria dell’automobile, sentita in tribunale, dal canto suo aveva escluso la volontarietà del danno arrecato al mezzo. Ma l’uomo viene comunque condannato in primo grado a quattro mesi di detenzione. E senza condizionale, perché l’indagato ha altri precedenti alle spalle.

L’avvocato William Crivellari, che ha assistito il quarantaduenne triestino in tutti questi anni, fa subito appello. Che viene accolto con la formula proposta dal legale: il fatto non costituisce reato. Anche perché, in effetti, mancava l’intenzionalità del

gesto: M.V. non voleva rompere alcunché.

Si è trattato, sostanzialmente, di uno sfortunato incidente causato dalla stizza del momento. Ma per dimostrarlo ci sono voluti anni di udienze in tribunale. Quasi sei in tutto, conclusi con l’assoluzione piena.

(g.s.)

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