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Croazia: incostituzionale lo slogan ustascia
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Croazia: incostituzionale lo slogan ustascia

Sarà vietato l’uso di “Za dom spremni” (Per la patria pronti) in pubblico. Sì invece alla stella rossa

ZAGABRIA Il saluto ustascia “Per la patria, pronti!” (Za dom spremni!) sarà d’ora in poi considerato incostituzionale in Croazia. Questa settimana, la “Commissione per il confronto con le conseguenze dei regimi non democratici” - nominata un anno fa dal governo di Zagabria - ha infatti pubblicato il suo rapporto sulla questione, arrivando ad una conclusione che è stata però criticata sia dall’estrema destra che dalla sinistra. Secondo i 17 storici, politologi ed esperti legali facenti parte della Commissione, il saluto ustascia è incompatibile con la Costituzione croata a differenza della stella rossa socialista, il cui legame con la lotta al nazi-fascismo è “indiscutibile” (i simboli partigiani e comunisti potranno essere dunque vietati solo se usati per inneggiare alla violenza e all’odio o per glorificare dei crimini).

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Se questo primo punto ha fatto inevitabilmente infuriare i nazionalisti croati, il resto del rapporto ha invece lasciato perplessi i socialdemocratici. Secondo la commissione, il governo potrà comunque autorizzare, con opportuni interventi legislativi, l’utilizzo del saluto ustascia in determinate situazioni. Nell’annunciare la conclusione del lavoro del gruppo di esperti, il premier Andrej Plenković ha in effetti dichiarato mercoledì che «l’utilizzo di quel saluto su una targa è contrario alla Costituzione croata. Ma (la Commissione, nda.) ha anche riconosciuto che a precise condizioni lo si può usare in delle situazioni eccezionali». Il riferimento è alla targa che è stata collocata vicino a Jasenovac a fine 2016 scatenando una grossa polemica sia in Croazia che in Serbia.

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A Jasenovac tolta la targa con il motto degli ustascia

Lla lapide aveva suscitato una lunga controversia con Belgrado per via del motto contenuto nel logo dell’Hos: “Za dom, spremni!”, ovvero “Per la patria, pronti!”, un saluto ustascia in voga ai tempi del dittatore Ante Pavelić

Il paradosso era infatti che lo slogan tipico del regime ustascia di Ante Pavelic (al potere a Zagabria durante la Seconda guerra mondiale) si ritrovasse affisso a poca distanza dal campo di concentramento in cui quello stesso regime massacrò tra il 1941 e il 1945 più di 83mila serbi, ebrei, rom e dissidenti croati. Proprio la vicenda della targa - successivamente rimossa e spostata da Jasenovac - era stata all’origine dell’istituzione di una commissione ad hoc che risolvesse la questione una volta per tutte. Ma il rapporto, tacciato di ambivalenza, pare invece destinato ad alimentare nuovi scontri.

L’ex ministro della Cultura, lo storico revisionista Zlatko Hasanbegović ora alla guida di un movimento di estrema destra, ha prontamente affermato che le conclusioni degli esperti non sono altro che «una raccolta di opinioni, senza alcun valore giuridico».

Sulla stessa linea anche il Partito croato dei diritti (Hsp), il cui braccio armato durante la guerra (le Forze croate di difesa, Hop) usa proprio lo slogan ustascia nel proprio logo. Per l’Hsp - che pur non avendo nessun rappresentante al Sabor, organizza regolarmente delle manifestazioni in camicia nera - le raccomandazioni della commissione sono semplicemente «inaccettabili». Il governo, in linea con quanto suggerito dalla Commissione, si è pertanto detto disponibile a permettere all’Hsp l’utilizzo del logo e dunque del saluto ustascia nelle commemorazioni della guerra e dei volontari dell’Hos uccisi in combattimento.
 

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