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Nel 2017 seguite oltre 3.500 cause

Rossi denuncia organici inadeguati e ritmi insostenibili «Se noi ci fermiamo, la macchina giudiziaria si blocca» 

Insieme ai giudici onorari di tribunale e i vice procuratori onorari, si occupano circa del 50% dei processi civili e penali di primo grado, una mole di lavoro destinata ad aumentare con la riforma a partire dal 2020. Sono i giudici di pace, anche loro precari. Pure loro hanno scioperato. Ma mentre i got e vpo possono per regolamento protestare per cinque giorni di seguito, i giudici di pace hanno la possibilità di farlo per un mese consecutivo.

Nell’ultima tornata di sciopero a Trieste, due su quattro hanno incrociato le braccia. Questi quattro giudici di pace (la pianta organica ne prevede 15) nel 2017 hanno portato a termine circa 3.500 provvedimenti. Sono loro che si fanno carico dei tanti contenziosi che vanno dai sinistri stradali alla convalida delle espulsioni clandestine. La riforma sulla riorganizzazione della magistratura onoraria incide anche su di loro: dal 2020 avranno più competenze, ma meno giornate lavorative a disposizione e quindi uno stipendio inferiore. La giurisprudenza ha già fatto capire che la condizione dei giudici di pace - dipendenti pubblici ma trattati come lavoratori autonomi - non va bene. Lo ha detto la Corte di giustizia che ha dato ragione all’istanza di un giudice onorario britannico, e un provvedimento della Commissione europea in sede di pre-infrazione. Alberto Rossi, segretario generale dell’Unione nazionale giudici di pace, si batte ormai da mesi per questo obiettivo.

Che ruolo avete rispetto ai vice procuratori onorari e ai giudici onorari di tribunale?

Siamo titolari dell’ufficio, abbiamo un nostro ruolo, mentre i vpo e i got hanno in teoria la funzione di supplire il magistrato togato.

Quanti siete in Italia?

Attualmente siamo 1300 ma la pianta organica ne prevede 3500. Adesso sono stati aperti dei concorsi dopo 13 anni, con modalità che comunque non ci stanno bene: assumono nuovi magistrati che non hanno qualifiche sufficienti per svolgere questa funzione.

Com’è la vostra situazione al momento?

Malgrado continue scoperture degli uffici, funzioniamo bene, siamo abituati a lavorare in sotto organico.

Che cosa chiedete al governo?

Le richieste sono sempre le stesse: stabilizzazione nella nostra identità, vedere applicati ii nostri diritti fondamentali che ci competono sulla base del diritto comunitario, che già si pronunciato.

Come?

La Corte di giustizia ha riconosciuto a un giudice onorario britannico il diritto alla pensione pro rata temporis, cioè è un lavoratore che ha gli stessi diritti del magistrato di ruolo. In Italia fanno finta che non ci sia questa sentenza. E inoltre di fronte alla Commissione europea in sede di preinfrazione è stato dato torto allo Stato italiano, sostenendo che siamo lavoratori che hanno diritto alle pensioni, alla maternità, a uno stipendio congruo e misurato. E poi un’altra sentenza della Corte di Giustizia entro l’anno si dovrà pronunciare specificatamente sulla nostra istanza.

Quali diritti non vi vengono riconosciuti ad esempio?

I contributi dobbiamo pagarli integralmente noi, siamo considerati lavoratori autonomi, ma noi a tutti gli effetti siamo sotto un ufficio, seguiamo le sentenze del tribunale, abbiamo tutto un apparato organizzativo che dobbiamo rispettare, scadenziari precisi. Siamo effettivamente dei dipendenti del ministero della giustizia.

Che cosa succede se voi non lavorate?

La macchina giudiziaria si ferma.

Qual è il vostro stipendio?

Cambia in base all’attività mensile. I nostri compensi riguardano 56 euro lordi retribuiti per sentenza, 35 euro per udienza e poi abbiamo un fisso e altre indennità. Diciamo che possiamo arrivare anche a 3mila euro al mese.

Di che cosa vi occupate?

Di civile, come sanzioni amministrative erogate dalle forze di polizia e dagli organi dello stato, di processi penali, del reato di immigrazione clandestina. Un po’ di tutto. Anche

delle convalide delle espulsioni dei clandestini, con la responsabilità di andare nei centro di accoglienza, anche in condizioni critiche, per 10 euro. Mesi fa un collega ha preso la Tbc. Peccato che fino a sei mesi fa non avevamo nemmeno un’assicurazione dell’Inail. (b. m.)

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