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Trieste, via libera alla vendita di palazzo Carciotti

La commissione regionale autorizza l’alienazione. Base d’asta da 21 milioni L’assessore Giorgi: «Entro l’estate il bando. La cessione prima di fine anno»

TRIESTE Palazzo Carciotti è in vendita. L’enorme edificio sulle rive firmato da Matteo Pertsch potrà essere ufficialmente messo sul mercato dal Comune di Trieste che è il proprietario. La Commissione regionale per il patrimonio culturale (in codice Co.re.pa.cu.), chiamata ieri pomeriggio a palazzo Economo a valutare la questione della vendita, ha dato il via libera all’alienazione di palazzo Carciotti con le prescrizioni già individuate e previste per legge.

A presiedere i lavori della commissione, con un incarico “ad interim” arrivato dal ministero ai Beni culturali, è stato il soprintendente all’archeologia, belle arti, paesaggio Corrado Azzollini che si è avvalso dell’aiuto del direttore del Polo museale Luca Caburlotto e del soprintendente archivista Viviano Iazzetti. In altre parole i futuri acquirenti di palazzo Carciotti dovranno rispettare le attuali volumetrie, lasciare intatti le statue e gli affreschi interni e soprattutto garantire la pubblica fruizione della parte anteriore del grande edificio, quella che si affaccia sul mare.

Trieste, Palazzo Carciotti all'asta fra due mesi In vendita l'intero edificio, gioiello neoclassico progettato dall’architetto Matteo Pertsch per il commerciante greco Demetrio Carciotti e consegnato alla città nel 1803. Per il palazzo triestino si prevede un futuro con hotel, case e negozi. Diversi gli imprenditori interessati. L'articolo


«Possiamo tirare un sospiro di sollievo. Qualche mese fa eravamo un po’ preoccupati dal rischio che prevalessero alcune prescrizioni troppo prescrittive. È stata invece tutelata una parte di fruibilità pubblica che un gioiello del genere deve avere» commenta soddisfatto Lorenzo Giorgi, assessore comunale al Patrimonio. Il destino alberghiero di palazzo Carciotti è quindi segnato. E i tempi? «Entro l’estate il bando per l’alienazione e poi la vendita entro l’anno» pronostica con un certo ottimismo l’assessore. Quella della vendita integrale del bellissimo edificio neoclassico, fa capire l’amministrazione comunale, era una scelta obbligata. Senza alternative. «Siamo pronti. Si tratta di un’alienazione obbligatoria. Non c’era altro modo di tutelare quel bene dei triestini che venderlo. Non era pensabile di spendere milioni di euro per ristrutturarlo e poi magari metterci dentro gli uffici del commercio o dei vigili urbani. Sarebbe una follia. Meglio metterlo sul mercato che lasciarlo sprofondare» spiega Giorgi.

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Le prescrizioni previste dalla Soprintendenza sono quelle suggerite dall’articolo 55 del Decreto legislativo 42/2004, conosciuto come Codice dei beni culturali. La norma riguarda i criteri di alienabilità di immobili appartenenti al demanio culturale: «l’autorizzazione non può essere rilasciata qualora la destinazione d’uso proposta sia suscettibile di arrecare pregiudizio alla conservazione e fruizione pubblica del bene o comunque risulti non compatibile con il carattere storico e artistico del bene medesimo». E così dovrà essere anche per palazzo Carciotti. «La vendita, inoltre, ci consentirà di avere un incasso tale che ci permetterà di fare tante opere pubbliche» aggiunge l’assessore. In realtà il Carciotti era già stato messo sul mercato, seppure a metà, dall’amministrazione precedente. Nel piano delle alienazioni 2015 della giunta di Roberto Cosolini era stata inserita la porzione posteriore del palazzo, quella che termina in via Cassa di risparmio. La parte anteriore, con la scenografica facciata rivolta al mare, sarebbe rimasta nel patrimonio municipale e adibita ad attività culturali. La terza giunta Dipiazza, invece, ha ritenuto di cedere l’intero palazzo, per facilitare l’operazione immobiliare.

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A giudizio dell’amministrazione, infatti, non mancano i candidati all’acquisto dell’enorme palazzo edificato dal commerciante greco Demetrio Carciotti su progetto di Pertsch. Il sindaco Dipiazza, in più di un’occasione, ha parlato di una cinquina di gruppi interessati alla compravendita. La base d’asta sarebbe fissata a 21 milioni di euro. E si auspicano sostanziosi rilanci.


Prima di arrivare all’alienazione, le amministrazioni comunali avevano tentato di imboccare strade diverse. Nel 2008 Dipiazza, al secondo mandato, aveva definito un accordo con l’allora direttore regionale dei Beni culturali, Roberto Di Paola, finalizzato a un duplice utilizzo del palazzo, museale davanti e congressuale dietro. La Soprintendenza aveva pensato di collocare a palazzo Carciotti la galleria d’arte antica di palazzo Economo nell’ambito del progetto di un museo della città. Si era pure trovato un finanziamento ministeriale pari a un paio di milioni di euro. Ma poi, come spesso capita a Trieste, non se ne fece niente.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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