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Tram di Trieste, appello da San Francisco

Un articolo dell’”Italo-americano” chiede di salvare la tranvia nata trent’anni dopo quella della città californiana

San Francisco chiama Trieste. «Cosa succederebbe se il cable car di San Francisco, che dal mare sale su nella parte alta della città rivelando uno splendido affaccio sulla baia, smettesse di funzionare da un giorno all’altro? Ci sarebbe un’immediata e corale indignazione perché quel mezzo è parte integrante della storia e del paesaggio urbano. E, l’indignazione, non riguarderebbe solo i suoi abitanti, ma anche coloro che amano San Francisco e magari una volta nella vita sono saliti sul suggestivo Cable Car».

È il grido di dolore che la giornalista Emma Ratti eleva dalla colonne de “L’Italo-Americano” dell’8 febbraio scorso, il giornale in lingua italiana più antico degli Stati Uniti, fondato nel 1908. L’eco del “fermo” del “Tram de Opcina” è arrivato fino al settimanale che da più di un secolo racconta la comunità italiana di Los Angeles e di Hollywood. «Ebbene, Trieste sta vivendo qualcosa di simile con il tram che porta dal centro città fino alla frazione di Opicina, analogo bell’affaccio sulla baia che nell’alto Adriatico abbraccia il porto più grande e importante d’Italia per flusso di merci ed uno degli snodi marittimi più importanti d’Europa. Il tram ha interrotto le corse nell’agosto 2016 in seguito allo scontro frontale tra due vetture e da allora tutto è rimasto in sospeso» spiega Emma Ratti nel servizio intitolato “Salvare il tram di Trieste, nato una trentina di anno dopo il Cable Car di San Francisco”.

Un’immagine del tram di Opicina,...
Un’immagine del tram di Opicina, fermo dall’agosto del 2016


Così da San Francisco, che ospita pure lo storico Caffè Trieste, parte un altro appello per far ripartire il famoso tram di Trieste. «Non sembri azzardato l’accostamento tra San Francisco e Trieste. Sul fronte delle due tranvie, le similitudini sono davvero tante – racconta Ratti –. In entrambi i casi sono un’attrazione turistica, un simbolo storico e un elemento identitario, un trasporto pubblico, un mezzo ecologico e la data di nascita di entrambi si colloca nello stesso periodo: nel settembre del 1902 prendono il via le corse del tram di Trieste, 30 anni prima quelle di San Francisco. Non si dimentichi l’elemento che pare secondario solo a prima vista: si tratta di una presenza familiare che riscalda i cuori dei cittadini delle rispettive città. Il tram di Trieste è da sempre oggetto di aneddoti, poesie, canzoni, immagini, è parte integrante e costante della quotidianità dei triestini come lo sono le tre linee (delle 23 attivate tra il 1873 e il 1890), oggi inserite nel National Register of Historic Places, che a San Francisco collegano Union Square con il quartiere portuale di Fisherman’s Wharf e che servono la California Street».

L’articolo apparso...
L’articolo apparso sull’”Italo-Americano”


Un gemellaggio ideale e un destino in comune. «Un gruppo di cittadini, per chiederne il ripristino del servizio, ha messo a punto una petizione, un’iniziativa che in pochi giorni ha superato le 20 mila firme anche grazie al coinvolgimento e al sostegno convinto de “Il Piccolo”, il quotidiano della città – si ricorda sull’”Italo-Americano” –. A capo dell’iniziativa Luigi Bianchi, presidente di “Camminatrieste”, per una vita dirigente delle ferrovie italiane. Prima firmataria della petizione Etta Carignani Melzi. Secondo firmatario Karl Schanmboureck giornalista salisgurghese, uno dei sostenitori della battaglia, poi vinta, per il ripristino della ferrovia Venezia-Vienna. Terzo Luigi Vittorio Ferraris, già ambasciatore d’Italia a Bonn».

Un’immagine del tram di Opicina,...
Un’immagine del tram di Opicina, fermo dall’agosto del 2016


Ma non basta. «Nella petizione – prosegue Ratti – si chiede anche di allungare la tratta portando il capolinea – che ora è a Opicina centro – alla stazione ferroviaria della stessa frazione, a Opicina-Trieste». Così era fino al 1938. In modo «da favorire un raccordo tra Trieste e uno dei tre accessi dell’Italia verso Oriente: cioè Opicina-Trieste verso la Slovenia» e completare «un vero e proprio disegno della mobilità sostenibile nell’area transfrontaliera».

La conclusione? «Non c’è da inventare proprio niente rispetto a quello che era già stato disegnato dall’Impero Austroungarico abituato a pensare con una logica più ampia, europea, potremmo dire – scrive la giornalista italo-americana –. Non è poi di secondo piano l’aspetto della mobilità sostenibile in un momento in cui le nostre città sono sempre più oggetto dell’aggressione dello smog».

Insomma, San Francisco non può permettere che scompaia il Tram di Trieste nato trent’anni dopo il Cable Car.

 

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