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10 febbraio

A Basovizza il ricordo delle vittime di foibe ed esodo

Presenti le istituzioni locali e il ministro Lorenzin. In apertura l'omelia del vescovo Crepaldi

TRIESTE È cominciata con la messa di suffragio celebrata dall' arcivescovo di Trieste, monsignor Giampaolo Crepaldi, la cerimonia solenne alla Foiba di Basovizza, sul Carso triestino, in occasione del Giorno del ricordo, ricorrenza istituita nel 2004 per ricordare le vittime delle foibe, l'esodo giuliano-dalmata e le drammatiche vicende del confine orientale negli anni a cavallo del secondo dopoguerra.

Prima della liturgia, hanno fatto il loro ingresso al monumento nazionale i Gonfaloni di Trieste e Muggia. Presenti anche i gonfaloni della Regione Fvg e dei Comuni di Pordenone e Duino-Aurisina. Dopo la cerimonia dell'alzabandiera, sono state deposte corone commemorative davanti alla grande foiba per rendere onore ai martiri delle foibe.

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Tra le istituzioni, presenti il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, la presidente della Regione Fvg, Debora Serracchiani, e il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza. Alla cerimonia anche il picchetto del reggimento «Piemonte Cavalleria 2», associazioni combattentistiche, sodalizi patriottici, una rappresentanza delle X Mas, rappresentanze legate agli esuli.

Papa Francesco «custodisce nel suo cuore il dramma che qui si è consumato» ha detto Crepaldi, nella messa celebrata alla Foiba di Basovizza «Un’importanteaAssociazione legata alla coltivazione della memoria di questi luoghi, con gesto ispirato e con filiale e fiduciosa confidenza - ha ricordato - alcuni mesi fa ha scritto a Papa Francesco, invitandolo a visitare la Foiba di Basovizza. Il Santo Padre, tramite la Segreteria di Stato, ha risposto con attenzione premurosa e affettuosa. Ne sono moralmente certo - ha soggiunto Crepaldi - Papa Francesco custodisce nel suo cuore il dramma che qui si è consumando, assicurando a tutti, soprattutto ai famigliari delle vittime, la sua preghiera e la sua benedizione».

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«Noi tutti, insieme alle future generazioni, abbiamo il dovere e il compito di custodire e dare sempre voce a questi drammatici fatti, affinché il ricordo non torni più nell'oscurità di un silenzio colpevole». ha invece affermato il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, nel suo intervento. «Ora - ha insistito - non è più concesso alla storia di smarrire l'altra metà della memoria. Da appena 14 anni il paese, la nostra patria, ha cominciato a prendere piena coscienza di quanto successo su queste terre tra il settembre del 1943 e il febbraio del 1947 da parte dei partigiani comunisti di Tito. Una realtà che per oltre sessant'anni è stata volutamente dimenticata, nascosta, stravolta, misconosciuta. Un dramma figlio della ferocia dei titini jugoslavi, ma nel quale, per amor di verità, i comunisti italiani hanno svolto un ruolo non marginale». E ha aggiunto: «Le bestie di Tito qui hanno tracciato una lunga scia di sangue gettando in questa foiba e in altre voragini, italiani della Venezia Giulia e della Dalmazia e altre vittime innocenti». Rivolgendosi agli studenti presenti, ha concluso: «Cari ragazzi, il giorno del ricordo non deve ritornare nell'oblio o diventare un'immagine sbiadita di quanto accaduto qui durante la seconda guerra mondiale e nei 40 giorni di occupazione titina della città. La vostra presenza qui, mai così numerosa e partecipe, mi conforta che non ci sarà un nuovo oblio per queste vicende».

 «Le foibe e il disperato esodo che spopolò a più riprese l'Istria, Fiume e la Dalmazia, sono atti di una tragedia che deve ancora entrare nella coscienza popolare della Nazione. Per questo le Istituzioni devono adoperarsi con più impegno, continuità e coerenza, svolgendo opera di custodia e divulgazione e, ove necessario, condannando tentazioni negazioniste o indebite strumentalizzazioni». Lo ha affermato la presidente del Friuli Venezia Giulia Debora Serracchiani, che oggi ha partecipato alla cerimonia solenne del Giorno del Ricordo alla Foiba di Basovizza, sul carso triestino. «Non basta venire a Basovizza una volta l'anno per mettersi in pari con la propria coscienza, con i doveri istituzionali e soprattutto - ha aggiunto - con gli insulti della storia». Serracchiani ha poi sottolineato: «È giusto dare volti al dolore, sapere che ci furono persecutori e vittime, conoscere i nomi di chi subì gli oltraggi peggiori, come accadde alla giovane Norma Cossetto, stuprata e uccisa dai titini in un miscuglio di odio ideologico e bestiale violenza. Né bisogna nascondersi che, come accadde altre volte nella storia, la barbarie ebbe i suoi complici e chi ne trasse profitto». «Bisogna guardare gli occhi di chi visse quei drammi - ha concluso Serracchiani - saper leggere nella commozione dei nostri esuli, per intuire l'abisso di dolore che hanno varcato. Qui c'è il vero Giorno del Ricordo, nelle vite strappate dalla loro terra e disperse per il mondo, nei nomi degli scomparsi, nelle tombe rimaste abbandonate».

Cinquecento - spiegano gli organizzatori - gli studenti provenienti da diversi istituti di Italia, che hanno aderito al progetto «Le tracce della memoria», promosso dal Comune di Trieste e dalla Lega nazionale. 800 le penne nere dell'Associazione nazionale alpini, di diverse sezioni. 

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