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Vučić a Zagabria: «Guardiamo al futuro»
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Vučić a Zagabria: «Guardiamo al futuro»

In vista della visita il presidente serbo propone di congelare per sei mesi i temi più divisivi. Ma i segnali sono discordanti

BELGRADO. Una “moratoria” sulle questioni divisive che risalgono al passato e provocano ancora oggi tensioni tra i due Paesi. Ma anche rinnovate polemiche, che rischiano di preparare il terreno a nuovi scontri. Tra ramoscelli d’ulivo e tintinnare di sciabole si avvicina l’importante visita in Croazia del presidente serbo, Aleksandar Vučić. Rinviata sine die alla fine dell’anno scorso a causa della legge sui veterani della guerra di indipendenza della Croazia e del monumento a Milan Tepić a Belgrado, considerato da Zagabria un criminale di guerra, la visita è di nuovo in agenda a metà febbraio, dopo il recente invito – accettato da Vučić – da parte della presidentessa croata, Grabar-Kitarović.

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E proprio sull’incontro e sui difficili rapporti bilaterali è intervenuto con una proposta inedita, ma interessante, lo stesso Vučić. Il presidente ha rivolto alla leadership croata, attraverso un intervento sulla rivista Globus, un’esortazione alla moderazione su ogni argomento che possa riaccendere le braci della tensione, che si tratti di Jasenovac, del ruolo degli ustascia nella Seconda guerra mondiale, delle ultime guerre balcaniche, della questione della minoranza serba in Croazia e di quella croata in Serbia, dei dispersi nel conflitto. «Mettiamoci d’accordo – ha specificato il leader serbo – che per i prossimi sei mesi non se ne parli», di quei temi divisivi, che «si abbassino i toni, gli uni e gli altri».

Il messaggio di conciliazione ha un fine preciso, secondo Vučić. Serbi e croati, infatti, «sono nazioni piccole, i serbi sono piccoli e i croati non sono da meno». Si deve allora arrivare a «una comprensione» reciproca, che faccia capire a chi è al potere «che sopravviveremo solo se non ci azzufferemo». E, anche nell’ottica dell’ingresso della Serbia nell’Ue, mettere per un po’ una pietra sopra sul passato potrebbe essere importante, anche perché «in futuro serbi e croati lavoreranno sempre di più insieme».

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Ma le chance che il ramoscello d’ulivo sia colto, non solo in Croazia, sono relativamente basse. Lo ha confermato lo stesso Vučić mercoledì, dopo aver incontrato il commissario Ue all’Allargamento, Johannes Hahn. Vučić si è infatti detto negativamente «sorpreso e scioccato» dall’ipotesi, più che realistica e confermata ieri, che il governo di Zagabria voglia affrontare durante la visita del leader serbo anche la questione delle riparazioni serbe alla Croazia per le guerre degli Anni Novanta, vista come il fumo negli occhi a Belgrado. «Se fossi al posto» del premier croato Plenković «non solleverei la questione», ha avvisato Vučić. E non aiuteranno neppure le durissime dichiarazioni di ieri del ministro della Difesa serbo, il “falco” Aleksandar Vulin, che ha addirittura paventato «ustascia nelle piazze» di Zagabria, in attesa di Vučić. La pace duratura e sincera è ancora lontana.
 

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