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A2A, resa dei conti tra Comune e azienda

La giunta delibera la chiusura del Tavolo ambientale e la risoluzione dell’accordo e “pretende” un risarcimento da 314mila euro

MONFALCONE Salta il Tavolo tecnico ambientale istituito per la centrale termoelettrica nel 2012. L’amministrazione comunale ora va alla resa dei conti con A2A Energiefuture, ribadendo la «pretesa» di 314mila euro «dovuti» al fine di mettere in atto il piano di azione che contempla indagini e interventi di monitoraggio, acquisto di strumentazione per la valutazione dell’inquinamento ambientale, promozione della salute dei giovani e azioni di prevenzione, aggiornamento degli studi epidemiologici e informazione circa gli effetti del carbone sulla salute pubblica. Sul tappeto c’è anche la richiesta della revisione dell’Autorizzazione integrata ambientale (Aia) della centrale, sulla scorta delle direttive europee in ordine alle Bat (le migliori tecnologie disponibili). Tutto s’è tradotto nell’approvazione di due delibere di giunta, in sede itinerante nel quartiere Romana-Solvay, una “location” peraltro non casuale trattandosi di un’area che include il rione Enel, come ha annotato il sindaco Anna Maria Cisint.

Insomma, l’esecutivo chiude i rapporti con A2A Energiefuture. Si tratta di due provvedimenti esecutivi contestuali, quelli deliberati, che danno la misura dell’inequivocabile direzione di marcia assunta dall’amministrazione comunale. I contenuti delle delibere sono espliciti. A partire dal destino del Tavolo tecnico ambientale, composto oltreché dal Comune e dall’azienda, da Regione, Arpa, Azienda sanitaria e dal 2017 dalla Capitaneria di porto. La giunta, nell’atto deliberato, stabilisce la risoluzione «per grave inadempimento da parte di A2A Energiefuture Spa, dell’accordo sottoscritto il 22 novembre 2012, con conseguente destituzione del Tavolo tecnico ambientale per la centrale termoelettrica di Monfalcone». Quindi i soldi. I 314mila euro comprensivi dei 70mila per il 2017. La giunta considera infatti le annualità pregresse non riconoscendo l’investimento di 480mila euro di A2A Energiefuture per l’esecuzione dell’indagine scientifica di rilevamento affidata al Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) effettuata all’epoca dell’amministrazione Altran, ritenendola invece una spesa rientrante nell’ambito delle prescrizioni di legge previste dall’Aia. Soldi con i quali dare avvio al piano d’azione articolato in 5 linee di intervento. Il sindaco Cisint, in relazione alla somma «pretesa», ha osservato: «Stiamo valutando le modalità per far rispettare gli accordi pattizi che non sono stati ottemperati da A2A Energiefuture».

Tutto risale al 22 marzo scorso, quando durante la seduta del Tavolo, piano d’azione alla mano, s’era passati alla votazione. È stato l’ultimo incontro. Seguito da una serie di carteggi tra Comune e azienda. Ciascuno a sostenere le proprie ragioni. Posizioni evidentemente divergenti. L’azienda ad accampare la «puntuale e integrale ottemperanza dell’accordo, come è sempre stata la linea di condotta, imprescindibile e senza eccezioni», ritenendo «invalida» la riunione del 22 marzo «non ottemperante alle previsioni dell’accordo» e «altrettanto nulle le “presunte” decisioni assunte in quell’occasione». Il Comune, per contro, come riportato nella delibera di giunta, a insistere sulla «conformità dell’accordo sottoscritto» e sulla «legittima votazione sul piano di azione».

Veniamo alla seconda deliberazione. Si richiede al ministero dell’Ambiente l’avvio del procedimento di revisione dell’Aia della centrale facendo riferimento alla direttiva europea in ordine alle Bat, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea il 17 agosto 2017. Direttiva europea che «il ministero dell’Ambiente – è scritto nella delibera di giunta – non ha ancora recepito», ai fini del riesame Aia di tutte le centrali a carbone italiane, compresa quindi quella di Monfalcone, «per mancata definizione della commissione governativa competente». La delibera chiama in causa anche il Piano energetico regionale (Per): «La Regione si è allineata passivamente – recita – alle indicazioni della Strategia energetica nazionale 2017, che prevede per l’Italia la dismissione dell’utilizzo del carbone a scopo energetico entro il 2025». Nell’istanza di revisione dell’Aia viene quindi richiesta la conferma delle 5 linee di azione definite al Tavolo per la centrale lo scorso 22 marzo. L’amministrazione, hanno spiegato inoltre Cisint e l’assessore all’Ambiente, Sabina Cauci, intende valutare, compatibilmente con le risorse disponibili, l’acquisto di un fonometro, di un anemometro e di rilevatori di inquinamento ambientale di nuovissima generazione. In quest’ultimo caso, ha

spiegato Cauci, «si tratta di rilevatori innovativi, provvisti di sensori, per la misurazione in tempo reale e costante della qualità dell’aria, disponibili a maggio sul mercato, ma già utilizzati in via sperimentale a Trieste e Udine».

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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