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Gorizia si prende il Consorzio industriale

Nessun monfalconese nel Cda nonostante il peso produttivo. Dentro figure di fiducia di Cisint e Madriz. Staranzano a secco

Nessun monfalconese e soprattutto nessun imprenditore locale nel nuovo cda del Consorzio industriale che l’altro giorno ha voltato pagina dopo l’assemblea che ha dato concretezza alla struttura rinnovata dalla riforma. La linea imposta dal Comune di Monfalcone, guidato dal sindaco Anna Cisint, che è socio di maggioranza relativa con il 38,73% delle quote e condivisa dal vice presidente goriziano della Camera di commercio della Venezia Giulia (24,50% delle quote) Gianluca Madriz non ha dato voce nella governance a nessun personaggio di spicco né di Monfalcone né di Staranzano dove si sviluppa Schiavetti Brancolo.

Gorizia, che oggi non ha quasi più industrie (se non qualche rara novità come la Pipistrel) e ha anche un suo Consorzio industriale, ridotto al lumicino per quanto riguarda le imprese e di cui si è persa traccia nella fase di riordino e della ventilata fusione con Sdag e Aeroporto, che non si è voluto fondere invece con quello monfalconese, ha rimesso la mano sul nuovo Csim, rientrando dalla finestra. Resta così fuori dalla governance il Monfalconese, area considerata come quella con più concentrazione di grandi imprese di qualità della regione. Fuori anche Staranzano che tra i soci Csim è al terzo posto con il 10,46% e che ospita sul proprio territorio il 30% dell’area industriale Csim ed è la parte più pregiata e promettente dal punto di vista dello sviluppo.

Non ce l’ha fatta Roberto Grassetti, l’imprenditore della innovativa Gma di Staranzano che ha anche un insediamento in Brasile. Nel braccio di ferro, che ha visto contrapposti per questioni di potere e di politica, da un lato Staranzano e San Canzian d’Isonzo (ha il 3,45% delle quote in assemblea) con i suoi sindaci e dall’altro i primi cittadini di Ronchi dei Legionari (8,79%), Fogliano Redipuglia (1,84%) e San Pier d’Isonzo (1,23%) che erano assieme a Monfalcone e alla Camera di commercio, Grassetti ne è uscito sconfitto.

Il sindaco Anna Cisint ha indicato presidente del cda una persona di sua fiducia come Fabrizio Russo, commercialista noto e stimato di Gorizia che, oltre ad aver lavorato con Mediocredito e con varie altre società, è stato soprattutto revisione dei conti del Comune di Gorizia. Madriz come Camera di commercio ha appoggiato e si è occupato della vicepresidenza che, rispettando le indicazioni della legge che tutela le quote rosa, è toccata ad un’altra persona di fiducia (stavolta di Madriz) come Michela Cecotti. Imprenditrice di Gradisca d’Isonzo, ha un’azienda di allestimenti e forniture navali a Romans d’Isonzo (il Comune ha 1,18% delle quote).

Nessuna discussione, nessun dibattito, l’assemblea dei soci, convocata oltre che per le nomine anche per il voto sul bilancio, era già “preparata” ad accogliere il lavoro già concluso, in silenzio e senza far trapelare alcuna indiscrezione, dai soci di maggioranza, Comune e Camera di commercio. I lavori si sono aperti proprio con una lettera del Comune di Monfalcone in cui erano già indicati i componenti del cda d’intesa con l’ente camerale. Nomi subito condivisi dalla maggioranza dei soci del Consorzio. Non si sono, come detto, monfalconesi o staranzanesi, in compenso oltre ai goriziani ci sono due triestini. Come il terzo componente del cda, Marco Donda, amministratore delegato di sport Alliance internatonal (Sportler) di cui è anche capo area in Friuli Venezia Giulia e Veneto. Triestino è anche il revisore dei conti Raffaele Valente che è un commercialista anche lui e ha lo studio pure a Monfalcone.

Passaggi e operazioni che si sono consumati in silenzio in un clima di malumore tra i soci di minoranza. Nel cda uscente oltre al presidente Enzo Lorenzon c’erano due monfalconesi doc come Gianfranco Cappellari del porto e Luciano Devidè di Alloys Italia e che rappresentava le aziende insediate. La notizia delle nomine del Consorzio ma soprattutto dell’esclusione della città dai rappresentanti della governance si è subito diffusa a Monfalcone ed è stata accolta da un lato con un gelido silenzio e dall’altro con diversi malumori e una serie di commenti da campanile nei bar: «I goriziani ci hanno scippato il consorzio». In sottofondo è circolata anche un’altra voce, confermata da diverse fonti accreditate. E che dice che in realtà dietro a questa prima mossa con il Csim ci sarebbe una precisa strategia: quella di creare, partendo dal Csim, una grande holding che inglobi anche il Consorzio goriziano con le appendici della Sdag, l’Aeroporto di Gorizia ma anche le realtà che si occupano dei servizi di distribuzione

dell’acqua e dei rifiuti. Un progetto che vede una parte attiva anche nella parte goriziana della Camera di commercio della Venezia Giulia. Ma che per essere attuato dovrà prima far cambiare la legge regionale sui Consorzi appena riordinati.

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