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«Donne nella scienza discriminate ai vertici»

«Bravissime dall’inizio del ciclo di studi ai corsi postuniversitari e poi lì si bloccano: le donne nel ramo scientifico sono discriminate a livello apicale». Gabriella Clarich, presidente di...

«Bravissime dall’inizio del ciclo di studi ai corsi postuniversitari e poi lì si bloccano: le donne nel ramo scientifico sono discriminate a livello apicale». Gabriella Clarich, presidente di Soroptimist Trieste, ha riassunto così il senso dell’aperitivo scientifico svoltosi ieri all’Antico caffè San Marco alla presenza delle scienziate degli istituti di ricerca cittadini e non solo. Decine di persone sono accorse all’appuntamento, facendo registrare il tutto esaurito nella sala conferenze del San Marco. L’incontro, dal titolo “Donne e scienza”, è stato coorganizzato da Ictp, Sissa, Owsd e Soroptimist come anticipazione della Giornata internazionale delle ragazze e delle donne nella scienza, che si celebra l’11 febbraio. Ha moderato Tonya Blowes di Owsd.

Ha iniziato Renata Longo, docente dell’Ateneo triestino e ricercatrice all’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf): «Il personale docente dell’Università di Trieste è soggetto a un trend negativo nelle posizioni apicali: l’80% delle cattedre ordinarie è occupato da maschi ma il divario inizia dai ricercatori. Il personale tecnico amministrativo è composto da una maggioranza di donne nelle posizioni impiegatizie, ai vertici ci sono però ancora una volta soprattutto uomini». «Nel 2015 l’Università ha istituito il corso “Talenta”, che si rinnova di anno in anno: prevede programmi di valorizzazione delle capacità e autostima ma anche nozioni di comunicazione della scienza e supporto alle giornaliste scientifiche - ha proseguito la Longo - La rete sociale è fondamentale per conciliare vita familiare e lavorativa, per le ricercatrici come per altre figure professionali».

Laura Flora, tecnologa dell’Inaf, ha denunciato all’interno della struttura una situazione analoga a quella dell’Università: «Le dirigenti amministrative sono due in tutto l’istituto nazionale, entrambe donne. Nella ricerca le donne sono però molto meno e la percentuale diminuisce ulteriormente salendo nei livelli di carriera, fino ad arrivare a 7 donne su 41 dipendenti di prima fascia. Trieste è in linea con i dati nazionali e in prima fascia non ha nemmeno una donna. Stiamo promuovendo azioni positive per promuovere la maternità e informare sui problemi legati al lavoro di cura e il genere».

Natasha Skoko è una ricercatrice di Icgeb nell’ambito della produzione di biofarmaci per i paesi in via di sviluppo. Ha descritto una situazione positiva: «Nei nostri tre centri di Trieste, New Dehli e Cape Town le donne sono la metà. Nel capoluogo giuliano la percentuale sale addirittura al 65%. Abbiamo anche ricercatrici da Sudafrica, India e Malesia: un ottimo segnale per quei paesi dove il gender gap è più ampio». Per l’Accademia mondiale delle scienze (Twas) è intervenuto Max Paoli: «Nell’Accademia ci sono oltre 1200 persone provenienti da paesi in via di sviluppo, di cui solo il 12% donne. Nel 2017, tuttavia, per la prima volta gli assegni di ricerca vinti da donne hanno superato la soglia del 30%: è stato il risultato di un grande lavoro di informazione e incoraggiamento».

Hanno parlato anche Francesca Malfatti dell’Istituto Nazionale di oceanografia e di geofisica sperimentale; Loredana Casalis

e Silvia Nesti del Sincrotrone Elettra; Beatrice Pastore e Nico Pitrelli della Sissa; Erica Coppola del Centro internazionale di fisica teorica (Ictp); Cinzia Chiandetti, ricercatrice del Dipartimento di scienze della vita dell’ateneo giuliano.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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