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Il manuale del vescovo di Trieste per gli esorcismi “doc”

Nella nota pastorale di Crepaldi nuovi codici, rituali e pratiche. Responsabile sarà monsignor Marino Trevisini, affiancato da don Carlo Gamberoni, padre Carlo Ielleci e padre Rosario "Rozo" Palic

TRIESTE Una squadra di specialisti in azione, un nuovo rituale, il supporto della scienza medica, ma soprattutto un maggior richiamo ai crismi della Sacra Scrittura. A Trieste e dintorni sta maturando un piano di regolarizzazione dell’esorcismo ed una conseguente pianificazione del ruolo dei sacerdoti preposti, attualmente quattro, abilitati dall’arcivescovo monsignor Giampaolo Crepaldi. Il demonio insomma è avvertito.

Dalla Croazia a Trieste: il viaggio di centinaia di fedeli per il prete esorcista Nel piccolo paese di San Giuseppe della Chiusa, in provincia di Trieste, ogni sabato arrivano numerosi pullman gremiti di persone: a bordo ci sono centinaia di fedeli che, dalla Croazia, si mettono in viaggio per assistere alle funzioni religiose di don Rosario Palic, don Rozo, il prete esorcista di Trieste, loro connazionale. Un vero e proprio fenomeno in continua crescita. E già si parla di "piccola Medjugorje" (a cura di Elisa Lenarduzzi)

Da queste parti anche le (presunte) possessioni e i possibili colpi di coda del diavolo dovranno fare i conti con un rinnovato assetto istituito dalla Diocesi locale e introdotto ufficialmente in questi giorni con la pubblicazione di una nota pastorale, «Vedevo Satana cadere dal cielo». Titolo solenne che racchiude non solo i retaggi esegetici delle Scritture ma anche una sorta di vademecum per vivere il Ministero secondo criterio, puntualizzando in tal senso anche il distinguo tra le “preghiere di liberazione”, in grado di essere recitate anche dai laici, e l’esorcismo propriamente detto, alla stregua solo dei sacerdoti e da tradurre secondo i dettami contenuti nel nuovo rituale, il “De exorcismis et supplicantionibus quibusdam”, promulgato con decreto nel 1998 e pubblicato dalla Conferenza Episcopale Italiana nel 2001.

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Codici, procedure e rigore quindi, ma non solo. Attorno alla sfera dell’esorcismo e alla lotta al demonio, gravitano spesso le tinte di un immaginario collettivo dipinto da eccessi, tratti romanzati, colore e troppo calore popolare intriso da leggende e respiro magico. La “spettacolarizzazione” diventa così un quadro diffuso, condito più da clamori che da reale sostanza e attenzione alle vere problematiche che governano il fenomeno, ovvero la sofferenza, la distorsione della fede e dei riferimenti spirituali, il forte disagio psicologico e i possibili stati allucinatori.

Una cosa tuttavia è certa: Trieste sotto questo profilo è un teatro fecondo, in grado di catalizzare sia gli elementi tipici della follia che le venature di stampo spirituale, guardando spesso alla sfera del satanismo, della New Age e della divinazione a buon mercato. Lo stesso Padre Amorth – il più noto tra gli esorcisti in Italia, attivo anche in veste di divulgatore, scomparso nel 2016 – accennava spesso dei possibili pericoli esistenti a Trieste e sul dovere di alzare la guardia nei confronti dei culti alternativi in auge, vedi in Carso, dove ad esempio le tematiche di Halloween sin dagli ’80 godevano della matrice ritualistica originaria, e non certo quella targata “dolcetto o scherzetto”.

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A tale riguardo, la nota pastorale emessa dal Vescovo Crepaldi è molto chiara. Il documento diocesano rimarca infatti che «i fedeli non devono ricorrere mai a coloro che praticano la magia o si professano detentori di poteri occulti», «la magia, il satanismo e la superstizione sono contrari alla dignità e alla razionalità dell’uomo». E ancora: «Bisogna mettere in guardia i fedeli nei confronti di programmi televisivi, libri e mezzi di comunicazione che a scopo di lucro sfruttano l’interesse per fenomeni insoliti».

La battaglia parte dunque da lontano, dal piano culturale. Su questo terreno è chiamata a giostrare la squadra di esorcisti triestini, nucleo formato da don Carlo Gamberoni, parroco della chiesa di San Lorenzo Martire in via di Servola, padre Carlo Iellici, vicario parrocchiale della chiesa di Santa Maria Maggiore, e padre Rosario “Rozo” Palic, quest’ultimo di certo il più noto alla luce delle recenti vicende legate agli sbarchi di fedeli a San Giuseppe della Chiusa, la “casa madre” degli esorcisti diocesani, soliti a ritrovarsi nelle giornate del lunedì e martedì. A capo figura monsignor Marino Trevisini, classe 1950, uno che ha vissuto per 27 anni in Finlandia, prima di tornare a Trieste nel 2013 per divenire parroco di San Giusto e accogliere poi l’incarico del vescovo come responsabile del gruppo diocesano di esorcisti. Fu proprio in Finlandia che monsignor Trevisini ebbe modo di fare pratica, supportando lo specialista locale in almeno quattro casi accertati: «Sono soltanto un sacerdote, nulla di più, non ho nessuna predisposizione, non possiedo un carisma particolare. Questo dell’esorcista è uno dei servizi che faccio alla Chiesa. Come Cristo mi dà il potere di assolvere, così sono sicuro della sua protezione». Come dire, non servono superpoteri, solo fede, rigore e attenzione.

Già, l’attenzione. A partire dalla conoscenza delle forme di patologie possibili, come la vessazione, quando il soggetto si sente tormentato, l’ossessione, dove entrano in ballo ulteriori distorsioni psichiche (voci) e infine la possessione. «Noi siamo chiamati a dare ascolto e assistenza spirituale, soprattutto molta preghiera – aggiunge Trevisini – poi si valuta attentamente se il caso rientra nella tipologia della possessione o denota caratteristiche psichiatriche. In ogni caso – conclude – l’umiltà, la fede e l’unione in Cristo restano le vere armi del caso». E dove non arriva l’acqua santa, potrebbe pensarci la scienza. Si, perché il neo gruppo di esorcisti ora attende anche rinforzi dalla psichiatria e dalla psicologia, un mondo dove spesso riecheggia un monito in bilico tra proverbio, diagnosi e buon senso: «Chi non crede in Dio, non crede nemmeno nel diavolo».

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