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Le 29 Comunelle del Carso “blindate” dalla nuova legge

DUINO AURISINA. Inalienabili, indivisibili, non assoggettabili a usucapione e necessariamente destinate a utilizzo agricolo, silvestre e pastorale. Sottratte perciò a processi di cementificazione....

DUINO AURISINA. Inalienabili, indivisibili, non assoggettabili a usucapione e necessariamente destinate a utilizzo agricolo, silvestre e pastorale. Sottratte perciò a processi di cementificazione. Per 5mila ettari di terre del Carso triestino il 2018 è l’anno della svolta. È entrata in vigore, negli ultimi giorni del 2017, dopo un lavoro di preparazione di otto anni, la nuova normativa che disciplina le “Proprietà collettive”, quelle che il Codice civile definisce «le forme alternative alla piena proprietà privata delle terre, ascrivibili a numerose persone, spesso indefinite nel numero, ma non riconducibili alla proprietà pubblica vera e propria».

Sul Carso triestino sono 29 le Comunelle che aspettavano l’approvazione della nuova norma, che permetterà loro di programmare, su basi giuridiche certe, il futuro delle varie attività agricole. Assicurare una tutela e un riconoscimento giuridico a tutte le forme di proprietà collettiva sparse sul territorio nazionale è stato un obiettivo perseguito fin dalla sua costituzione, avvenuta nel 2006, dalla Consulta nazionale della proprietà collettiva, organo di cui è vicepresidente il triestino Carlo Grgic. «Per noi – spiega – l’approvazione della legge 2017/168 è un traguardo fondamentale, che ci permette di essere al sicuro anche da eventuali futuri espropri. Dovesse rendersi necessario, da parte dello Stato o altri enti pubblici, l’utilizzo di un’area che rientra nella Proprietà collettiva del Carso si potrà procedere, ma l’ente, oltre a pagare una somma a titolo di risarcimento, dovrà individuare un’altra area da adibire alle attività agricole. La Consulta – precisa – è l’associazione delle diverse realtà collettive italiane, espressione di comunità esistenti sui territori che hanno come obiettivo la tutela del rapporto fra uomo e terra, attraverso l’uso sostenibile delle risorse naturali».

In altre regioni italiane si parla di Comunalie, Partecipanze, Università agrarie; le Comunelle sono il termine tipico locale del Carso. A loro la nuova legge riconosce ora a pieno titolo la classificazione di “soggetti dotati di personalità giuridica”. «Le Comunelle – riprende Grgic – non sono da considerare relitti di civiltà scomparse, ma modelli cui anche l’attuale società democratica può guardare come possibili ed effettive forme di buon governo del territorio».

«Fino a prima dell’approvazione della legge 168 – sottolinea Stefano Lorenzi, segretario delle Regole d’Ampezzo, Proprietà collettiva che, dal 1990, gestisce il Parco delle Dolomiti – la posizione delle Comunelle è stata a volte incerta, soprattutto laddove interessi economici privati si contrapponevano all’uso collettivo dei beni. La nuova legge – osserva – va a rafforzare e integrare quanto già era stabilito in precedenza ed è perciò un elemento di sostegno a ciò che in passato il legislatore, spinto dalle nostre comunità locali, aveva già riconosciuto».

Il passo successivo spetta ora alla Regione. «Dovremo

interagire con il legislatore – conclude Grgic – per trovare soluzioni adatte alle realtà collettive locali che possano migliorare la situazione esistente». Qualora la Regione non intervenisse, la nuova legge dà facoltà alle collettività di attivarsi in autonomia.(u.s.)

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