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Lo scheletro della Valletta mistero sempre più fitto

Tutto porta alla monfalconese scomparsa due anni fa. Incarico al medico legale La Procura non esclude un atto violento. Ossa in un’area difficile da raggiungere

Tutto porta a Maria Maar. Ma gli inquirenti vogliono prove oggettive e inequivocabili prima di confermare ufficialmente che i resti umani ritrovati martedì dagli operai del Comune di Gorizia tra la vegetazione della Valletta del Corno siano della 64enne triestina scomparsa nel nulla due anni fa dalla residenza di Monfalcone. La presenza vicino alle ossa della patente di guida sgualcita, scolorita ma ancora leggibile e dei brandelli di un vestito femminile non sono sufficienti per togliere i dubbi. Ci vogliono gli esami strumentali. «Attendiamo gli ultimi riscontri per essere certi che si tratti di questa persona - dice il procuratore capo della Procura della Repubblica di Gorizia, Massimo Lia - e poi dobbiamo verificare le cause del decesso, anche se al momento non ci sono indicazioni particolari».

Elementi evidenti di violenza da parte di terzi, a ieri mattina, non ce ne erano, ma come sottolineato dallo stesso Lia, «la cosa va valutata in modo approfondito».

Il fatto che la morte sia da addebitare a terzi o meno sarà un bivio fondamentale per il team investigativo coordinato dal pubblico ministero Ilaria Iozzi. A occuparsi degli esami sulle ossa rinvenute alla Valletta del Corno sarà il medico legale Ugo Da Broi.

Di certo c’è che il macabro ritrovamento è avvenuto in un luogo “strano”. Anche se molto centrale rispetto a Gorizia e distante solo poche decine di metri da una strada ad alto scorrimento come è via Italico Brass, è in realtà poco frequentato, ma soprattutto è difficile da raggiungere. Sicuramente non è adatto a una passeggiata. Il punto della scarpata dove martedì gli operai del settore Verde pubblico hanno scoperto le ossa è sicuramente accessibile, ma richiede un notevole sforzo: per arrivarci o si scavalca una rete oppure - come hanno potuto verificare in prima persone gli investigatori - si deve seguire un intricato saliscendi. Non ci si arriva, di certo per caso. Come è, dunque, arrivata la donna lì? Perché è andata lì? Ci è andata di sua volontà o ce l’hanno portata? Era ancora viva o il corpo è stato trascinato, se non addirittura gettato nella scarpata?

Prima di poter dare risposte ai tanti interrogativi sollevati dal ritrovamento, si dovrà attendere il parere tecnico-scientifico del medico-legale. «Sono tutti pezzi di un puzzle che metteremo insieme quando avremo nuove evidenze», assicura il procuratore capo Lia.

Di certo le condizioni dei resti non lasciano dubbi sulla lunga permanenza nel bosco. Sono compatibili con i due anni.

Maria Maar, detta Marisa, era nata a San Dorligo della Valle, ma viveva a Monfalcone in un appartamento al quinto piano di un condominio di viale Verdi. Operatrice socio sanitaria in pensione, svolgeva attività di volontariato al San Polo. Le ultime sue notizie risalgono al 20 novembre del 2015, data della morte del fratello. Dopo la denuncia della figlia, che, preoccupata, aveva provato a entrare, senza successo, nell’abitazione della madre con un mazzo di chiavi in suo possesso, i vigili del fuoco, trovando chiuso dall’interno, erano entrati da una porta finestra rimasta aperta. L’appartamento è risultato in ordine, ma a mancare, oltre alla borsetta ai documenti e al cellulare, era solo una foto dell’amato nipote. Metodica e regolare nel suo modo di vivere, perché prima di uscire Maria Maar l’aveva sfilata dalla cornice? E come ha lasciato l’appartamento al quinto piano?

La donna aveva la patente, ma non aveva la macchina. Nel periodo precedente alla sua scomparsa, un’amica l’aveva vista triste. Ipotizzando che non abbia retto al dolore per la perdita del fratello, perché, per farla finita, avrebbe dovuto scegliere la Valletta del Corno?

Come conosceva la zona? E come è arrivata fino a Gorizia senza lasciare traccia del suo passaggio? È forse andata prima oltreconfine?

Ma rimane anche un’altra ipotesi: se quelle ossa non fossero quelle di Maria Maar: di chi potrebbero essere?

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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