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Battaglia legale sulle mele La Franca esce a testa alta

BAGNARIA ARSA. Dal Trentino al Friuli per una fornitura di mele del valore di quasi 260 mila euro. Era l’agosto del 2013 e il Consorzio ortofrutticolo Bassa Valsugana di Villa Agnedo, a conclusione...

BAGNARIA ARSA. Dal Trentino al Friuli per una fornitura di mele del valore di quasi 260 mila euro. Era l’agosto del 2013 e il Consorzio ortofrutticolo Bassa Valsugana di Villa Agnedo, a conclusione di una stagione climaticamente sfavorevole, aveva deciso di appoggiarsi all’azienda “La Franca” di Bagnaria Arsa. L’affare, però, aveva finito per scatenare una doppia battaglia legale: in sede civile, per il mancato saldo della merce, e in sede penale, per l’esposto con cui il Cobav aveva sostenuto di avere acquistato merce raccolta e trattata in maniera non conforme alla legge. Nicola Campion, 56 anni, titolare della società agricola friulana, si era ritrovato così a processo con l’accusa di truffa aggravata e falso. Ipotesi che il tribunale di Udine ha giudicato insussistente.

La sentenza di assoluzione è stata emessa dal giudice monocratico Mauro Qualizza, a fronte delle richieste di condanna, che il pm aveva proposto in 9 mesi di reclusione, e di risarcimento, che il legale di parte civile, avvocato Paolo Mattevi, aveva calcolato in 500 mila euro. Ritenendolo responsabile della contravvenzione relativa alla detenzione per la vendita e commercializzazione di una partita di mele Golden contenente residui di fitofarmaci, l’imputato è stato invece condannato a 3 mila euro di ammenda.

Decisive, ai fini della ricostruzione dei fatti, le prove dichiarative e documentali portate in istruttoria dibattimentale dal difensore, avvocato Cesare Tapparo. A ribaltare la tesi accusatoria, in particolare, sono state le dichiarazioni rese dal personale dell’Ass “Bassa friulana” che, chiamate a testimoniare in aula, hanno parlato di trattamenti (che il capo d’imputazione indica effettuati con Syllit, il 9 settembre, e Merpan, il 12) «del tutto adeguati e assolutamente necessari». Nell’inchiesta, coordinata dal pm Lucia Terzariol - dopo una prima archiviazione -, si contestava anche la presunta falsificazione dei dati di trattamento inseriti nel cosiddetto “quaderno di campagna”. Tesi a sua volta venuta meno, anche grazie alle testimonianze rese dai collaboratori dell’azienda friulana addetti alla sua compilazione. «I trattamenti venivano fatti ciclicamente e nel rispetto dei tempi di carenza – è stato affermato – e in magazzino residuavano sempre giacenze di prodotti chimici utili e sufficienti a provvedere alla loro effettuazione integrale».

Il contratto di compravendita per la fornitura di mele “Golden” e “Granny” era stato stipulato il 30 agosto 2016. «Le condizioni di pagamento – spiega l’avvocato Tapparo – prevedevano il versamento di metà importo del totale entro Natale e l’altra metà entro la fine del successivo mese di marzo. I termini di pagamento, però, non sono mai stati rispettati: il Cobav aveva versato soltanto un acconto di 41.500 euro alla consegna della prima fornitura e poi, nel 2014, dopo l’avvio della pratica civile confluita infine nel decreto ingiuntivo, una successiva quota di 70 mila euro». Le doglianze sulla qualità della merce erano arrivate soltanto in un secondo momento. «A seguito dei numerosi solleciti di pagamento, a sei mesi dalla consegna», osserva il legale. Da qui, un ricorso per accertamento tecnico preventivo e, nelle more dei giudizi civili, il contrattacco trentino sul fronte penale.(l.d.f.)