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Allarme ’ndrangheta anche in Fvg

La Dia: tentativi di inserimento nel tessuto economico della regione. Caso Dct, a Trieste il Procuratore nazionale antimafia

TRIESTE. Il Friuli Venezia Giulia si conferma terra di conquista della criminalità organizzata. L’ultimo report della Dia, presentato in Parlamento dal ministro dell’Interno Marco Minniti, parla chiaramente di «tentativi» della ’ndrangheta di infiltrarsi nel tessuto economico della regione attraverso la «presenza di elementi organici o vicini» alle ’ndrine dediti in particolare al riciclaggio del denaro proveniente dalle attività illecite. Nel mirino, come già emerso negli ultimi anni, pure i grandi appalti, l’edilizia e il turismo. Nel testo si fa riferimento all’analisi della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo che, nella sua ultima relazione annuale, nell’approfondimento dedicato al Distretto della Corte di Appello di Trieste evidenzia che «la ‘ndrangheta calabrese appare molto più attiva e connessa al territorio.

Federico Cafiero de Raho
Federico Cafiero de Raho

Peraltro - si puntualizza - a differenza delle cosche siciliane, la mafia calabrese si è storicamente denotata per la propria capacità di esportare, con una specie di franchising criminale, la struttura organizzativa in altre regioni e Paesi pur imponendo il comando strategico presso la “famiglia” o “struttura” di origine residente in Calabria». Nel primo semestre del 2017 gli investigatori hanno intercettato «l’operatività», nell’economia regionale, «di propaggini delinquenziali calabresi». Ha suscitato particolare allarme, a inizio anno, l’operazione “Provvidenza” dei carabinieri messa a segno nei confronti di alcuni individui appartenenti alla famiglia Piromalli di Gioia Tauro che ha portato al sequestro di 21 attività commerciali, tra le quali due negozi di abbigliamento nel centro commerciale di Pradamano.

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Ma l’attenzione degli investigatori è ormai allargata all’ultimo episodio segnalato a Trieste: il tentativo della camorra di radicarsi in porto acquisendo la Depositi Costieri, la ditta che gestisce i rifornimenti di carburante nello scalo. Una mossa subito stoppata dalla Prefettura che nelle scorse settimane ha emesso un’interdittiva contro la società. La vicenda ha richiamato in questi giorni la visita nel capoluogo del Procuratore nazionale antimafia Federico Cafiero de Raho. In una riunione con i vertici giudiziari e delle forze di polizia, il magistrato ha sondato i livelli di sicurezza in porto e i margini di potenziamento della vigilanza su merci e persone. De Raho ha incontrato il procuratore di Trieste, Carlo Mastelloni, il questore Isabella Fusiello, i vertici della guardia di finanza in materia tributaria, i responsabili dell’Ufficio di frontiera e la Dia. Al centro, oltre al caso dell’interdittiva, anche altre indagini finalizzate all’applicazione di misure di prevenzione personali e patrimoniali.

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Il magistrato si è confrontato poi con il procuratore generale presso la Corte d'Appello di Trieste, Dario Grohmann, e i procuratori delle quattro province: oltre a Mastelloni, Massimo Lia di Gorizia, Raffaele Tito di Pordenone, Antonio De Nicolo di Udine. Nella seconda parte della sua visita, insieme con il Procuratore nazionale antimafia aggiunto Giovanni Russo, de Raho ha voluto intrattenersi con i due sostituti della Direzione distrettuale antimafia soffermandosi sulle inchieste in corso a Trieste.

 

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