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L’ombra delle elezioni sull’Unione italiana spaccata
Istria

L’ombra delle elezioni sull’Unione italiana spaccata

Difficile rimarginare la frattura creatasi nell’Assemblea di Fiume. Polemiche anche sulla gestione dei fondi dell’UpT

FIUME. È un clima teso quello che si respira all’interno della minoranza italiana di Croazia e Slovenia, dopo che ad inizio settimana l’Assemblea dell’Unione italiana (Ui) si è divisa su una proposta di modifica allo statuto. A distanza, i rappresentanti dei diversi schieramenti usano dei toni molto duri per descrivere la situazione, lasciando immaginare che un compromesso sarà difficilmente raggiungibile nelle prossime settimane. Il tutto, mentre questo lunedì 5 marzo l’Assemblea si riunisce nuovamente con l’obiettivo di approvare (in ritardo) il bilancio consuntivo, slittato all’ultima seduta per la mancanza del numero legale.

La sede dell'Unione italiana a Fiume
La sede dell'Unione italiana a Fiume


Maurizio Tremul, il presidente della Giunta esecutiva dell’Ui, è deciso nello smontare una per una le proposte di riforma dello statuto. «Questi emendamenti ci fanno tornare indietro, la riforma statutaria del 2010 ha già reso l’Ui più democratica», spiega Tremul che aggiunge «il limite dei mandati introdotto retroattivamente è ridicolo, mentre riproporre l’elezione indiretta del presidente dell’Ui non ha senso e i limiti di spesa imposti alla Giunta ci renderanno inefficienti».

Per il presidente, si tratta di emendamenti «ad personam» volti ad impedire la sua ricandidatura. «C’è un piano non soltanto per far fuori una persona, ma per svuotare di ruolo e di competenze l’Ui», assicura Tremul.

Maurizio Tremul
Maurizio Tremul

E a chi lo accusa di ricoprire la stessa carica dal 1991 e di non voler mollare, risponde secco: «Di quale ricambio parla Fabrizio Radin, che è nelle strutture dell’Unione italiana dal 1986?». Fabrizio Radin, presidente della Comunità italiana (Ci) di Pola e membro del gruppo di minoranza che ha proposto le modifiche allo statuto è altrettanto tagliente: «Io lavoro gratis, a differenza di Tremul, che da 27 anni prende uno stipendio dall’Ui di cui non si conosce l’importo». Per il consigliere polesano «siamo di fronte ad una gestione autocratica e personalistica dell’Ui, che oggi spende per il suo apparato amministrativo più di tutte e 50 le Ci in Croazia e Slovenia». Dello stesso avviso anche Orietta Marot, presidente della Ci di Fiume e membro del gruppo de «La svolta», all’opposizione. «Non ho niente contro nessuno, ma penso che per l’immagine e la credibilità dell’Unione italiana, un cambiamento sia dovuto dopo 27 anni», sostiene Marot, che aggiunge: «Dovremmo chiederci come mai la regione Friuli Venezia Giulia ha deciso di lasciare la gestione dei fondi per la minoranza all’Università popolare di Trieste (Upt), piuttosto che affidarli a questa Ui».

Furio Radin
Furio Radin


Oltre alle proposte di modifica dello statuto, è infatti la questione del finanziamento da parte del Fvg ad infiammare gli animi nella minoranza. Fabrizio Radin accusa Tremul di aver taciuto per due anni la situazione attuale, ovvero il fatto che i fondi per la minoranza sono soggetti ora a concorso e gestiti dall’UpT e non più attributi all’Ui per una successiva redistribuzione. Per Tremul qualcuno vuole bypassare una realtà - l’Unione - il cui ruolo è definito da un trattato internazionale. Interpellata al riguardo, la presidente dell’Università popolare di Trieste, Cristina Benussi, si limita ad assicurare: «Noi applichiamo la legge, così come l’Unione italiana applica la legge croata».

In tutto questo, si diceva, il bilancio consuntivo rimane da approvare e se la presidente dell’Assemblea Ui, Tamara Brussich, assicura che lunedì 5 marzo ci sarà il numero legale in aula, i toni non fanno ben sperare per il seguito. Il Console d’Italia a Fiume, Paolo Palminteri, getta acqua sul fuoco, ricordando che «un’Ui unita e forte, in cui tutti e tre gli organismi siano in grado di funzionare è essenziale alla sopravvivenza e allo sviluppo della Comunità nazionale italiana», ma Furio Radin, presidente dell’Ui e vicepresidente del Parlamento croato, è preoccupato. «Ho proposto una soluzione di compromesso che non è stata accettata. Spero ci sarà un accordo condiviso, altrimenti dovrò indire elezioni anticipate», avverte Radin.
 

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