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Bonifica sul relitto dell’Operazione Aquädukt

Da martedì le operazioni del nucleo Sdai di Ancona per il recupero delle bombe dal trabaccolo austroungarico naufragato nel 1917

Riemerge il trabaccolo che portava i cannoni sull'Isonzo A un secolo dal suo affondamento riemerge dall’oblio del mare l'unico "testimone" dell'Operazione Aquädukt: un trabaccolo parte della flotta che durante la Prima guerra mondiale partiva da Trieste per rifornire le truppe austroungariche in prima linea sull’Isonzo. (Video di Stefano Caressa) Leggi l'articolo

GRADO. Iniziano martedì 6 febbraio al largo di Grado i lavori di bonifica del relitto del trabaccolo della flottiglia impegnata durante la Prima guerra mondiale nell’Operazione Aquädukt, il sistema di convogli che partivano da Trieste e attraversavano il golfo per rifornire le truppe austroungariche in prima linea sul fronte del basso Piave. L’imbarcazione trasportava un cannone da marina da 15 cm L/40 con i suoi accessori e le munizioni, e naufragò nel novembre del 1917 a causa di un’improvvisa burrasca. Il relitto si presenta capovolto e semisepolto nella sabbia del fondo, in cento anni il mare ha consumato il legno della chiglia lasciando a vista il carico stipato al suo interno: centinaia di proiettili di vario calibro, sia il munizionamento del cannone (questo sepolto sotto la sabbia), sia munizioni per armi leggere.

Un’operazione di bonifica effettuata...
Un’operazione di bonifica effettuata dallo Sdai


Ieri il nucleo di Ancona dello Sdai, il Servizio Difesa Antimezzi Insidiosi della Marina militare, è arrivato sull’Isola del Sole e oggi effettuerà una prima ricognizione sul relitto per pianificare l’intervento, con il supporto delle squadre della Protezione civile di Grado guidate da Giuliano Felluga. «Siamo pronti a effettuare il lavoro», conferma il maresciallo Augusto Mordile dello Sdai, che porterà sul luogo di quel lontano naufragio i subacquei specializzati della Marina militare a bordo di tre gommoni. Meteo permettendo le operazioni continueranno almeno fino a giovedì. Non è la prima volta che lo Sdai di Ancona interviene nelle acque del nostro golfo per lavori di bonifica legati al ritrovamento di mine e altri ordigni sommersi, ma questa sarà forse l’operazione più complessa per la quantità di munizioni stipate in fondo al mare.

I sommozzatori della Polizia di...
I sommozzatori della Polizia di Venezia sul relitto lo scorso dicembre


La scoperta del relitto è avvenuta, casualmente, nel dicembre scorso, durante un’immersione scientifica nell’ambito delle riprese subacquee, effettuate da Stefano Caressa, per il documentario “Le trincee del mare”, dedicato al primo conflitto mondiale in Alto Adriatico, documentario prodotto dalla sede regionale della Rai a cura di chi scrive queste righe e di Luigi Zannini, che firma anche la regia (la presentazione è in calendario il 12 aprile all’auditorium dell’ex Pescheria, a Trieste, nell’ambito delle iniziative legate alla mostra “Il mare dell’intimità”). Immediato, subito dopo la scoperta del relitto, l’intervento della squadra di Venezia dei sommozzatori della Polizia di Stato.

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La loro prima ricognizione ha permesso di confermare l’epoca del relitto: si tratta dell’unica testimonianza rimasta di quella che è conosciuta agli storici appunto come Operazione Aquädukt, vale a dire l’istituzione di una flottiglia lagunare da parte dell'Armeeoberkommando, l'Alto comando dell'esercito austriaco con sede a Trieste, che durante la Grande guerra svolse compiti di difesa costiera e approvvigionamento delle forze impiegate al fronte e lungo i corsi inferiori dei fiumi. Il relitto rappresenta un’importante testimonianza della Grande guerra in Adriatico, soprattutto se sarà confermata la presenza, fra i suoi resti, del cannone da marina. E una volta effettuata la bonifica si pone il problema della messa in sicurezza del relitto e dell’eventuale recupero del cannone: la Soprintendenza Archeologica, Belle arti e Paesaggio del Fvg si è già attivata per le necessarie verifiche e per disporne la tutela.

 

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