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L’antica villa torna al conte ma il ristorante dà battaglia

Palazzo di Abbazia restituito ai vecchi proprietari, i titolari del locale attivo dal 1966 si oppongono allo sfratto: «Abbiamo investito per decenni, giusto un risarcimento»

ABBAZIA. È - anzi era - uno dei ristoranti più noti e caratteristici di Abbazia, un indirizzo sicuto del mangiare bene. Il Kamelija, situato nella zona di Slatina, in pieno centro cittadino lungo la centralissima Maresciallo Tito, è chiuso da giorni e salvo sorprese non riaprirà più i battenti. Grazie alla legge croata sulla denazionalizzazione, infatti, la cosiddetta "piccola villa Keglevich", l’immobile costruito nel 1894 in cui il locale era ospitato, è stata restituita al vecchio proprietario, il conte Nikolaus Peter Draskovich. Prima che la denazionalizzazione venisse decretata dal provvedimento in materia, l'edificio apparteneva alla Città di Abbazia che lo aveva assegnato in locazione ai coniugi Marjan e Marina Nikolajev, proprietari appunto del Kamelija. Ma l’altro giorno i due titolari – al momento in viaggio all'estero – sono stati sfrattati e l'esercizio è stato chiuso fino a data da destinarsi. A guardia degli spazi stanno ora un paio di vigilanti che hanno ricevuto l'ordine di non lasciar entrare nessuno, con l'eccezione degli ormai (sembra) ex titolari del Kamelija, che dovranno provvedere allo sgombero di mobili e attrezzature di proprietà.

Visto che né i Draskovich, né il loro avvocato si sono fatti vivi nei giorni scorsi, non è dato sapere quali saranno le prossime mosse dei proprietari. Tempo fa, quando era stato reso noto che l'antica famiglia croata era rientrata in possesso della piccola e della grande villa Keglevich – in quest'ultima si trova il commissariato abbaziano di polizia – la famiglia Draskovich aveva manifestato grande soddisfazione annunciando l’intenzione di risrutturre in modo capillare i due edifici per trasformarli in appartamenti di lusso da affittare.

Ma se la situazione è chiara dal punto di vista della proprietà, altrettanto non si può dire su un altro versante. I Draskovich e i Nikolajev sono impegnati infatti in una dura battaglia giudiziaria: questi ultimi pretendono infatti di essere risarciti per tutto quanto hanno investito nel Kamelija negli ultimi vent’anni. La famiglia di ristoratori ha completamente ristrutturato gli ambienti nel 1999, come confermato dalla figlia di Marina Nikolajev, Blanka Bilić, presente ad Abbazia al momento dello sfratto: «I processi sono tuttora in corso e nessuna sentenza è ancora passata in giudicato – ha asserito Bilić – pertanto mia madre e il mio patrigno erano convinti che l'atto giudiziario dello sfratto non sarebbe ancora diventato esecutivo. Inoltre va detto che nella piccola villa Keglevich, nel momento in cui era stata nazionalizzata, non c'era alcun ristorante. Solo in seguito, nel 1966, il Kamelija è stato allestito nel seminterrato della palazzina. Insomma - ha aggiunto Bilić - l'iter di restituzione della villa presenta punti oscuri: la denazionalizzazione non avrebbe dovuto riguardare il ristorante. Questa è la nostra posizione, che si basa su alcuni casi similari ad Abbazia». Si prevedono lunghi strascichi giudiziari

sulla vicenda.

Quella dei Draskovich, originari della Lika (regione a est di Fiume), è una vecchia famiglia feudale croata. Ha dato quattro bani croati, generali e alti ufficiali dell'Impero asburgico, cardinali, vescovi e magistrati.

 

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