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Via la ghiaia sull’Isonzo Ambientalisti e Comune ai ferri corti a Turriaco

L’accusa: «Scavo selvaggio, si aumenta l’erosione del fiume» La replica: «Opera autorizzata e ridotta rispetto alle previsioni»

TURRIACO. Camion pesanti di ghiaia sono usciti in questi giorni dal greto dell’Isonzo, vicino al ponte di Pieris. Lo scavo del materiale è stato però effettuato in territorio di Turriaco, secondo quanto autorizzato dalla Regione. Gli ambientalisti, però, attaccano la portata e le modalità dell’operazione, condotta a valle e a monte dei ponti ferroviari e sotto i ponti stessi per asportare tutta la ghiaia che crea un potenziale pericolo. Tant’è che Rfi aveva chiesto varie volte alla Regione d’intervenire per mettere in sicurezza i piloni.

Secondo Ambiente 2000, forte della valutazione di un suo socio geologo, di lunga esperienza sull’Isonzo, si tratta però di uno «sghiaiamento veramente selvaggio». «Così si aumenterà l’erosione della parte finale del fiume», afferma l’associazione, da tempo impegnata in difesa dell’ambiente naturale dell’Isonzo e convinta che la ghiaia dovrebbe invece essere portata verso monte, in modo da accentuare così lo scarso trasporto del fiume verso la foce e l’erosione su tutta l’asta per mancanza di materiale. L’associazione ricorda come uno studio promosso dalla Provincia di Gorizia, il “Progetto Camis”, consigliava, a scanso di guai dovuti a un’alterazione idrodinamica del fiume, di non asportare mai la ghiaia, ma di trasferirla dai punti dove si trovava in eccesso ai punti dove se ne trovava di meno. «Ma spostare 100 mila metri cubi di ghiaia avrebbero costituito un costo altissimo – osserva ancora l’associazione –, per cui si è deciso di prelevarla. Anche asportarla ha un costo enorme e, pertanto, si è pensato di venderla e così è stato fatto in barba a quanto consigliato dal progetto Camis».

Alla domanda dei volontari di Ambiente 2000 su dove venisse portata la ghiaia, rivolta ad uno dei camionisti, è stato risposto che il materiale era destinato a una cava di Ruda. L’associazione non mette assolutamente in dubbio la regolarità del percorso autorizzativo dell’operazione di sghiaiamento, ma contesta l’intervento in sé. «È contestabile l’origine dalla quale è partito tutto questo iter dal punto di vista ambientale distruttivo – conclude l’associazione –, e non possiamo andar avanti in questa maniera. Non stiamo distruggendo solo l’ambiente, stiamo distruggendo la nostra casa».

L’amministrazione comunale di Turriaco conferma come si tratti dei «lavori autorizzati da tempo e finora non avviati dall’impresa». Il progetto di una società privata, la Cave giuliane, per lo sghiaiamento dell’Isonzo nel territorio di Turriaco era stato oggetto di un confronto e di una revisione due anni fa. Il piano inizialmente prevedeva l’asporto di 136 mila metri cubi di materiale, una quantità poi dimezzatasi. Sulle azioni previste per la “riqualificazione” del fiume il Comune, ma anche gli ambientalisti, avevano espresso notevoli perplessità all’assessorato regionale all’Ambiente. Nella primavera del 2016 si era giunti quindi a un accordo che «riduceva quasi alla metà l’intervento previsto in origine». L’intervento dovrebbe permettere, secondo le previsioni, nella zona in prossimità dell’attuale erosione spondale sul fiume Isonzo, di aprire dei canali di deflusso per ripristinare la morfologia originaria, con il raccordo della morfologia esistente per la ripresa della funzionalità idraulica. L’intervento sarebbe finalizzato pure a recuperare l’ampiezza dell’alveo con la distribuzione delle portate in regime di magra e di morbida e a migliorare, inoltre, la capacità di laminazione con maggiore sezione utile di deflusso con diminuzione delle velocità.

L’operazione, in ogni caso, ha portato nelle casse del Comune di Turriaco quasi 75mila euro di diritti relativi al prelievo del materiale. I fondi trovano già impiego con la prima variazione al

bilancio di previsione 2018, andando a coprire, tra le altre, maggiori spese per il servizio della casa di riposo (26.500 euro), per incarichi professionali sulla vulnerabilità sismica degli edifici (13 mila euro), per attività culturali (3.600 euro).

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