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elezioni 2018

Prosecco e tartine per l’ultimo atto della gara low cost

Convention e maxiraduni sono un lontano ricordo La campagna ora si chiude con brindisi per pochi

TRIESTE. Il comizio non esiste più. A Trieste e nel resto del Friuli Venezia Giulia, la campagna elettorale si conclude sotto tono per tutti i partiti, che optano per eventi raccolti anzichè sulle ormai dimenticate adunanze di popolo, da cui lanciare l'ultimo appello con cui motivare la base a trascinare al voto i conoscenti indecisi. Niente di tutto questo nell'anno domini 2018, con le forze politiche che ripiegano su bicchierate e brindisi per il nucleo ristretto di iscritti, simpatizzanti e volontari che hanno dato l'anima nel corso dell'ultimo mese.

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La colpa è del tempo. Da una parte quello meteorologico, che certo non invoglia a organizzare incontri all'aperto; dall'altra quello del divenire storico, in cui la politica in piazza che sembra aver perso tutto il suo appeal e un elettorato sempre più sfiduciato si informa distrattamente attraverso la tv o qualche battuta sui social network. E così la chiusura della campagna diventa occasione per alzare i calici e augurarsi la vittoria, lanciando appelli al voto che, per quanto vibranti, avvengono davanti a persone tutte già convinte di sostenere chi hanno davanti.

La campagna si chiude con un brindisi
La campagna si chiude con un brindisi


Accade al Caffè San Marco di Trieste, dove i candidati triestini del Pd hanno salutato ieri i simpatizzanti con un cin cin nel tardo pomeriggio. Nel locale le facce sono quelle di sempre: eletti, assessori, dirigenti, iscritti, simpatizzanti: con nessuno da convincere non resta che ringraziare chi si è sobbarcato in modo volontario il lavoro di questo mese che, nel caso del Pd, ammonta a oltre 250 iniziative nell'intero Fvg. Eventi simili si tengono più o meno in contemporanea a Gorizia, Monfalcone, Udine e Porcia, con i candidati dei rispettivi collegi.

«Non possiamo permetterci che questa regione torni all'angolo», apre le danze la segretaria Antonella Grim, sottolineando che «il centrodestra non mantiene gli impegni». Debora Serracchiani promette «continuità con quanto fatto in Regione su porto e infrastrutture. Abbiamo fatto una campagna sincera, mentre il centrodestra non si è visto e si è limitato ad attacchi personali». La candidata ringrazia Gentiloni e cita Renzi solo quando invita a «convincere gli indecisi e chi magari non ci vuol votare perché gli sta antipatico il segretario». Rosato ricorda che «in due collegi (Trieste e Gorizia, ndr) l'esito dipende da una manciata di voti: andiamo fino all'ultimo nei rioni, facciamo cinquanta telefonate a testa». Poi il brindisi per i circa duecento presenti, a base di vino bianco, olive e focacce alla cipolla.

Menù decisamente meno elegante della cena elettorale organizzata da Illy giovedì in compagnia del patron di Eataly, Oscar Farinetti, evento conclusivo della sua campagna da indipendente. L'ex governatore salta anche l'ultimo evento dei dem e si concede un incontro a Muggia sul lavoro femminile: «Un brindisi di vittoria o di sconfitta sarà organizzato dopo le elezioni», fa sapere il comitato elettorale.

Il centrodestra chiude fra Trieste e Gorizia. Nel capoluogo isontino si ritrova nel pomeriggio per un rinfresco al Grand Hotel Entourage, alla presenza di tutti i candidati. Ma il clou arriva di mattina nella Sala matrimoni del Comune, con Roberto Dipiazza officiante speciale della conferenza. Il sindaco predice «un bellissimo risultato: la gente ha bisogno di cambiamento. Votate chi volete, ma votate centrodestra. Quelli del Movimento 5 Stelle sono ridicoli». Visto il luogo, si insiste più volte sull'unione della coalizione e Massimiliano Fedriga assicura che «l'alleanza è compatta e ha un programma condiviso: i nostri elettori sceglieranno il premier nella cabina elettorale, mentre gli altri punteranno ad accordi posticci dopo il voto». Per Fabio Scoccimarro «verrà proposto anche un candidato regionale unitario e vincente»; poi il plauso all'Ungheria, «uno dei pochi paesi orgoglioso di difendere i confini e la nostra religione contro l'islamizzazione». Per Renzo Tondo, «la campagna non finisce domenica ma il 29 aprile: spero che martedì avremo il nostro candidato per le regionali». Sandra Savino evidenzia che «la flat tax darà uno choc fiscale dopo governi che hanno contratto la spesa senza risultati». Savino fissa quindi l'asticella ideale del centrodestra in Fvg al 35-36%, mentre Scoccimarro punta al 40% e Tondo si accontenta di «un voto più degli altri».

Il M5s fa invece la scelta singolare di presentare a Trieste Alessandro Fraleoni Morgera, candidato alla presidenza alle prossime regionarie. Appuntamento finale a Udine, al Mocambo Sky Restaurant, a base di buffet e musica dal vivo. Presenti solo alcuni candidati, perché Stefano Patuanelli, Sabrina De Carlo e Vincenzo Zoccano preferiscono la convention finale romana. De Carlo sottolinea che «il 4 marzo avremo la grande opportunità di scegliere tra chi ha dimostrato zero credibilità e chi in questi anni si è impegnato per i cittadini». Liberi e uguali si limita a sua volta a una bicchierata allo Knulp: con la voce del raffreddato Federico Buttò si augura «mai più campagne che non siano in primavera», mentre Carlo Pegorer invita «gli elettori progressisti a portare la sinistra in parlamento: lavoro stabile e sanità pubblica». I partiti più piccoli tralasciano quasi tutti l'organizzazione di eventi conclusivi. Potere al popolo opta per cene sociali nelle case del popolo della regione, mentre Fabio Tuiach spiega che «il meteo ha penalizzato Forza nuova, ma questa campagna è servita a farci conoscere: gli elettori delusi dall'inciucio si butteranno su di noi».

 

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