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Trieste, Mediaworld a rischio, addetti in sciopero

Voci di chiusura per il megastore delle Torri. Già disposti tagli in busta paga. Oggi presidio davanti al centro commerciale

TRIESTE Oggi, sabato 3 marzo, i lavoratori Mediaworld del punto vendita all'interno delle Torri d'Europa incroceranno le braccia. La sciopero - che prevede anche un presidio in via Svevo all'esterno del centro commerciale - è stato indetto a livello nazionale da Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs per contrastare le decisioni di Mediamarket, la società che controlla i negozi a marchio Mediaworld. La mobilitazione arriva dopo la comunicazione del taglio dal 1° maggio 2018 del bonus presenza e la maggiorazione economica del 90% prevista per il lavoro domenicale, e dopo l'annuncio delle chiusure dei punti vendita di Grosseto e Milano Stazione Centrale, e del trasferimento della sede in provincia di Bergamo. Segnali che non fanno stare tranquilli i 30 dipendenti del punto vendita di Trieste, dieci in meno rispetto a quando il negozio aveva aperto.

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«La situazione è grave e temiamo anche per Trieste perché l'azienda ha annunciato che da ora in poi resteranno aperti solo i punti vendita che si sorreggono autonomamente dal punto di vista economico - spiega Chiara Coletti, funzionaria Filcams Cigl -. Il taglio dei bonus mette inoltre seriamente in difficoltà molti lavoratori, specialmente quelli che lavorano con un contratto part-time-. Questo tipo di contratto - aggiunge - a Trieste è utilizzato soprattutto da donne, molte mamme single, che lavorano solo nei fine settimana e che grazie a quei bonus riuscivano a portata a casa uno stipendio».



I sindacati, in una nota diramata sul luogo di lavoro, puntano il dito contro l'incapacità aziendale di rilanciarsi sul mercato. «Mediamarket deve affrontare una situazione di mercato difficile - si legge - per farlo servono investimenti e la partecipazione di tutti i lavoratori», che hanno il diritto ad «avere informazioni preventive sul loro destino occupazionale», ma anche «il diritto ad avere la giusta retribuzione per il lavoro che svolgono la domenica ed orari di lavoro sostenibili».

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Sembra che nei giorni scorsi l'azienda abbia messo in atto una serie di azioni per dissuadere i dipendenti dal prendere parte allo sciopero. «Gira voce di “liste nere” per chi aderirà - sostiene Coletti - ma i lavoratori devono farsi forza perché solo uniti riusciremo a ottenere qualcosa».

Tre anni fa Mediamarket, proprietaria della catena MediaWorld, dichiarò lo stato di crisi con l’esubero di 1000 dipendenti. Dopo una faticosa trattativa il sindacato firmò un accordo che riduceva gli esuberi a 130 persone, ma impegnava l’azienda a investire sulla modalità di vendita multicanale, a rivedere l’organizzazione del lavoro e le politiche di gestione delle vendite online.

«Poi a luglio 2017, - spiegano i sindacati - già inadempiente, Mediamarket si è volatilizzata per ricomparire a febbraio di quest’anno e dirci che l’anno scorso hanno perso 17 milioni e quindi dovevano chiudere il negozio di Grosseto e Milano stazione centrale: un atteggiamento inaccettabile».

 

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