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Allargamento a Est dell’Ue: obiettivo 2025
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Allargamento a Est dell’Ue: obiettivo 2025

In pole position Serbia e Montenegro. La condizione: nessun contenzioso aperto. Indispensabili «riforme irreversibili»

STRASBURGO. «Basta con i giochetti, della serie “tanto i problemi li risolveremo quando saremo nell’Ue”, almeno fino a quando ci sono io». Con questa premessa fatta dal presidente della Commissione Jean Claude Juncker e relativa a eventuali contenziosi aperti tra Paesi che aspirano all’Ue (premessa fatta durante l’incontro mattutino con il premier croato Andrej Plenković), nel primo pomeriggio la Commissione ha lanciato all’Europarlamento, riunito a Strasburgo, la nuova strategia per rilanciare il processo di adesione dei Balcani occidentali all’Unione europea. Strategia che indica il 2025 come orizzonte per l’ingresso dei primi Paesi. La futura adesione di Serbia, Montenegro, Bosnia-Erzegovina, Albania, ex Repubblica jugoslava di Macedonia e Kosovo è un «investimento geostrategico in un’Europa stabile, forte e unita, fondata su valori comuni», dice un comunicato della Commissione.

L’Alto rappresentante Ue per la...
L’Alto rappresentante Ue per la politica Estera Federica Mogherini


Il documento adottato dal collegio dei commissari a Strasburgo indica le priorità e i settori di cooperazione rafforzata per affrontare le specifiche sfide cui sono confrontati i Balcani occidentali, in particolare l’esigenza di riforme fondamentali e di relazioni di buon vicinato. Secondo la Commissione, «una prospettiva di allargamento credibile esige sforzi sostenuti e riforme irreversibili». Il processo di valutazione dei singoli Paesi sarà «oggettivo e basato sul merito che dipende dai risultati concreti realizzati». La Commissione ha annunciato «sei iniziative faro» su Stato di diritto, sicurezza e migrazioni, sviluppo socioeconomico, connettività di trasporti e energia, agenda digitale, e riconciliazione e relazioni di buon vicinato per il periodo 2018-2020.

La strategia della Commissione, che ha iniziato a prendere forma nel summit di Trieste del luglio scorso, illustra le tappe necessarie affinché il Montenegro e la Serbia completino il processo di adesione in una prospettiva 2025. Anche se altri Paesi potrebbero rimettersi al passo, Serbia e Montenegro sono gli unici due con i quali i negoziati sono già stati avviati. Secondo la Commissione, Albania e ex Repubblica jugoslava di Macedonia stanno compiendo progressi significativi e l’apertura formale dei negoziati potrebbe concretizzarsi presto.

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La Commissione inizierà a elaborare un parere anche sulla domanda di adesione della Bosnia-Erzegovina, mentre il Kosovo deve accelerare sulla messa in pratica dell’accordo di stabilizzazione e associazione prima di poter avanzare ulteriormente nella prospettiva europea. «Con una forte volontà politica, riforme concrete e costanti e soluzioni definitive alle controversie territoriali, i Balcani occidentali possono procedere» verso l’adesione, ha detto il presidente della Commissione, Jean-Claude Juncker, ricordando che durante il suo mandato non ci saranno nuovi allargamenti. Con i Paesi dei Balcani occidentali la Commissione sarà «rigorosa ma anche giusta», ha spiegato Juncker, che a fine febbraio si recherà nella regione. Il messaggio sarà «proseguite nelle riforme e noi continueremo a sostenere il vostro futuro europeo», ha detto Juncker.

Il processo di allargamento dell’Unione europea ai Balcani occidentali «è un processo non semplice ma possibile, un percorso ineludibile», ha detto l’Alto rappresentante Ue per la politica estera, Federica Mogherini. I Balcani occidentali «sono Europa - ha detto Mogherini - siamo nello stesso continente, condividiamo le stesse sfide». Sul piano della gestione della sicurezza, ha ricordato Mogherini, visto che Paesi dei Balcani occidentali sono circondati da stati membri Ue è il modo migliore per garantire sicurezza e stabilità è ancorarli solidamente a una prospettiva di adesione all’Unione.

E infine sul piano della lotta al terrorismo e la gestione dei migranti «non vorrei che tra 5, 10 o 20 anni dovessimo pentirci per avere tradito le aspettative di una parte di Europa che voleva entrare a far parte della Ue - ha continuato Mogherini - e non avere usato il potenziale di stabilizzazione che solo la Ue può avere. Perché nessuna presenza, che sia la Russia o altri, è paragonabile al peso che ha la Ue in quella parte del continente». Mogherini ha concluso ricordando altresì che «il futuro dialogo tra Serbia e Kosovo è fondamentale per entrambe, per il futuro dei loro rapporti e della regione, e anche per una prospettiva di adesione all’Unione. Loro lo sanno bene, lavoriamo e lavorano bene insieme. Al momento mi sento incoraggiata dal fatto che i due presidenti hanno lanciato, anche con il mio sostegno, una nuova fase del dialogo che vuole una normalizzazione dei rapporti. Penso che questo si possa raggiungere entro il termine del nostro mandato».

Il commissario Ue all’Allargamento Johannes Hahn ha chiaramente ribadito quanto detto in mattinata dal presidente della Commissione, Jean Claude Juncker, ovvero che la Ue e i suoi membri «rifiuteranno di portare all’interno dell’Unione i problemi non risolti» tra i Paesi che intendono aderire. «L’Ue non accetterà un nuovo Stato membro che non abbia risolto i propri conflitti bilaterali», ha concluso. Messaggio chiaro, ora nessuno può più equivocare.
 

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