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La Diga di Trieste va a caccia di un nuovo gestore

Pubblicato dall’Autorità portuale il nuovo bando di concessione con finalità turistico-ricreative. Domande entro il 30 marzo

TRIESTE È un altro simbolo di Trieste e della sua storia, disgraziato quasi come il tram di Opicina. Ora, proprio mentre molti vorrebbero tagliarla per permettere alle gigantesche navi bianche di approdare in un avveniristico terminal crociere (Msc ad esempio sarebbe interessata) da realizzare in Porto vecchio, la Diga tenta per l’ennesima volta di rilanciarsi come stabilimento balneare, anzi come “bagno” perché è così che si dice da queste parti. La sua tradizione, che riporta addirittura agli inizi del Novecento, è caratterizzata da lunghi buchi di gestione, da ultimo anche con strascichi penali. Ora l’Autorità di sistema portuale dell’Adriatico orientale ha pubblicato il nuovo bando “con oggetto la concessione demaniale marittima della Diga foranea antistante al Porto vecchio di Trieste già adibita a stabilimento balneare con annesso bar-ristorante, per lo svolgimento di attività aventi finalità turistico-ricreative”.

La destinazione d’uso quale stabilimento balneare è la più logica, ma non va intesa in via esclusiva, date appunto le possibilità di ristorazione e di intrattenimento serale con musica e ballo. «L’area ha una superficie complessiva – si fa notare – di circa 15.700 metri quadrati (di cui circa 14.000 metri quadrati di superficie scoperta e circa 1.700 metri quadrati di pertinenze demaniali)». Le istanze di concessione demaniale dovranno pervenire all’Authority entro le 12 del 30 marzo. Il Comitato portuale aveva approvato nell’ottobre 2016 all’unanimità (il parere era consultivo) la revoca della concessione all’allora titolare, l’Associazione sportiva dilettantistica “La Diga – L’isola di Trieste” a causa di una montagna di rate di canone non pagate per una somma complessiva di 222.048,65 euro, esclusi gli interessi di mora.

La Torre del Lloyd aveva definito la posizione debitoria della concessionaria «gravissima» rilevando che «si palesa il pressoché totale mancato rispetto degli impegni assunti con il piano di rientro» approvato il 17 aprile 2015 dopo già un primo sollecito. Con un decreto emesso il 22 dicembre 2016 era stata dichiarata la decadenza dell’associazione. Ciò dopo altre due gestioni deficitarie con contraccolpi giudiziari per i due responsabili delle rispettive associazioni: Federico Stopani e Franco Brumat. Era quindi subentrata nella concessione l’associazione “La Diga – L’isola di Trieste” che aveva poi affidato la gestione dell’intera area a Eurospiagge la quale a propria volta aveva girato quella dello stabilimento alla società Amare srl. Decaduta la concessione, l’Authority aveva comunque tentato un affidamento temporaneo dell’area per un paio di mesi dell’estate scorsa prima di procedere ora con il bando. La concessione avrà poi scadenze da definire. «La durata – si legge nel bando – verrà determinata dall’Authority con riferimento al piano economico e finanziario al fine di consentire al concessionario la rimunerazione degli eventuali investimenti previsti». E ancora, «il canone verrà stabilito, in base alle singole destinazioni d’uso previste dal concessionario, ai sensi del regolamento Concessioni e canoni demaniali e della Tabella dei canoni demaniali marittimi per concessioni disciplinate mediante licenza, in vigore dal primo gennaio 2018».

Già nel 2013 il presidente della Camera di commercio Antonio Paoletti aveva invitato a non lasciar morire il bagno all’Antica diga, ma a trasformarlo nella spiaggia degli alberghi triestini del centro, per attirare in città nella stagione estiva un maggior numero di turisti. «Quello che faccio – aveva affermato – è un vero e proprio appello agli albergatori: si uniscano in un consorzio che

possa gestire questo storico e prezioso stabilimento balneare triestino che potrebbe oltretutto potenziare l’offerta delle singole strutture ricettive». Il suo invito era però rimasto lettera morta. Il futuro del Bagno Alla Diga è di nuovo appeso a un filo.


 

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