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Finisce l’era dei politici nel board del Porto di Trieste: dal 24 febbraio la svolta tecnica

Serracchiani e Dipiazza escono dal Comitato di gestione. Entrano Fortuna per la Regione e Bernetti per il Comune

TRIESTE Carlo Fortuna al posto di Debora Serracchiani. E Giulio Bernetti per Roberto Dipiazza. Dal comitato di gestione del porto di Trieste escono gli amministratori pubblici. Lo prevede il cosiddetto “correttivo porti”, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 9 febbraio e in vigore da sabato 24. «Non c’è dubbio sul fatto che lavoreremo nel segno della continuità», assicura il presidente dell’Autorità portuale del Mare Adriatico Orientale Zeno D’Agostino. I nomi dei sostituti? Ufficializzati a stretto giro da Serracchiani e Dipiazza.

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La novità è dettata dal decreto legislativo 232 del 13 dicembre scorso che integra e corregge il 169 del 4 agosto 2016, la riforma portuale targata Graziano Delrio. Il decreto, la cui formulazione definitiva non presenta sostanziali variazioni rispetto alla versione approvata dal Consiglio dei ministri, interviene su diversi aspetti della materia oggetto della riforma, a partire dalle procedure per la definizione e approvazione del piano regolatore di sistema portuale che ogni Autorità deve adottare. Ma nella norma viene anche disposto che non possono essere nominati quali componenti dei Comitati di gestione delle Authority «coloro che rivestono incarichi di componente di organo di indirizzo politico anche di livello regionale e locale o che sono titolari di incarichi amministrativi di vertice o di amministratore di enti pubblici e di enti privati in controllo pubblico». È il caso appunto di Serracchiani e Dipiazza, i cui incarichi decadranno di diritto il 24 febbraio, data di entrata in vigore del decreto.

Non solo: è ancora il 232 a precisare che, pure in caso di cessazione dalla carica pubblica, la presidente della Regione e il sindaco di Trieste non potranno essere nominati nel board delle Autorità di sistema portuale per i prossimi tre anni. Nulla in realtà che non fosse previsto. E in Regione ci si è mossi in anticipo. Serracchiani aveva indicato da tempo Fortuna, entrato nell’organico dell’amministrazione Fvg a inizio 2014 come direttore del nuovo servizio Infrastrutture strategiche e Relazioni internazionali. Un profilo che ha convinto, oltre alla presidente, anche il Pd. A fine 2017, in risposta alle perplessità dei grillini, il consigliere regionale dem Renzo Liva esaltava infatti «l’alto profilo del curriculum di Fortuna, direttore di un servizio che tra le principali mansioni coordina e supervisiona anche progetti di intervento in materia di grandi vie di comunicazione marittima con specifico riferimento alle reti trans europee di trasporto e ai nodi strategici della Regione quali i porti di Trieste e Monfalcone».

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Pure Dipiazza non ha dubbi sulla scelta di Bernetti, dirigente rientrato a Trieste nel 2016 (ora è direttore del servizio Pianificazione territoriale, Valorizzazione Porto vecchio, Mobilità e traffico) dopo un quadriennio all’Urbanistica di Grado. «Giulio è persona con cui c’è un feeling particolare – commenta Dipiazza –. Quando c’è da risolvere un problema nell’immediato, so che lui è pronto ad agire». Un sassolino, tuttavia, il sindaco se lo toglie: «Di fronte a due sole questioni di governance, quelle di Livorno e Civitavecchia, si è deciso di intervenire con un decreto che rivoluziona tutti i comitati di gestione. Sarebbe stato ben più opportuno commissariare quei due porti e lasciare andare avanti chi le sue cose le sta facendo al meglio. Un peccato, perché con Serracchiani, D’Agostino e Sommariva siamo in perfetta sintonia».

Il nuovo assetto, con Fortuna, Bernetti e il riconfermato comandante della Capitaneria Luca Sancilio, non preoccupa comunque D’Agostino. «I due ingressi sono di persone collegate agli uscenti – osserva il presidente dell’Autorità – e dunque immagino che il dialogo possa continuare come prima. Inoltre, se pure Serracchiani e Dipiazza avevano a loro volta anche un curriculum tecnico, su quel fronte siamo ulteriormente garantiti». Sempre in tema portuale, Serracchiani lancia intanto la proposta di rendere area franca la stazione ferroviaria di Campo Marzio. «Pur restando proprietà pubblica di Rfi – sostiene –, si può affidare la gestione ad Adriafer trasferendo il punto franco nell’area della stazione. Ne trarrebbero grande vantaggio le operazioni di sdoganamento, che avverrebbero dentro il porto. Serve un’interlocuzione forte con l’Agenzia delle Dogane affinché il porto franco internazionale possa operare – prosegue Serracchiani –. La riforma dei porti è monca, non affronta la regolamentazione del lavoro, il gigantismo delle navi crea situazioni nuove che non potevano essere previste dalla legge 84/94. È la sfida che deve affrontare il prossimo Parlamento».

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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