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Defibrillatori e massaggi cardiaci entrano in classe

Trieste coinvolta nel progetto sperimentale di Primo soccorso destinato alle scuole. Coinvolti gli alunni di quattordici sezioni

Imparare a riconoscere le situazioni di pericolo e le circostanze che richiedono l’intervento di un adulto o dell’ambulanza, apprendere il funzionamento e l’utilizzo di un defibrillatore e imparare manovre di primo soccorso come il massaggio cardiaco, la disostruzione delle vie aeree e di primo soccorso nel trauma. Sono le principali nozioni che gli studenti delle scuole triestine acquisiranno partecipando al percorso formativo sul primo soccorso, realizzato dal Ministero dell’Istruzione in collaborazione con il SIS 118 (Società italiana sistema 118).

Trieste è stata scelta assieme ad altre tredici province in tutta Italia per partecipare alla fase sperimentale del progetto, che prenderà il via a marzo e si concluderà entro aprile, svolgendosi nelle ore di lezione curricolari. Le 14 classi selezionate appartengono all’istituto comprensivo Divisione Julia (scuola dell’infanzia Miela Reina, elementare “Dardi” e media “Julia”), al liceo classico Petrarca e alla scuola primaria “Alojza Gradnika” di Monrupino. Gli studenti verranno formati grazie alla collaborazione degli esperti dell’ospedale infantile Burlo Garofolo, la Croce Rossa e l'Azienda sanitaria universitaria integrata do Trieste.

«Per la prima volta attueremo un percorso completo e globale dall’infanzia alla maturità sul primo soccorso. I ragazzi si confronteranno con un materiale didattico di vari gradi di completezza e difficoltà, in base al grado d’istruzione», ha spiegato il direttore della Struttura complessa centrale operativa regionale, Vittorio Antonaglia. Quindi, il materiale didattico si adatterà in base al contesto scolastico: si andrà dalla presenza di materiale ludico per la scuola dell'infanzia con una grafica da cartone animato fino ad uno stile più serio e sobrio per i licei. Il direttore dell’ufficio scolastico regionale Igor Giacomini ha sottolineato che si tratta di un progetto solo apparentemente di routine, ma che in realtà coinvolge tante forze diverse per degli effetti importanti sul lungo periodo. «È un investimento per lo sviluppo della sensibilità degli studenti nei confronti di questa tematica - ha dichiarato Giacomini - e perché sappiano affrontare ed aiutare nei momenti di difficoltà che si possono verificare in qualsiasi luogo e momento. Dal livello sperimentale dovrebbe diventare curricolare, per poi essere spendibile anche nelle famiglie e nella vita quotidiana. C’è la volontà di farlo diventare multidisciplinare e a Roma spingerò perché esso prosegua».

In occasione della presentazione del progetto al Miur di Roma, la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli aveva dichiarato: «Imparare a riconoscere le situazioni di emergenza e di pericolo, saper assistere una persona in difficoltà nell’attesa che arrivino i soccorsi è fondamentale. Anche questi sono strumenti per una cittadinanza attiva e consapevole, per rafforzare nelle nostre giovani e nei nostri giovani la capacità e la volontà di partecipare

alla costruzione e al miglioramento di una società più attiva e solidale». Al termine della sperimentazione e dopo la presentazione dei report territoriali, verrà definito il programma formativo per l’avvio del progetto nell’anno scolastico 2018/2019.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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