Quotidiani locali

il monito dei titolari che resistono 

«Molti credono sia un lavoro facile dove si incassa senza troppa fatica»

«La crisi e le difficoltà, d’accordo, ma oggi nel nostro settore c’è anche tanta, troppa improvvisazione». C’è questo, anche, dietro ai numeri implacabili che fotografano il momento di bar e locali a...

«La crisi e le difficoltà, d’accordo, ma oggi nel nostro settore c’è anche tanta, troppa improvvisazione». C’è questo, anche, dietro ai numeri implacabili che fotografano il momento di bar e locali a Gorizia, con un turn-over rapidissimo e le nuove aperture che raramente resistono più di qualche anno sul mercato. Ne sono convinti molti degli esercenti che operano in città, e soprattutto quelli con una storia più lunga alle spalle, che evidentemente nel corso degli anni sono riusciti in qualche modo ad incassare ed assorbire meglio le spallate della crisi e dei cambiamenti che hanno interessato Gorizia. «Io credo che uno dei problemi principali sia quello della liberalizzazione delle licenze, specie in una città come Gorizia che non ha un bacino di utenza particolarmente ampio – riflette Emanuele Traini, del bar Aenigma di via Nizza -. Questo fa si che ci siano molte persone che si improvvisano esercenti senza una preparazione alle spalle e spesso senza rendersi conto ad esempio dei costi molto elevati che la gestione di un locale impone». Costi come quelli legati al personale (e Traini evidenzia che troppo spesso i dipendenti vengono malpagati o assunti con formule contrattuali “fantasiose”), alle bollette, alla burocrazia. «Ma la crisi di chi si improvvisa, e per rifarsi magari tenta promozioni fuori mercato, danneggia indirettamente anche chi opera in modo serio e professionale – dice Traini -. E gli esempi virtuosi di esercenti capaci in città non mancano davvero». Anche Rossella Makuc, del Galleria Cafè, crede che in tanti sottovalutino le difficoltà e i rischi legati all’apertura di un locale, e vedrebbe positivamente una distribuzione più oculata delle licenze. «So bene che oggi il settore è liberalizzato, ma secondo me gli enti pubblici dovrebbero poter regolare il mercato, permettendo solo ad un certo numero di nuovi bar e locali, in base al numero di abitanti – dice -. Ma il discorso può valere anche per i negozi, ad esempio, cercando di incentivare l’arrivo di proposte che invece mancano». Ma, sempre a proposito di Comune, Rossella vorrebbe anche un maggiore sostegno con un numero più cospicuo di eventi organizzati in città, «visto che ad esempio per Natale, specie in corso Verdi, è stato fatto troppo poco», spiega. Massimo Pessotto del Bar Commercio dice che «le cose sono cambiate, rispetto ad un tempo, e sbaglia chi pensa che aprire un bar sia così conveniente», e guarda anche ai cambiamenti demografici per spiegare la crisi del settore. «A Gorizia c’è sempre meno gente, il centro si spopola e così anche i locali hanno meno clienti, è naturale – dice -. A questo si aggiungono costi e incombenze sempre maggiori da affrontare per gli esercenti, che di fatto lottano per sopravvivere». E che non ci si possa improvvisare, dietro al bancone, lo pensa, infine, anche Win Jying Chen, il popolare “Ciccio”, titolare del Bar al Municipio. «Io sono qui da undici anni, e in questo lasso di tempo ho visto cambiare tantissime gestioni di locali, attorno a me – spiega -. Molte persone scelgono di investire in un bar pensando di trovare un lavoro, e di incassare contanti, senza

sapere che invece alla fine del mese restano le briciole. Io e mia moglie lavoriamo 12 ore al giorno per avere la paga di una persona sola, e lo facciamo con piacere perché amiamo questo lavoro. Non è cosa per tutti: ci vogliono volontà e competenza».

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