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quattro pakistani già ospiti della parrocchia 

Ronchi tiepida con i profughi La protesta non esce dal web

RONCHI DEI LEGIONARI. Le prime reazioni, la maggior parte di spiccato dissenso, ci sono. Ma per ora sono affidate ai social e non si traducono in azioni concrete. Il giorno dopo la notizia dell’arrivo...

RONCHI DEI LEGIONARI. Le prime reazioni, la maggior parte di spiccato dissenso, ci sono. Ma per ora sono affidate ai social e non si traducono in azioni concrete. Il giorno dopo la notizia dell’arrivo, a Ronchi dei Legionari, di quattro giovani pakistani - e non afghani com’era stato detto in un primo momento - è solo un rincorrersi di punti interrogativi e di prese di posizione, come detto, sulla rete. Nessuna barricata, nessuna manifestazione. I quattro giovani ci sono, sono ospitati al pian terreno dell’abitazione che, in piazzetta monsignor Mario Virgulin, un tempo era occupata dal sagrestano.

Non tutta la casa perché, come ha avuto modo di spiegare il parroco di San Lorenzo, don Renzo Boscarol, il primo piano rimane a disposizione se e quando arriverà un nuovo sagrestano e una parte al piano terra è stata riservata ad affrontare situazioni di emergenza che dovessero riguardare famiglie ronchesi. «Dopo l’8 settembre del 1943 – spiega don Boscarol – nel cortile della canonica si è data accoglienza ai militari italiani provenienti dalla Slovenia e agli internati nel campo di Visco che tornavano in Slovenia e Croazia. Qui trovarono il parroco, monsignor Giovanni Battista Falzari, Pre Tita per tutti, e tanti ronchesi che, per una quarantina di giorni furono a loro disposizione con vestiti, cibo e cure per consentire loro, con una cartolina firmata dal capostazione di Ronchi dei Legionari sud, Turco, e dal parroco stesso, di tornare ai loro paesi». «La città è anche questa, questa è stata la sua Resistenza, la sua testimonianza. Noi che veniamo dopo abbiamo la possibilità di fare altrettanto», chiosa don Boscarol sottolineando l’impegno della parrocchia decana nell’accoglienza. E un po’ questo si sta ripetendo, proprio in questi giorni, grazie alla collaborazione della Cooperativa Acli di Pordenone. «Con questo spirito, assieme ai consigli della parrocchia – continua – abbiamo deciso di aderire all’invito di Papa Francesco ad aprire le proprie case e noi ospitiamo quattro giovani del Pakistan che saranno con noi, recupereranno la loro voglia di vivere dopo quanto hanno vissuto nella propria patria. Impareranno la lingua italiana e cercheranno di sfruttare qualche occasione per un reinserimento nella vita comunitaria secondo quello che sarà il loro desiderio, la loro aspettativa, anche sotto il profilo di un possibile impiego lavorativo».

L’iniziativa si sviluppa, come detto,

lungo le raccomandazioni del Pontefice e, per la prima volta nella cittadina, vede protagonista una parrocchia. Dall’amministrazione comunale, intanto, oggi come nel recente passato, si ribadisce l’indisponibilità di spazi e di alloggi nei quali ospitare i profughi. (lu. pe.)

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