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La strana campagna da separati in casa di padani e forzisti
Verso il voto

La strana campagna da separati in casa di padani e forzisti

Scintille continue e nessuna iniziativa comune. Lo scontro Salvini-Cav pesa sul derby di Palazzo

TRIESTE. Hanno presentato programmi e candidati rigorosamente per conto proprio. Da un lato per il freddo dei rapporti in regione, specie tra Forza Italia e Lega Nord, dall’altro perché sono ben chiare pure sul territorio le divergenze tra le proposte moderate e quelle della destra, tra quelle di Berlusconi e quelle di Salvini, tra quelle della quarta gamba e quelle di Fratelli d’Italia. E se c’è attrito a Roma, ce n’è anche in Friuli Venezia Giulia.

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Il centrodestra regionale si avvicina al 4 marzo con percorsi paralleli. Di iniziative comuni non se ne sono viste né se ne vedono in agenda. Tanto meno si ipotizza una manifestazione unitaria di chiusura della campagna elettorale. Pare che la Lega abbia fatto qualche sollecitazione in tal senso ma che sia stata, al momento, respinta al mittente. Perché in Fvg le cose non vanno troppo diversamente dal livello nazionale. Si può anche ostentare ciò che unisce, come del resto hanno fatto Berlusconi e Salvini domenica a “Mezz’ora in più” su Rai 3, ma le differenze su euro, pensioni, condono, dazi, forse pure sulla gestione dei migranti, sono solari anche tra forzisti e leghisti locali. E, tensioni per le regionali a parte, è di conseguenza difficile immaginare di poter fare una campagna insieme se costretti a mettere d’accordo il bianco e il nero.

Nel giorno della presentazione a Udine delle liste del Carroccio, Massimiliano Fedriga ha sostenuto la tesi di un patto consolidato. L’esempio è stato quello sul fisco. La Lega ha elaborato una proposta di flat tax che prevede di sostituire l’attuale imposta sul reddito che ha aliquote che vanno dal 23 al 43% con un’unica imposta con aliquota fissa al 15%. Forza Italia ha invece proposto una versione più moderata, con aliquota al 23%. «Come la gestiamo? Semplice - ha spiegato Fedriga -: verrà portata avanti la proposta di quello dei due partiti che prenderà più voti. Esattamente lo stesso ragionamento per il premier: se la Lega avrà più consenso di Fi, Salvini sarà presidente del Consiglio. Altrimenti, la parola toccherà a Berlusconi».

Facile, evidentemente, solo a dirsi. Perché alla diversa impostazione sulla riforma fiscale si aggiungono temi moloch su cui azzurri e padani sono su fronti opposti. E c’è poi la diversa lettura del dopo voto, con Berlusconi che non pone limiti temporali all’eventuale proroga del governo Gentiloni, mentre Salvini e Giorgia Meloni non vogliono sentir parlare d’altro se non di elezioni bis in caso di mancanza di una maggioranza parlamentare. Sotto l’apparenza di una coalizione unita, c’è dunque una non indifferente diversità di vedute. Da cercare il più possibile di tenere nascosta. Non tanto per doveri di alleanza, quanto perché, oltre al fatto che i sondaggi sono favorevoli ed è sconsigliabile aprire polemiche, il meccanismo del Rosatellum suggerisce di dare un colpo al cerchio e uno alla botte.

Se è vero infatti che Forza Italia e Lega Nord giocano un derby in prospettiva Regione, i candidati nei collegi uninominali hanno la necessità di un voto anche non di partito. È per questo che in Autonomia responsabile non è stato troppo gradito l’attacco degli ex Ap Alessandro Colautti e Paride Cargnelutti alla Lega Nord la scorsa settimana a Udine in occasione della presentazione delle liste di Noi con l’Italia-Udc. Renzo Tondo, già possibile candidato di garanzia per il Fvg e ora in corsa nel collegio uninominale di Trieste per l’intero centrodestra, non ha negato l’endorsement per Riccardo Riccardi in vista delle regionali, ma si è ben guardato dall’attaccare la Ln del Fvg, consapevole della necessità dei voti leghisti per cercare di far suo il seggio contro Debora Serracchiani: meglio evitare di chiedere consensi solo centristi nel momento in cui quelli della destra hanno lo stesso valore ai fini del risultato. Si tratta, in fin dei conti, di un equilibrio sottile. E i “pacificatori” cercano di tutelarlo cercando di far sì che il gelo tra Fi e Ln non danneggi la coalizione e i suoi uomini.

A fare lo stesso ragionamento di Tondo è Luca Ciriani a Pordenone. Per il candidato al collegio senatoriale del Friuli la sfida con Isabella De Monte è sulla carta più agevole, ma non c’è dubbio che il consigliere regionale di FdI non ha alcuna intenzione di alimentare il fuoco amico. E se ha richiamato la Lega a fare in fretta sul nodo del candidato alla Regione, ha anche precisato che, Riccardi e Fedriga, per lui pari sono.

Oggi intanto, proprio in questo cammino di tentata unità, Tondo incontrerà Roberto Dipiazza.
 

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