Quotidiani locali

Il sollievo degli studenti: pause pranzo più comode

Molte volte hanno soltanto un’ora per mangiare qualcosa e i locali convenzionati sono lontani. E c’è chi evidenzia: «Diventerà un luogo di incontro e di socialità» 

La mensa universitaria che si andrà a realizzare è, indubbiamente, sospirata. Sospirata perché un profondo sospiro (di sollievo o di sorpresa) è quello che tirano davanti ai nostri occhi gli studenti di via Alviano, alla notizia dlla partenza dei lavori in primavera. «Finalmente, questa è proprio una buona notizia – dice Margherita Banchio, studentessa di Cuneo al primo anno di Scienze Internazionali e Diplomatiche –. Sono arrivata da poco a Gorizia e non ho vissuto il recente passato, ma so che quella della mensa è questione annosa. E onestamente in questi primi mesi della mia esperienza la mensa è un qualcosa che è mancato: per ora, mi sono sempre arrangiata cucinandomi qualcosa in appartamento, la mattina, per poi scaldarlo nei forni a microonde che abbiamo a disposizione qui. Ma è chiaro che poter pranzare comodamente in una vera e propria mensa sarebbe tutta un’altra cosa».

Hanno 12 mesi di esperienza in più da universitarie a Gorizia, invece, Marta Avesani e Sofia Rinaldi, anche loro del Sid, ma al 2° anno. Le due amiche, la prima di Verona e la seconda di Trento, sono sollevate al pensiero di poter presto dire addio a panini o pasti consumati velocemente in corridoio. «Quando gli orari delle lezioni me lo permettono torno a casa a mangiare qualcosa di caldo, ma solitamente mi accontento di uno spuntino improvvisato – dice Marta –. È vero che abbiamo a disposizione in città alcuni locali convenzionati, ma spesso per raggiungerli ci si mette troppo tempo, non è comodo per noi». «La mensa non serve solo per mangiare – osserva poi Sofia –, ma diventa anche un punto di riferimento, di incontro e di socialità per gli studenti. Un luogo dove sedersi e staccare un po’ la spina. Ecco perché è doppiamente importante a mio parere».

La monfalconese Giulia Vallone studia invece Architettura (al terzo anno), e anche da pendolare vede l’arrivo della mensa universitaria come un significativo passo in avanti. «Io sono fortunata, mia mamma è casalinga e mi coccola particolarmente, preparandomi il pranzo da portare all’università ogni giorno – dice –, ma penso anche a tutti i miei compagni che non hanno questa possibilità, e per i quali organizzare i pasti è più complicato. Anche perché solitamente noi di Architettura siamo all’università durante tutta la giornata». Compagni come Nicolas Pigat, ad esempio, udinese che abita però nella nostra città, e spiega che la mensa permetterebbe di mangiare con tutta calma. «Adesso invece, con una sola ora di pausa-pranzo, spesso non abbiamo il tempo di spostarci in città per pranzare tranquillamente in uno dei locali convenzionati. È particolarmente scomodo», spiega.

Chi presumibilmente non godrà della nuova mensa universitaria sono gli studenti che stanno vivendo il quinto e ultimo anno in via Alviano, come le aspiranti architetto Veronica Fusaro, di Farra d’Isonzo, e Giulia Stefanachi, di Ronchi. «Ma siamo ugualmente contente per chi verrà dopo di noi – dice Veronica –: l’assenza della mensa in questi anni è stata un problema per tanti, si tratta di un servizio fondamentale per la qualità dell’offerta universitaria, che di certo migliorerà».

«Finché funzionava il bar tutto sommato ci potevamo accontentare – aggiunge poi Giulia –, ma adesso è più dura: non si può certo mangiare sempre

un panino o servirsi al distributore automatico. Speriamo sia davvero la volta buona per la mensa, e che magari in futuro possa essere migliorato pure il servizio di trasporto pubblico da e per l’università, che continua ad essere un po’ carente».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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