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Quando il paese di Lucinico era un Comune autonomo

Una bella fotografia di Mariano Perkon, pubblicata nel 2016 su “Lucinis”, la rivista di Lucinico che “ven fûr ogni tant”, mostra un noto angolo della piazza San Giorgio al momento della inaugurazione...

Una bella fotografia di Mariano Perkon, pubblicata nel 2016 su “Lucinis”, la rivista di Lucinico che “ven fûr ogni tant”, mostra un noto angolo della piazza San Giorgio al momento della inaugurazione avvenuta il 19 ottobre del 1924, della sede municipale di quello che una volta era un comune autonomo.

Alla fine della Prima guerra mondiale, il paese era raso al suolo e andava totalmente ricostruito. In questo si prodigò l’Ufficio provinciale regolazioni architettura, l’Upra diretto da Max Fabiani, che il 19 novembre del 1920 provvide alla redazione del Piano di regolazione parziale di Lucinico, prevedendo, tra altre cose, la piantumazione d’ippocastani sul largo viale principale, il giardinetto sul sito dell’antico cimitero spostato ancora nel 1904, nonché la localizzazione dei principali edifici pubblici: la scuola, la chiesa e per l’appunto il municipio. Come racconta Marco Plesnicar nella “Storia di Lucinico” del 2011, il progetto della ricostruzione della scuola si deve alla mano di Fabiani, così come suo fu il primo progetto per la ricostruzione della chiesa in stile Rinascimento veneto, fortemente criticato però dal Soprintendente Guido Cirilli al quale Fabiani stava antipatico e respinto dalla competente “Opera di Soccorso per le chiese rovinate dalla guerra”, mentre la chiesa consacrata nel 1926, fu poi edificata su bozzetto del geometra Alfredo Silvestri di Mariano.

Scrive Marco Pozzetto nel suo testo “Max Fabiani” del 1998, che all’architetto di San Daniele si deve anche il progetto del restauro del palazzo municipale, sul quale al di sopra della trifora del primo piano ancora troneggia lo stemma del Comune di Lucinico, mutuato, come spiega Paolo Iancis, da quello più antico del 1630 ancora esistente sul portone della villa Attems sul lato di via Giulio Cesare, con due leoni alati e linguati affrontati a due torri, con al di sopra il cimiero dall’elmo coronato.

Nella fotografia il giardinetto antistante il palazzo presenta una bassa recinzione e sul lato destro si nota l’edificio del corpo dei pompieri e l’ufficio della pesa pubblica, a descrivere una amministrazione orgogliosamente autonoma, capace di provvedere alle necessità della popolazione. Ma non dura molto. Pochi anni dopo l’inaugurazione del Municipio, nel 1927 viene ricreata la Provincia di Gorizia che era stata soppressa nel 1923 e in quella occasione, col medesimo decreto del 2 gennaio, venne deciso l’ampliamento del capoluogo con l’accorpamento dei comuni limitrofi: Piedimonte, Salcano, San Pietro, Sant’Andrea e per l’appunto Lucinico, ai quali seguirà poi l’anno successivo anche Vertoiba.

L’unione con Lucinico era da tempo sollecitata dal Comune di Gorizia, incontrando sempre l’ostilità dei lucinichesi che più volte respinsero tale ipotesi, nel 1924 e nel 1925, finché la decisione venne calata dall’alto con regio decreto e l’unione divenne effettiva il 1° maggio di quell’anno 1927. Il libro della “Storia di Lucinico” si conclude mestamente

così: «non rimaneva che accettare il fatto compiuto. L’(ormai) ex podestà Giorgio Zottig ratificò l’imposizione con visibile sofferenza: all’uscita del municipio, la sera della presa d’atto, fu udito dire: “Nus ian puartat via il Comun…”»

Diego Kuzmin



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