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Il “cubo” annegato nel canale fa litigare tecnici e internauti

Allarme sui social per lo strano manufatto che pare sorreggere il Ponte della Checca Il Comune: «Non ha mai sostenuto nulla. È servito per i lavori della nuova fognatura»

STARANZANO. Il Ponte della Checca, sul Canale del Brancolo, continua a far parlare di sé anche dopo le disavventure e gli incidenti che ne avevano caratterizzato in passato la ristrutturazione. Il Comune, infatti, si era trovato in un labirinto senza via d’uscita per i numerosi problemi che aveva dovuto affrontare con le imprese e con la tragedia della morte di un operaio. Un insieme di circostanze che avevano ritardato di molto la fine lavori, durati oltre quattro anni, anziché i sette mesi come era nelle previsioni. Stavolta, però, il nuovo capitolo riguarda l’allarme diffusosi via web per un blocco di cemento, rimasto lì dopo un cantiere per la rete fognaria, che visto da alcune angolazioni parrebbe sostenere il ponte. Non è così, assicurano gli amministratori comunali, che si dicono sconcertati dalle false affermazioni che vengono messe in giro ad arte creando «inutili allarmismi e confusione tra la gente, quando poi nella vita quotidiana ci sono problemi più seri. E forse proprio queste stesse persone non li vedono per niente».

Andiamo con ordine. Sui social sono apparse alcune foto con commenti allarmistici su una struttura presente appunto nel Brancolo, sotto il ponte. Parte dall’acqua, è sistemata a metà campata e, dai commenti che accompagnano le immagini, non viene ritenuta adatta a sostenere il ponte. «Ovviamente è una grande bufala – ribattono con ironia dall’Ufficio tecnico del Comune – messa in giro da chi farebbe bene a segnalare cose più serie. Quel manufatto di cui si parla non ha mai sostenuto il ponte. Era stato costruito a suo tempo, solo temporaneamente, per appoggiare una condotta della fognatura da una sponda all’altra, in quanto dovevano smantellare il vecchio tubo e sostituirlo con quello nuovo. Quello che poi è stato fatto. Quando i lavori sono terminati, il tubo è stato riattaccato al ponte con delle staffe, nella posizione originaria. La struttura di cui si parla – viene ancora precisato dal Municipio – è ancora ferma in quella posizione perché la ditta che aveva cominciato i lavori di ristrutturazione del ponte purtroppo è fallita e proprio in questi giorni si è conclusa la causa che era ancora in piedi con il Comune». Pertanto dal punto di vista dell’iter burocratico il certificato di regolare esecuzione dei lavori del ponte, chiusa l’azione legale, verrà finalmente consegnato.

Tornando al “manufatto della discordia”, garantiscono ancora in Comune, innanzitutto «non è pericoloso». «Né disturba», anche perché, oramai, sembra inserito nel paesaggio. Potrebbe rappresentare solo un intrigo per chi eventualmente va in canoa lungo il Brancolo, ed è costretto a un giro più lungo come se fosse una boa. Ma questo problema - chiosano dall’Ufficio tecnico - «non c’entra niente con la puntellatura del ponte, perché altrimenti sarebbe già crollato da tempo».

Sembrava finito un incubo quando il ponte venne inaugurato il 6 dicembre 2014, dopo essere rimasto chiuso dal 20 novembre 2010, con una prima parte di ristrutturazione prevista in origine in appena 90 giorni lavorativi. La riapertura aveva riattivato il collegamento diretto tra Staranzano, il Lido e l’Isola della Cona. La cerimonia del taglio del nastro, alla presenza di autorità, tecnici e amministratori locali, era avvenuta nel ricordo dell’operaio serbo Jerenic Zlatin Bor, morto nella primavera del 2011 a seguito di un tragico infortunio sul lavoro. Il cantiere per questo era stato anche bloccato dalla magistratura per diversi mesi. Vicissitudini che poi

avevano cambiato il ciclo dei lavori comportando ovviamente corposi ritardi e disagi ai pendolari della zona che, per raggiungere il Lido, dovevano arrivare da Monfalcone oppure dalla rotatoria di Villa Luisa lungo la Provinciale 19 Monfalcone-Grado.

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