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Case degli orrori a Gretta, demolizione finita

Al posto degli edifici in via Gradisca e in via Gemona sorgeranno 86 nuovi appartamenti, sempre Ater

Sono stati tutti demoliti gli edifici Ater di Gretta, i cinque condomini costruiti negli anni Cinquanta, su via Gradisca e via Gemona. L’intervento di smantellamento era iniziato a fine dicembre. Al posto dei fabbricati sorgeranno nuove case, sempre Ater, con 86 appartamenti, parcheggi interrati e giardini, con il cantiere al via tra qualche mese. Per il momento rimane un’enorme distesa di calcinacci e in tanti, nei giorni scorsi, si sono fermati a curiosare, a osservare i cumuli di macerie, dove per decenni trovava posto il grande comprensorio di edilizia popolare, tristemente noto, dopo la dismissione degli alloggi, anche per l’omicidio di Giovanni Novacco. Della palazzina dove il giovane venne ucciso resta in piedi solo una piccola porzione di muro, mentre sulla ringhiera verso la strada c’è ancora un piccolo mazzo di fiori e un fiocco, che ricordano quella vita spezzata nell’estate di sette anni fa.

Le ruspe erano entrate in azione lo scorso 27 dicembre e una parte di quel condominio era stata la prima a crollare sotto la forza delle macchine. Poi una dopo l’altra, anche le altre case sono state demolite, dopo un rafforzamento della recinzione, per impedire ai “non addetti ai lavori” l’ingresso all’area, più volte in passato meta di vandali. Il mare di mattoni che ha invaso tutta la zona è ciò che resta di abitazioni storiche per il rione, le prime erano state edificate nel 1950 in via Gemona, seguite da tutte le altre, ambienti in grado di ospitare famiglie intere per generazioni, divenute poi troppo piccole per le esigenze moderne. Ma soprattutto richiedevano una messa a norma di impianti e parti strutturali, che avrebbero richiesto interventi troppo radicali, da qui la decisione dell’Ater di demolire tutto e ricostruire.

Gretta ha atteso per anni l’intervento attuale. Un sospiro di sollievo per molti residenti, che spesso avevano denunciato il pessimo stato in cui versavano, soprattutto negli ultimi tempi, gli edifici a ridosso della strada, mentre i cortili erano diventati depositi per immondizie. L’immagine dell’area è destinata a cambiare entro la fine del 2018. I nuovi appartamenti saranno più grandi e non porteranno

via posti auto ai residenti, grazie al park interrato. A completare il tutto giardini e spazi di aggregazione che porteranno, come aveva sottolineato a dicembre Antonio Ius, direttore dell’Ater di Trieste, a una vera e propria “rigenerazione urbana”.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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