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Ossa, si stringe il cerchio sull’identità

Inquirenti «praticamente certi» che si tratti di Maria Maar, scomparsa due anni fa. Attesa per le analisi di laboratorio

«C’è la quasi certezza che i resti umani, individuati nella boscaglia della Valletta del Corno, appartengano a Maria Maar, scomparsa dalla sua abitazione di Monfalcone più di due anni fa. Ne siamo sicuri al di là di ogni ragionevole dubbio».

È quanto trapela dalla Questura di Gorizia dove le bocche, per il resto, rimangono rigorosamente cucite in attesa che le analisi di laboratorio della Polizia scientifica si concludano e permettano di trasformare quel 99,9% di certezza nel 100 per cento.

Ci sono tanti elementi che vanno in questa direzione e che contribuiscono a dare un nome a quei poveri resti. Innanzitutto, lo stato di conservazione della patente di guida trovata lì vicino che è perfettamente compatibile con la decomposizione avanzata del corpo. Insomma, non si tratta di un documento perso o buttato lì qualche giorno fa ma sembra avere avuto lo stesso processo di “invecchiamento” del cadavere. Si trattava di una tessera scolorita, vissuta ma (fortunatamente) ancora leggibile. Poi, ci sono i brandelli di vestito trovati assieme alle ossa. Forse (ma non ci sono conferme nemmeno attraverso le fonti confidenziali), la Polizia ha avuto modo di avere conferma che gli abiti potessero appartenere a Maria Maar.

Se tutte le tessere andranno in questa direzione, inizierà un lento lavoro di riscontri. Innanzitutto, bisognerà capire qual era lo stato di salute della donna scomparsa da casa. Se soffrisse cioé di crisi depressive e avesse problemi tali da poter pensare a un suicidio. Bisognerà, poi, anche capire se le sue condizioni potevano, in qualche maniera, far prevedere l’insorgere di qualche malore.

E, poi, verrà ricostruito il vissuto della signora Maar per capire se avesse rapporti con qualche persona. Un lavoro di indagine sicuramente non semplice che porterà via parecchio tempo. Il capo di gabinetto della Questura di Gorizia, Nicolò Toresini si limita solamente a dire: «Probabilmente quei resti appartengono alla donna di Monfalcone».

Come scritto nei giorni scorsi, gli inquirenti continuano a propendere per due scenari: suicidio o malore. Anche se il primo sembra essere privilegiato sull’altra ipotesi. Il luogo, molto appartato e “nascosto” nonostante sia a pochi passi dal centro, sarebbe compatibile con lo scenario di cui ha bisogno una persona che vuole togliersi la vita. La boscaglia ripara da occhi indiscreti e non ci sono abitazioni nelle immediate vicinanze, se non un distributore di benzina chiuso da parecchio tempo. Più difficile, soprattutto per la natura piuttosto

impervia del luogo, che la donna possa essere andata lì a fare una passeggiata. Anche se l’ipotesi del malore resta assolutamente plausibile. Al momento, meno probabile è la natura violenta, perché non sembra esserci nulla che avvalori questo scenario.

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