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Si torna a scavare a Devetachi Polemica a Doberdò

Gli ambientalisti: «Paesaggio e habitat saranno compromessi» Il sindaco: «Estrazioni di oggi già pagate anni fa al Comune»

DOBERD. La sopravvivenza del Comune “vince” sulla tutela dell’ambiente. A Doberdò del Lago, comunità di poco più di 2.200 anime, la fonte più importante delle entrate comunali annuali di 120 mila euro è rappresentata infatti dall’estrazione di materiale da Cava Devetachi, attività da sempre in contrasto con le posizioni ambientaliste. Una storia decennale che sembrava sopita, ma che si è riaccesa dopo diverse segnalazioni. Il panorama attuale mostra, dalla strada del Vallone, che la parete di chiusura della cava comincia a calare in altezza, perché “rosicchiata” dalle ruspe, facilitate nel loro lavoro da scoppi giornalieri di piccole mine. «È una ferita inguaribile del Carso che difficilmente può essere sanata», dichiara Alberto Ballarini, presidente di Ambiente 2000, il quale si è battuto fin dall’inizio assieme all’Associazione ambientalista Eugenio Rosmann e a privati cittadini per fermare la convenzione che regola l’estrazione. «È un peccato vedere oggi questo diaframma andare giù un po’ alla volta. Abbiamo tentato di tutto con la Regione – aggiunge – ma non c’è stato nulla da fare. Il paesaggio ora comincia a essere irrimediabilmente compromesso. Con questo ritmo di lavori, entro l’anno la parete potrebbe sparire».

Ma per il sindaco di Doberdò Fabio Vizintin la ripresa dell’estrazione dopo un periodo fiacco fa ben sperare per il futuro della cava, per l’«avvio di lavori di molte infrastrutture che porteranno anche qualche nuovo posto di lavoro e benefici per il Comune». Vizintin ricorda che dieci anni fa la Granulati Calcarei di Redipuglia, società a cui è stato affidato lo scavo, aveva presentato un progetto di ampliamento e riassetto ambientale della cava che prevedeva di estendere il bacino estrattivo in direzione Sudest e di allontanare il fronte di coltivazione dalla viabilità principale per un limite massimo e inderogabile di quasi quattro milioni di metri cubi di materiale. Il Consiglio comunale dell’epoca approvò una variante del Piano regolatore che prevedeva appunto un’area per l’estrazione. L’ok regionale fu poi rilasciata nel 2013, con decreto del direttore del Servizio geologico della Direzione centrale Ambiente ed energia, che però autorizzò un volume di materiale inferiore a quello richiesto dalla ditta e cioè poco più di tre milioni di metri cubi. Il progetto complessivo farà incassare al Comune complessivamente 2.137.970 euro. Claudio Siniscalchi, presidente dell’Associazione Rosmann è molto pungente: «La cava doveva essere chiusa in quel momento e non andava concesso il raddoppio. Oggi una cosa del genere non potrebbe più accadere. L’area, infatti, è una Zsc, ossia una Zona speciale di conservazione del Carso, quindi un ambiente super protetto. Invece quella volta è stato dato ai limiti della normativa. Quando tutto sarà finito – aggiunge Siniscalchi – entreranno in gioco pure piante invasive, specie esotiche, che sono pericolosissime e distruggono il bosco carsico, in particolare nelle aree degradate dove c’è, per l’appunto, movimento di terra e dove attecchiscono più facilmente. Oltre al sito della cava, quindi, sarà inquinato tutt’intorno e ripristini sono sempre poca cosa rispetto al danno fatto».

Vizintin ricorda però che, in attesa dell’autorizzazione, la Granulati, per due anni (il 2010 e il 2011) «anticipò la somma di 120 mila euro al Comune (corrispondenti a 350mila metri cubi circa), prevedendo che l’autorizzazione sarebbe arrivata a breve», cosa che però non si verificò. «Ciò significa – così il sindaco – che l’estrazione del quantitativo è già stata pagato dalla società che ricomincerà a versare soldi al Comune (0,67 euro al metro cubo), non appena raggiungerà la quota già pagata». Inoltre, il Comune ha una convenzione con cui la Granulati si è impegnata a realizzare opere di urbanizzazione, forniture di beni mobili nonché servizi per un valore complessivo di due milioni e 150 mila euro man mano che l’estrazione andrà avanti. Tale contratto è stato stipulato

nel 2016. «A oggi – ancora Vizintin – la ditta dichiara di aver estratto 129.017 metri cubi su complessivi tre milioni di cui 58.625 nel 2017. Se confermato il dato è di parecchio inferiore alle estrazioni che avvenivano nella decade precedente».

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