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Landa Carsica, proprietari in allarme

I titolari dei terreni di Doberdò aperti al pascolo temono di perderli: «Ci associamo». La Forestale replica

DOBERDO’ DEL LAGO. «Utilizzano i nostri terreni senza neanche chiedere il permesso. Se nessuno di noi ne parla, va a finire che passano gli anni e diventano altri, per usucapione, i legittimi proprietari». Si riaccende la polemica a Doberdò del Lago sul progetto “Rete d’impresa Landa Carsica - Kraska Gmajna” avviato nel 2017 dagli allevatori e da alcuni agriturismi per il pascolo di asini, mucche, torelli, capre e pecore.

Portavoce della protesta è Marino Ferfolja, uno del proprietari dei terreni carsici, che esprime forte preoccupazione per il futuro, visto che è già passato un anno dall’avvio della sperimentazione. «Personalmente – afferma – non sono stato mai avvisato di niente e credo neanche gli altri. Abbiamo solo trovato l’area di nostra proprietà recintata con fili elettrici per non far scappare il bestiame. A questo punto, per evitare che la situazione possa precipitare, stiamo organizzando un gruppo che potrebbe diventare anche un’associazione per cercare di tutelare i nostri diritti. Vogliamo garanzie per il futuro e qualcuno che ci spieghi quello che sta succedendo».

Capofila del progetto e promotore dell’iniziativa è l’Ispettorato regionale dell’Agricoltura e delle Foreste di Trieste e Gorizia, che, in base alla Legge regionale numero 8 del 1977 che regola le norme per la difesa dei boschi dagli incendi, interviene anche con l’affido nella cura di aree private e demaniali sempre ai fini antincendio. L’area tocca i territori dei comuni di Sagrado, Fogliano Redipuglia, Ronchi, Duino Aurisina, Monfalcone in parte e soprattutto, appunto, Doberdò del Lago. Sono circa 700 gli ettari dati in affido, con l’aggiunta di altri terreni di proprietà privata, per arrivare a mille ettari complessivi. I terreni carsici sono stati presi in consegna per sette anni. Cerca di spegnere sul nascere queste preoccupazioni Valter De Monte, funzionario del Corpo forestale regionale dell’Ispettorato di Trieste e Gorizia, che si mette a disposizione per chiarire qualsiasi dubbio. «L’occupazione temporanea eseguita sui terreni – afferma – è disciplinata da specifiche norme regionali che prevedono forme di avviso ai proprietari per mezzo di pubbliche affissioni all’Albo comunale e non pregiudica in nessun modo i diritti tavolarmente iscritti».

Una volta che avranno termine le operazioni di riduzione del rischio di incendio, come spiega De Monte, «per mezzo dei sistemi ecologici ed ecocompatibili posti in essere», i terreni torneranno nella piena disponibilità dei legittimi proprietari. «Il possesso dei fondi in argomento della Regione non è assolutamente titolo valido a fondare un’usucapione – aggiunge –. Infatti il tempo necessario a usucapire un immobile è di vent’anni, secondo l’articolo 1158 del Codice civile, e, nello specifico, il titolo occupativo della Regione non è tale proprio per legge. Di più, tale occupazione durerà senz’altro meno di cinque anni, essendo a buon punto la riduzione con mezzi naturali del pericolo di

incendio. Ci sentiamo pertanto di tranquillizzare i proprietari, ai quali semmai i terreni saranno restituiti in uno stato di maggiore sicurezza». Rassicurazioni che non è detto bastino ai proprietari, pronti appunto a riunirsi in un apposito comitato.

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