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Bressan: «Ora serve un’azione radicale»

GRADISCA D’ISONZO. «I cinghiali? Il problema esiste, anzi diventa sempre più forte e, contemporaneamente, poco gestibile. Bisogna cambiare marcia. E sinora non ci siamo riusciti». Antonio Bressan,...

GRADISCA D’ISONZO. «I cinghiali? Il problema esiste, anzi diventa sempre più forte e, contemporaneamente, poco gestibile. Bisogna cambiare marcia. E sinora non ci siamo riusciti». Antonio Bressan, presidente provinciale della Coldiretti, non nasconde la propria preoccupazione. E chiede, con forza e ancora una volta, una maggiore unità d’intenti per avere ragione di una questione tuttora irrisolta e che getta nella disperazione non solo tanti agricoltori, ma che diventa un problema di sicurezza. Parlare di questo argomento assieme a lui è come sfondare una porta aperta. Negli anni ha formulato molti appelli ma poche volte sono andati a segno. «Agricoltori, Federcaccia e singoli cacciatori devono creare un blocco granitico per affrontare la questione. E ci eravamo anche quasi riusciti. È necessario andare a braccetto perché la vicenda è complessa», sottolinea Bressan che ricorda come, con la Regione, il confronto è continuo. «Ma spesso non si è andati oltre agli interventi-tampone, che non risolvono il problema alla radice. Occorre una strategia per trovare una via di fuga. È un problema serio, non soltanto qui ma in tutta Italia. È necessario, però, che le soluzioni vengano proposte dagli attori principali (agricoltori, cacciatori) e attuati successivamente dalla politica che, troppe volte, si è limitata a soluzioni temporanee, a macchia di leopardo. Parliamoci chiaro: non si può neanche più ipotizzare degli abbattimenti selettivi o in deroga, ma radicali. In pianura i cinghiali non ci possono stare».

Le segnalazioni sono continue. I cinghiali hanno spesso effettuato scorribande a Capriva del Friuli, a Mossa, passando per San Floriano del Collio, Oslavia, Piuma e Piedimonte. E ancora a Gradisca e Farra. Figuriamoci se Bressan rimane stupito dall’episodio di Sagrado, che avrebbe potuto avere anche conseguenze più gravi. «Scorribande – conclude il referente provinciale di Coldiretti – che mettono in grande difficoltà gli agricoltori. Siamo imprenditori e credo in tal senso dovremmo essere

tutelati da norme venatorie chiare. Chi più di noi ha a cuore l’ambiente e il territorio? Come Coldiretti sosteniamo la biodiversità ma attualmente ci sono popolazioni di animali selvatici fuori controllo e tra questi i cinghiali, che proliferano in modo esponenziale». (l. m.)

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